Loft in Darsena, così si rigenera una vecchia teloneria

Una struttura abbandonata viene trasformata in grandi spazi residenziali all’insegna della luce, dove l’immagine evocativa del mondo industriale viene salvaguardata per dar vita a una bellezza dell’abitare che ancora non c’è

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Veduta aerea dell’area della vecchia teloneria in darsena

Il profondo cambiamento storico che stiamo attraversando, d’apprima confuso come mera crisi economica e sociale peraltro non ancora risolta, induce il mondo imprenditoriale a rivolgere uno sguardo lungimirante ed attento verso questa nuova realtà che impone un cambio di passo e, di conseguenza,  nuove modalità attraverso le quali fare impresa. Il settore della progettazione urbanistica, architettonica e dell’edilizia, colpito duramente dalla recessione sta cercando di rilanciarsi, sul piano della normativa pubblica come dell’impresa privata, con nuove parole d’ordine e indirizzi strategici: pertanto stop al consumo aggressivo del territorio e maggiore concentrazione sulla   rigenerazione urbana, il riuso funzionale e la riqualificazione delle periferie.

Alle spalle c’è la pesante eredità di edifici poco funzionali, con spazi abitativi piccoli e maldisposti, scarsamente efficienti sul piano energetico, frutto di un’approccio speculativo alle costruzioni che ha generato una zavorra economica, con migliaia di case invendute.
«Ora il rilancio del settore e l’innovazione passa anche attraverso un diverso ruolo dell’intermediazione immobiliare – racconta Alessandra Rossi, una lunga esperienza come titolare insieme ad Anna Lisa Ghinassi, dell’Agenzia Futura di Ravenna – che si trasforma e amplia gli orizzonti di intervento sul mercato. Si tratta di interventi mirati e diretti sul piano della “rigenerazione” e “riuso” del tessuto edilizio esistente, che impiegano competenze, capacità di coordinamento e sinergie, sia in campo tecnico che di convenienza economica fra diversi attori del settore, proprietari immobiliari, progettisti e designer, fornitori di materiali e tecnologie».

«Nell’ultimo decennio la figura del mediatore inteso come colui che fa incontrare la domanda con l’offerta occupa sempre un minor spazio –spiega Alessandra – dando vita ad una figura professionale più tecnica, quella del consulente immobiliare a tutto campo, un “facilitatore” per l’appunto,  in grado di individuare le problematiche e coordinarne la risoluzione avvalendosi delle figure operative appropriate. Questa nuova modalità di lavoro rivela inoltre quanto sia importante osservare attentamente il cambiamento sociale che svela  nuove dinamiche di approccio nel mercato immobiliare  e cambia la prospettiva  su come intervenire efficacemente, con piani organizzativi che tengano conto dell’evoluzione del campo normativo, della fattibilità, dell’impegno economico, degli andamenti di mercato legati alle aspettative delle persone, che sono cambiate anche in base ad un nuovo concetto dell’abitare».

Ne è un esempio il progetto di riuso di una storico fabbricato artigianale in zona Darsena, che ha l’obiettivo di trasformare una struttura abbandonata in inediti spazi abitativi – una serie di loft di varia ampiezza – per il mercato ravennate. Il progetto è frutto di un lavoro di squadra nel quale Alessandra Rossi svolge il compito di consulente e coordinatore, oltre che di home stager.

Le quattro unità abitative

«Nel mio compito c’è la ricerca della massima sintonia fra le esigenze del committente, le idee dei progettisti, le soluzioni tecnologiche e dei materiali, le aspettative dei clienti – puntualizza Alessandra –. Il piano di realizzazione, anche sul versante economico, non ha fini speculativi: la qualità, la funzionalità e la bellezza degli spazi che saranno realizzati hanno la priorità. Ogni protagonista di questa impresa, dai proprietarl dell’immobile agli architetti progettisti, dai fornitori di materiali e impianti fino agli acquirenti dei loft, avrà la sua competenza e convenienza, in modo aperto e trasparente. Credo che una forma come questa di collaborazione e di sinergia sia una delle strade fondamentali da percorrere per dare un futuro al sistema immobiliare e riqualificare il nostro tessuto urbano».

