Vedi Ravenna e poi muori

“Commiato”  finale

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Sarcofago in vetrina nel sottopasso della stazione ferroviaria di Ravenna

Il viaggiatore che arriva a Ravenna in treno probabilmente non lo nota; ma chi riparte dalla città non può non vederlo. Si tratta di un sarcofago messo in vetrina in fondo al sottopasso della stazione ferroviaria. Un po’ malconcio, a dire la verità, a testimoniare che perfino ciò che dovrebbe durare il più a lungo possibile, a futura memoria, è soggetto al tempus edax rerum. Anche il rivestimento in marmo delle pareti del tunnel, a ben riflettere, contribuisce a questa dimensione funebre. Non ci sono in loco indicazioni di alcun tipo sull’origine del reperto, ma sappiamo che fu recuperato durante i lavori di realizzazione del sottopassaggio della stazione.1 L’area che va dalla chiesa di San Giovanni Evangelista fino al Candiano era interessata, infatti, da una vasta necropoli. Il sarcofago è databile alla fine del VI secolo e appartiene al gruppo di quelli provenienti, prefabbricati, dalla costa croata e in particolare dalle cave dell’isola di Brač.2 Esso è attualmente incorniciato da un largo bordo di mosaico (di tipo industriale) a ricordare, per chi non lo sapesse, che Ravenna ne è (o ne era) la Capitale.
Perché tutto ciò? Chi ha letto il mio articolo Eppur si muore. Yves Bonnefoy e i sepolcri di Ravenna (“Casa Premium”, n. 109, ottobre 2016, pp. 30-33) ne comprende chiaramente il messaggio. A Ravenna, come ha scritto il grande poeta francese, da poco scomparso, tutto respira di morte (nonostante quest’ultima ci parli, paradossalmente, dell’immortalità della natura che, continuamente, rinasce a ogni primavera). Il viaggiatore che riparte, dunque, porta con sé un preciso messaggio: “Memento mori”, “Ricordati che devi morire”. Lo sappiamo tutti, certo, anche se cerchiamo giustamente di dimenticarlo. Ma la nostra città ce lo rammenta in modo perentorio, mettendo ogni viaggiatore di fronte al fatto che qualunque viaggio ha un termine.
Che almeno sia un buon viaggio, lontano dagli assalti dei briganti.

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Bartolomeo Pinelli, Viaggiatori assaliti dai briganti, 1917, acquerello su carta, cm 25 × 32, ubicazione sconosciuta (Vienna, casa d’asta Dorotheum).

 

Note:

1.    Cfr. Singolare scoperta alla Stazione ferroviaria di Ravenna: un sarcofago ariano sotto le rotaie, in “Il Resto del Carlino”, 6 maggio 1976.

2.    Devo tutte queste notizie, come pure il rimando della nota 1, alla gentilezza di Paola Novara che me le ha volute anticipare rispetto al suo articolo, in corso di stampa, che tratterà ampiamente dell’argomento, dal titolo: Limestone sarcophagi’s trade from Brac’s island quarries. New evidences from Ravenna and Northen Adriatic, in Atti del convegno Transformations of Adriatic Europe. 2nd-9th c., Zadar , 11th-13th February 2016.

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