L’amante di Giulia chiese aiuto a un carabiniere per capire se la coppia era spiata

Comunicò la targa di un’auto sospetta vista attorno al suo ufficio, il maresciallo gli disse che era qualcuno che si occupava di bonifiche canali. Allo stesso militare aveva chiesto un consiglio dopo essere stato aggredito dal marito della donna in strada a Marina Romea

Ravenna 10/10/2017. FEMMINICIDIO GIULIA BALLESTRI. Iniziato Il Processo Che Vede Imputato Matteo Cagnoni Accusato Dell’ Omicidio Della Moflie Giuglia Ballestri.

Matteo Cagnoni

Nel mese precedente alla morte di Giulia Ballestri – dopo che il marito Matteo Cagnoni, oggi alla sbarra per l’omicidio, aveva già scoperto la sua relazione extraconiugale – l’amante Stefano Bezzi si rivolse almeno due volte a un carabiniere suo conoscente mettendolo al corrente di due situazioni anomale accadute nell’ambito dei rapporti sempre più tesi tra i coniugi e tra i due uomini. L’ultimo scambio tra Bezzi e il maresciallo avviene nelle 48 ore antecedenti al delitto. È una circostanza emersa ieri, 10 novembre, nell’aula di corte d’assise di Ravenna durante la quarta udienza del dibattimento in cui ha testimoniato proprio Bezzi.

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L’imprenditore – da Cagnoni chiamato “camionista ignorante” per la sua attività di commercio autocarri e recupero crediti – racconta di aver chiesto consiglio al militare dopo l’aggressione subita il 12 agosto del 2016 in piazza Torino a Marina Romea. Mentre stava scaricando borse dal baule dell’auto si ritrovò Cagnoni addosso che lo colpiva con calci e pugni: il dermatologo se ne andò quando Bezzi tirò fuori il cellulare con l’intenzione di chiamare i carabinieri. Cosa che poi in effetti fece ma non presentò denuncia: «Mi presi paura per quello che poteva accadere a Giulia. A lei dissi dell’aggressione solamente qualche giorno dopo ma prima ne parlai con il maresciallo per avere un consiglio non sapendo come comportarmi».

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Si rivolse allo stesso maresciallo anche per segnalare la Fiat Punto vista aggirarsi il pomeriggio del 14 settembre di un anno fa attorno ai suoi uffici sulla Romea con un uomo al volante che reggeva una specie di telecamerina e pareva filmare Bezzi e Ballestri sul piazzale all’aperto: «Io feci una visura della targa al Pra e trovai che era intestata a una donna ma alla guida avevamo visto un uomo e la cosa ci aveva insospettito. Giulia aveva saputo che il marito l’aveva fatta pedinare ma secondo quanto le aveva detto non dovevano esserci più investigatori privati a seguirla». Il racconto prosegue con le risposte in aula alle domande dell’avvocato Giovanni Trombini, difensore di Cagnoni: «Chiesi al maresciallo se poteva darmi una mano per questo episodio. Non so quali verifiche fece o quali fonti utilizzò ma mi disse che quella vettura poteva essere anche in uso a un uomo che si occupava di attività di bonifica di canali e fiumi. Avendo il mio ufficio accanto a una canale pensai che fosse impegnato a fare dei sopralluoghi per lavoro e non mi preoccupai». Il carabiniere fornì anche un nome di quell’uomo ma Bezzi in aula non lo ricorda. È il pubblico ministero Cristina D’Aniello a intervenire citando un nome e un cognome: Bezzi conferma che è lo stesso appreso dal carabiniere ma di non aver saputo che lavorasse per l’agenzia investigativa assoldata da Cagnoni, circostanza espressa dal pm.

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Che Giulia Ballestri fosse sorvegliata ora è cosa nota anche alla giuria: è l’avvocato Trombini a rendere nota la circostanza quando utilizza le relazioni dei pedinamenti di agosto e settembre 2016 per mostrare che i due amanti si incontrarono in quel periodo anche se Cagnoni avesse chiesto alla moglie di non vedere più Bezzi fino al 13 settembre, data in cui da un avvocato di Forlì avrebbero dovuto firmare un accordo di separazione.

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