I cicli musivi narrativi di epoca fascista

Durante il Ventennio, alla concretezza dell’architettura, “regina delle arti” secondo lo stesso pensiero mussoliniano, si affiancano classicheggianti decorazioni dai molteplici valori simbolici

In questo ambito il mosaico ritrova una sua precisa espressività e comunicatività caratterizzata da una figurazione sintetica ed essenziale che enfatizzano il Regime, l’Uomo e la sua Storia

Forlì, quadriportico del Cortile Italico dell’ex Collegio Aereonautico, particolari del mosaico parietale

In tutta Italia all’indomani della presa di potere del fascismo si assiste a una feconda stagione di nuove costruzioni a carattere prevalentemente pubblico e funzionale che dovevano rappresentare al contempo sia l’agognato ritorno all’ordine che la rivisitazione propagandistica dei fasti imperiali in chiave concreta e simbolica.
Alla concretezza dell’architettura, “regina delle arti” secondo lo stesso pensiero mussoliniano, si affiancano classicheggianti decorazioni dai molteplici valori simbolici. Solitamente di medie e grandi dimensioni, ora realizzate ad affresco, a mosaico, a tempera, a bassorilievo o tridimensionali, sono state firmate dai più noti esponenti di “quell’arte nazionale” che ben si addiceva a decorare i saloni dei palazzi di rappresentanza o i luoghi pubblici di maggior frequentazione politica.
Ed è in questo clima che il mosaico ritrova una sua precisa comunicatività ed espressività, caratterizzata da una figurazione sintetica ed essenziale, che si coniuga con i cicli narrativi e descrittivi di avvenimenti contemporanei e del passato che enfatizzano il Regime, l’Uomo e la sua Storia.
È in questa temperie culturale che vengono affidati a importanti pittori i disegni preparatori di imponenti mosaici, in gran parte didascalici, come quello, ben noto ai forlivesi, che decora le pareti dell’elegante quadriportico dell’ex Cortile Italico del Collegio Aereonautico della Gioventù Italiana del Littorio Bruno Mussolini, progettato nel 1934 dall’ingegnere Cesare Valle, al fine di ospitare quattrocento giovani desiderosi di sperimentare l’arte del volo e l’ingegneria aereonautica.

Roma

L’opera decorativa nella sua progettazione e ideazione venne affidata all’artista viterbese Angelo Canevari, che aveva aderito al movimento futurista dell’Aeropittura e si era già cimentato in dipinti a soggetto aereonautico. Il mosaico materialmente fu invece realizzato, in pannelli poi applicati alle pareti, dalla ditta romana Luigi Rimassa, che utilizzò il metodo indiretto su carta, con tessere musive regolari per taglio e dimensione, in pietra calcarea bianca e carboniosa nera, Botticino e Istria.
L’attenzione particolare riservata dal Regime «alla conquista dei cieli, agli esperimenti aereonautici, alle pionieristiche esperienze del volo aereo, in particolar modo a opera di aviatori italiani, nonché alla prima macchina volante e ai successivi velivoli vanto dell’ingegneria e industria aeronautica» crebbe probabilmente anche in seguito alla fondazione nel 1923 della Regia Aereonautica Militare.

