La donna con la fascina

La rappresentazione di fine ottocento di Ravenna in due dipinti di Telemaco Signorini e Luigi Bertelli esposti per la mostra “Il Bel Paese” del Mar

A confronto, quasi 150 anni dopo, uno scorcio di via Maggiore vista da Porta Adriana nel dipinto di Telemaco Signorini del 1875 esposto al Mar e in una foto attuale

È raccontato sul lato meridionale del chiostro dei monaci di Porto il paesaggio dell’Italia fra Ottocento e Novecento. Un passaggio “stretto” che dai dettagli rassicuranti all’ombra di campanili si allarga sulle pennellate stese dai macchiaioli sulle campagne e sulle marine di quel “bel paese” che Dante aveva immaginato e posto come ossimorico riferimento al «…vituperio di tutte le genti…»
Sembra profetico il passo di Dante (Inferno, XXXIII,79-81) che evoca i transiti sempre arroganti e bellicosi di tanti eserciti stranieri che dell’italica bellezza fecero loro campo di battaglia , quartiere, possedimento e rendita.
I destrieri che sembrano salire in cielo, ne La carica della cavalleria del Monferrato alla battaglia di San Martino ritratta da Vittorio Guaccimanni, intonano quell’inno scritto nel momento più bello della Repubblica Romana del 1849. La presa di Porta Pia, nel dipinto di Michele Cammarano spalanca definitivamente la strada che porta a Roma, capitale senza rivali, dell’Italia “unita” nella storia e “per” la storia.
Ci sono poi i paesaggi di un’Italia nascosta: borghi arroccati sulle colline, vedute sul mare, monumenti collocati in una visione fantastica. Come il dipinto di Theodor T. Van Eleven, Veduta fantastica dei principali Monumenti d’Italia del1858, apre la mostra del Mar, più per meriti didascalici che per qualità eccelsa. La rassegna pittorica – aperta fino al 14 giugno – comunque allinea grandi opere: i cieli del Bel Paese riflettono il ceruleo azzurro del mare e l’aria arrossata dei tramonti, i paesaggi si specchiano sulle campagne maremmane e sui fori romani, allargano gli sguardi sull’Italia  unita e trovano particolari di piazze all’ombra del campanile.

«…Ahi Pisa, vituperio de le genti
del bel paese là dove ‘l sì suona…»
(Inferno, XXXIII,79)

Fra le “immagini” pittoriche del “Bel Paese” ci sono due dipinti significativi che raccontano Ravenna. Sono due oli su tela, entrambi conservati alla Pinacoteca Nazionale di Roma. Telemaco Signorini nel 1875 in visita alla città di Ravenna, ne ritrae angoli caratteristici del Borgo “fuori Porta Adriana”. Il grande pittore macchiaiolo fiorentino è particolarmente attratto da donne sedute fuori dalle misere abitazioni di via Portone e si sofferma, in una sua opera non presente al Mar, sulla figura femminile, l’acconciatura e la foggia degli abiti. Nella sua tela dal titolo: Sobborgo di Porta Adriana Ravenna, il pittore fiorentino posiziona il suo cavalletto sulla destra di via Maggiore, ritraendo l’incrocio con via Fiume Abbandonato e circonvallazione San Gaetanino, che appare protetta da paracarri. La scena è luminosa e dettagliata con i lati della larga strada che si allontanano alternando edifici, porticati e case a schiera. Sulla sinistra la stretta via d’argine e la chiesa di San Franceschino, con il suo frontone sporgente.
Gruppi di persone passeggiano, alcuni uomini sono intenti a chiacchierare, una madre con la figlioletta esce dalla città mentre una donna con una fascina sul capo si avvicina. Un lampione a gas si protende oltre le fronde di un albero. La scena non ha bisogno di elementi importanti cui “appoggiarsi”: lo spiazzo “fuori Porta Adriana” è inondato di luce pittorica e teatrale assieme. Un’immagine immobile ma di persone in movimento, di festa e di lavoro assieme: soltanto il fondale “polveroso” rappresenta un ambiente privo di cavalli, carri e biroccini…
Evoca il silenzio del luogo sacro La Pineta di Ravenna, dipinto di Luigi Bertelli, di San Lazzaro di Savena, che venne a Classe e a Ravenna nel 1890. Bertelli aveva conosciuto a Parigi, in occasione dell’Esposizione Universale, Corot e Millet, restandone affascinato. La sua inclinazione al paesaggio trova felice interpretazione nell’opera dipinta sul ponte del Fosso Ghiaia che divide in due la storica pineta. Le opposte sponde erbose fanno da sfondo a scene agresti: non va dimenticato che in quegli anni in pineta pascolavano i bovini e l’antico bosco abbaziale era animato da molte attività lavorative riservate alle donne. Il soggetto, anche in questo caso, vede protagonista la luce che si trasferisce “a specchio” dall’acqua al cielo. La prospettiva sembra perdersi verso una marina non troppo lontana, che si percepisce dall’atmosfera. Una celebre foto dei fratelli Alinari riproporrà l’efficacia paesistica del pittore bolognese, non sufficientemente valorizzato per il suo personale e intenso tratto stilistico. Se la pineta di Classe, nel suo contesto naturale non è cambiata, pochi elementi sulle sponde del canale ricordano la fine dell’Ottocento: più delle persone e dei bovini, il modo e lo stile.

Analogo confronto fra passato e presente. In alto a sinistra un dipinto di Lugi Bertelli che raffigura la pineta di Classe (sempre in mostra al Mar per l’esposizione “Il Bel Paese”). Il tema è ripreso (a destra, in una foto d’epoca degli Alinari) e, in basso, in uno scatto di questi giorni

Ben diverso l’incrocio “fuori Porta Adriana” con le segnalazioni stradali, i cartelli e le aree occupate dai marciapiedi, le sottostrade sui due lati di via Maggiore, i cambiamenti architettonici, con la scomparsa della chiesa di San Franceschino. Ai lati della strada la scansione di pini con diversi vuoti, per la caduta di molti esemplari a causa della neve, continua a delineare un nuovo contorno per chi guarda verso la periferia. L’allargamento delle due strade di circonvallazione è evidente: la cosa più palpabile è lo spazio scenografico. Nel 1875 non c’erano neppure le biciclette ad infilarsi rapide, fra una macchina e l’altra. A ben guardare, è più statica l’immagine fotografica di quella pittorica, in entrambi i casi. I due dipinti hanno un elemento in comune: una donna che porta sul capo una fascina di legna raccolta in pineta: così si da’ un senso di continuità alla storia del bel paese.