Salita al Parnaso

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Paul Klee , Salita al Parnaso,1932, olio su tela, Berna, Kunstmuseum

Paul Klee e il “paradiso” ravennate (1926)

Paul Klee, nel suo secondo Grand Tour del 1926, giunge a Ravenna, con la moglie Lily, sostandovi dal 12 al 16 ottobre, da una Firenze in cui a fatica si era separato dai capolavori degli Uffizi. Klee amava Firenze così come non sopportava troppo Venezia, «una città senza auto, senza carrozze, senza cavalli, senza asini, senza alberi, con pochi cani, molti gatti (ma nessuno bello)»,1 come scriverà alla moglie Lily il 9 ottobre 1932.
Non avendo purtroppo nessun appunto autografo su questa visita – come stupirsi, visto che si trovava nella “città del silenzio”? – ci dobbiamo accontentare dei ricordi di Felix, il figlio-biografo del grande pittore svizzero. Ravenna, una «città così poco italiana»,2 esercita sul padre «un incanto particolare con i suoi mosaici bizantini, dai colori sfarzosi».3 A tal punto che il «periodo divisionista» di Klee, iniziato nel 1930 con le composizioni pointillistes eseguite a Düsseldorf, ha probabilmente avuto un decisivo «impulso»4 da questo incontro.

Felix ci informa che, nei giorni in cui sosta in città, in carrozza, i Klee si recano al mausoleo di Teodorico e alla «meravigliosa»5 chiesa di Sant’Apollinare in Classe (dove Paul – binocolo a tracolla, cappello in testa e braccia incrociate dietro la schiena, con gli occhi leggermente alzati forse sul fianco esterno della chiesa – e Lily si fanno fotografare davanti alla basilica) e, infine, sulle sempre più affollate orme di Dante, Byron e James, «attraverso la pineta»,6 fino al mare.
Qui Klee, nella laguna ravennate, ammira, come James, «le vele variopinte con strani disegni».7 Ed è tutto. Non ci resta che immaginare, in maniera un poco sciovinista, che il famoso quadro Gradus ad Parnassum [Salita al Parnaso] del 1932 gli sia stato suggerito dalle sfolgoranti tessere di nostrani cieli stellati.
Un anno dopo, nel 1933, sospeso dall’insegnamento all’Accademia di Düsseldorf in quanto «artista degenerato», dopo aver militato come Maestro nel mitico Bauhaus di Weimar-Dessau, anch’esso fatto chiudere nello stesso anno dai nazisti, Klee scoprirà il Descensus ad Inferum cui è costretta la ragione dalla stupidità umana.

Note

1. Citata in Felix Klee, Paul Klee, Zürich, Diogenes Verlag, 1960, trad. it. di Angioletta Mazza, Vita e opere di Paul Klee, Torino, Giulio Einaudi editore, 1971, p. 58.
2. Ibid., p. 59.
3. Ibid.
4. Ibid.
5. Ibid.
6. Ibid.
7. Ibid.