Particolari del mosaico pavimentale nella Stazione Ostiense di Roma

Il mosaico forlivese narra le importanti imprese aviatorie che hanno caratterizzato sia la storia del volo che quella militare. «Indicazioni di luoghi, date, battaglie vinte e aerei utilizzati, aerei nemici abbattuti e danneggiati, bombe lanciate e colpi sparati, mappe di continenti e oceani teatri di trasvolate ed eroiche vittorie, riferimenti precisi a modelli di velivoli riprodotti con fedeltà, cognomi di aviatori a cui sono attribuiti primati e memorabili imprese in tempo di pace e di guerra, colte citazioni di Leonardo e di D’Annunzio, iscrizioni celebrative e motti di regime» sono gli elementi che senza soluzione di continuità si snodano lungo le pareti del quadriportico forlivese.
Anche nell’Atrio delle Costellazioni, dove il soffitto dipinto a tempera, opera del pittore Giampieri, rappresenta l’emisfero Boreale, si trova un pavimento musivo in bianco e nero raffigurante la carta celeste dell’Emisfero Australe, realizzato nel 1938 dalla Scuola Mosaicisti di Spilimbergo su disegno dello stesso Giampieri.
Seppur l’opera forlivese rappresenta un unicum iconografico nel coevo panorama artistico, altrettanto conosciuti sono gli importanti cicli decorativi a mosaico realizzati nel Ventennio in molte città italiane.
Di gran impatto sono i mosaici pavimentali e parietali del Foro Italico a Roma, i cui disegni furono realizzati da artisti del calibro di Angelo Canevari, Achille Capizzano, Giulio Rossi e Gino Severini, mentre alla Scuola Mosaicisti di Spilimbergo spettò la loro messa in opera. Vari i temi trattati, da quello della Fontana della Sfera con animali marini bicromi e di manifesta derivazione classica, allegoria del potere politico, a quelli del viale dell’Impero dove piccole tessere grezze in marmi bianchi e neri raccontano la nascita mitica di Roma e le leggende a essa legate, il valore e il coraggio in battaglia, la saggezza e il rigore morale dei suoi abitanti, a quelli che enfatizzano i giochi sportivi.

Di minor dimensione è sicuramente il mosaico realizzato a Roma nel 1941 sulla facciata dell’ex palazzo degli uffici Inps in piazza Augusto Imperatore dalla Scuola di Mosaico del Vaticano, su disegno di Ferruccio Ferrazzi, dove il tema principale è ancora una volta quello della nascita di Roma, rappresentata attraverso un’allegoria del Tevere, un gigante che sorregge la barca dove si trovano Romolo e Remo, con ai suoi piedi, una lupa. Si tratta di un racconto animato da personaggi, la Storia e il Mito, caratterizzati da una viva umanità.

Anche l’interessante Padiglione delle Feste del complesso Art Déco delle Terme di Castrocaro, inaugurato nel 1938 su progetto dell’ingegnere Diego Corsani, conserva, al centro del pavimento dell’ingresso, un mosaico in formelle di maiolica policroma, raffigurante quattro maestosi galeoni a vele spiegate e al centro dei quattro mari una rosa dei venti. Anche nella parte terminale del salone successivo, utilizzato per le feste da ballo, campeggia un mosaico di tessere dorate e marmo verde riproducente due fontane inserite in un pavimento in formelle di maiolica policroma con un colorato fondale marino gremito da pesci reali e immaginari.