Uno dei principali collaboratori di questo progetto individuato da Alessandra, è lo studio di architettura Officina Meme di Ravenna, specializzato proprio nei processi di rigenerazione urbana che affrontano tematiche di riuso temporaneo e “attivazione” di edifici dismessi. Lo studio che affianca l’attività di progettazione ad una costante ricerca nel campo della sostenibilità energetico-ambientale, nell’intervento sulle strutture preesistenti, nella conservazione e valorizzazione del paesaggio urbano, legate soprattutto all’intervento in aree dismesse, si propone come riferimento per interventi sul territorio al fine di recuperare e riattivare parti importanti del paesaggio urbano e portuale. È su questi principi che Officina Meme ha basato la progettazione e il concept della ristrutturazione della vecchia teloneria di via Trieste in Loft residenziali.
L’edificio è collocato nel tessuto residenziale che si affaccia su via Trieste, a pochi passi sia da centro storico che dalla testata della Darsena di Città, ed è caratterizzato da ampi spazi di lavoro a tutta altezza, tipici dei capannoni industriali della nostra storia produttiva.

«Il progetto nasce dalla volontà di mantenerne invariate le volumetrie e la disposizione interna, valorizzandone così il carattere originario – illustrano gli architetti di Officina Meme –. La sua posizione, all’interno del comparto Darsena, in prossimità delle nuove realtà polifunzionali come Darsena Pop Up e le Artificierie Almagià e a poca distanza dal centro storico, crea le potenzialità per una riconversione residenziale in grado di porsi come uno degli elementi di riattivazione del tessuto storico ancora presente in Darsena. La vecchia teloneria viene suddivisa in quattro spazi di dimensioni diverse per offrire la massima versatilità nella disposizione interna e nelle metrature».
«Tutti i loft si caratterizzano per i grandi spazi a doppia altezza in cui il soppalco ne articola il volume e lo modella – precisano gli ideatori del progetto di ristrutturazione –. Particolare attenzione viene posta nella realizzazione delle aperture, unico elemento di caratterizzazione della facciata. Il prospetto, nel suo insieme, semplice e lineare, viene infatti articolato dagli infissi, realizzati artigianalmente secondo il disegno a scansione quadrata come quelli presenti nei vecchi spazi industriali, i ridotti ingombri dei telai, ricreano lo stile di un tempo e garantiscono la massima luminosità agli ambienti».
«Le aperture vengono concentrate maggiormente nella facciata esposta a sud garantendone così il maggior irraggiamento solare nei mesi invernali, in questo modo, grazie alla luce che penetra dall’esterno la scansione delle finestre si staglia sul pavimento in cemento creando disegni e ombre che decorano il suolo – sottolinea Officina Meme, entrando nel merito del piano di ristrutturazione –.Tutte le aperture si affacciano sui patii e i giardini,  delimitati da parapetti in muratura che ne conservano la privacy assicurando ad ogni singolo immobile la massima intimità.

Il gruppo di lavoro

I parapetti in muratura che delimitano i singoli Loft divengono, oltre che elementi di confine, anche quinta scenica per il vialetto di accesso da via Trieste. Quest’ultimo è stato studiato per essere l’unica parte comune del progetto e funge da filtro tra la strada principale e gli ingressi secondari ai singoli Loft. La distribuzione dei garage, dei cancelli carrabili e di quelli pedonali articola la vista dall’accesso principale e ne salvaguarda il carattere introverso e minimale del progetto. La semplicità viene perseguita anche nella scelta dei materiali che in parte vengono recuperati dagli stessi interventi di demolizione, come i mattoni faccia vista utilizzati in alcune pareti interne, le travi e le tavelle in laterizio che scandiscono la copertura dei Loft più ampi, ma anche nelle finiture esterne, caratterizzati da intonaci neutri e coperture con profili a filo e grondaie interne. La scelta di linearità e pulizia dei materiali viene sostenuta da una ricerca approfondita in campo energetico  in grado di fornire, a dispetto di un’immagine di estrema semplicità dell’involucro, il massimo comfort possibile».
«Crediamo che per le modalità di attuazione dello stesso progetto, reso possibile grazie al lavoro corale dei diversi attori interessati, la tipologia a loft e la localizzazione – concludono i professionisti dello studio di architettura ravennate – questo intervento possa fungere da precursore per diversi interventi in ambito industriale e portuale in grado di riscoprire un ulteriore valore del nostro patrimonio in disuso».

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