Milano

A Milano spettò a Gino Severini ideare la decorazione musiva del Salone d’Onore del Palazzo dell’Arte, dove lavorarono oltre trenta artisti chiamati da Mario Sironi. Le Arti è oggi l’unica opera ancora conservata nella collocazione originaria, scampata alla distruzione del ciclo avvenuta dopo la chiusura della Triennale del 1933.
Al ciclo musivo del pavimento della Stazione ostiense di Roma, progettata dall’architetto Roberto Narducci in vista dell’Esposizione Universale del 1942, spetta il compito di narrare la storia della città capitolina.
Denso è il ciclo musivo ideato da Gino Severini sulla storia dei servizi delle poste e dei telegrafi realizzato nell’elegante costruzione progettata nella città di Alessandria dall’architetto Franco Petrucci, caratterizzata esternamente da forme rigorose e da un accurato impiego di materiali di rivestimento. Si tratta di una coloratissima striscia lunga circa trentasette metri e alta un metro e venti con srotolata la storia delle comunicazioni, con messaggeri alati e a cavallo, pacchi, lettere, casellari, obliteratrici, radio valvole di Marconi, pali telegrafici, telegrafi di Chappe e tanti altri particolari.
Oltre duecento metri quadrati di mosaico realizzato con tessere blu, bianche, nere e rosse si trovano nel Palazzo delle Poste de La Spezia, progettato dall’architetto Angiolo Mazzoni, funzionario tecnico del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, che aveva già dato prova della sua sensibilità con le realizzazioni dei palazzi delle poste di Ferrara, Nuoro e Trieste. Il mosaico di tessere ceramiche fornite dalla Ceramica Vaccari di Santo Stefano a firma di Fillia, alias Luigi Colombo, e di Enrico Prampolini, dal titolo Le Vie del cielo e del mare, narra sia la storia e l’evoluzione delle comunicazioni terrestri e marittime che di quelle telegrafiche, telefoniche e aeree.
Per il decoro della stazione di Messina Marittima, importante interscambio tra la rete ferroviaria siciliana e quella della penisola, realizzata tra il 1937 e il 1939 su progetto all’architetto Angiolo Mazzoni, fu incaricato della preparazione del bozzetto Michele Cascella. La fase operativa dell’intervento fu invece commissionata all’Opificio delle Pietre Dure della Scuola del Mosaico della Reverenda Fabbrica di San Pietro. Il monumentale mosaico raffigura la millenaria storia dell’isola siciliana attraverso la rappresentazione delle sue fasi più significative che si susseguono dall’epoca classica fino ai tempi della realizzazione dell’opera. Composizioni dinamiche descrivono l’ingresso dei Normanni in Sicilia, i Vespri o la battaglia di Calatafimi, mentre muse e maschere appartenenti ai vari generi teatrali classici simboleggiano le antiche origini. Si possono riconoscere la collina dei templi di Agrigento, il tempio di Giunone e quello della Concordia e Archimede identificabile grazie alla sua temibile invenzione, gli “specchi ustori”, con i quali avrebbe incendiato le navi romane.
La legge 5 febbraio 1934 aveva istituito ventidue Corporazioni delle Arti e Mestieri, mentre qualche anno dopo la Camera dei Deputati veniva sostituita da quella dei Fasci e delle Corporazioni. Ed è così che la nuova organizzazione produttiva viene fissata in due mosaici da Enrico Prampolini (Le Corporazioni, 1942) e Fortunato Depero (Le Professioni e le Arti, 1942) realizzati per il Palazzo delle Scienze e delle Tradizioni Popolari nel quartiere Eur di Roma.
Nel mosaico delle Corporazioni, attraverso immagini astratte, si possono riconoscere il Credito, il Commercio, l’Agricoltura e l’Industria; in quello delle Professioni e delle Arti si riconoscono la Giustizia, il Teatro, la Musica e un grande Fascio Littorio.
A Mario Sironi si deve anche il mosaico, di otto metri per tre e mezzo, Il lavoro fascista, titolo cambiato successivamente in L’Italia corporativa, eseguito nel 1936 in occasione della Triennale di Milano e successivamente portato in una sala del Palazzo dell’Informazione di Milano, edificio progettato per ospitare testate giornalistiche nel cuore della città. Caduto il fascismo, il mosaico venne coperto da un telo e solo di recente restaurato e restituito al pubblico.
Anche l’enorme mosaico che campeggia sulla facciata della chiesa della Santissima Annunziata a Roma, alto circa quindici metri e largo quattro, realizzato da Ferruccio Ferrazzi, ripropone, accanto alle grandi figure di Maria e dell’arcangelo Gabriele, un tema caro al fascismo: l’opera di bonifica. Qui Mussolini e Valentino Orsolini Cencelli, commissario dell’Opera Nazionale Combattenti, sono presentati nelle vesti di contadini intenti a mietere il grano.

Bibliografia essenziale    

E. Bagattoni, La celebrazione del volo nel collegio aeronautico di Forlì: i mosaici di Angelo Canevari, in “Terzoocchio”, rivista trimestrale d’arte contemporanea, anno XXXI, n. 2 (115), 2005, pp. 17-20
L. Prati, U. Tramonti (a cura di), La città progettata: Forlì, Predappio, Castrocaro. Urbanistica e architettura fra le due guerra, Forlì 1999, pp. 194-198
C. Sangiorgi, Con gli occhi rivolti al cielo. I mosaici del collegio aeronautico di Forlì, 2011
U. Tramonti, Le radici del razionalismo in Romagna. Itinerari nel comprensorio forlivese, Forlì 2005, pp. 38-39