Cagnoni: «Non sopportavo don Desio, mi serviva solo per il tesserino da giornalista»

Ventiduesima udienza / Dichiarazioni spontanee del dermatologo per «togliere la cappa di morbosità» sui legami con l’ex prete condannato per atti sessuali con minori: l’ex parroco di Casalborsetti gli avrebbe imposto di essere lui a battezzare il terzo genito. Ma l’imputato non spiega come mai usasse un telefono intestato a Desio

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Una foto di gruppo scattata nel 2011: si vedono Matteo Cagnoni, don Giovanni Desio, Giulia Ballestri

«Un personaggio un pochino bizzarro e capriccioso, ne ebbi subito una pessima impressione, non fosse altro perché vestiva con jeans e Nike». Matteo Cagnoni sceglie di fare dichiarazioni spontanee in corte d’assise, dove è a processo per l’omicidio della moglie Giulia Ballestri, per prendere le distanze da Giovanni Desio, l’ex parroco di Casalborsetti condannato in via definitiva nel 2016 a otto anni e otto mesi per atti sessuali con minori: «Il Desio era il direttore del settimanale della curia Risveglio 2000 e a me serviva la collaborazione perché volevo ottenere il benedetto tesserino da giornalista». Il nome del parroco è comparso nel procedimento in una delle prime udienze quando è emerso che uno dei telefoni cellulari in uso all’imputato – per la precisione quello che la vigilianza aveva in elenco da chiamare per primo quando suonava l’allarme della villa in cui è stata trovata morta la donna – era intestato proprio a Desio. Su questo specifica circostanza Cagnoni non ha offerto dettagli e, come prevede la formula delle dichiarazioni spontanee, non sono ammesse domande dalle parti.

«L’ho avuto anche come paziente – ricorda ancora Cagnoni – e capii subito che aveva un disturbo della personalità. A Giulia non piaceva ma nemmeno io lo sopportavo». Una circostanza che appare stridere con la foto ricordo in gruppo scattata con la famiglia in occasione del battesimo del figlio più piccolo dei coniugi. Su questa circostanza Cagnoni fornisce una ricostruzione alquanto particolare: «Vivo tuttora con orrore il ricordo del battesimo di mio figlio. È stato un ricatto: mi disse che se non gli avessi fatto battezzare mio figlio non mi avrebbe dato il tesserino da giornalista».

A metà dicembre in aula è stata ascoltata Emilia Valmaggi, l’anziana governante che saltuariamente accudiva i tre figli della coppia. La donna ha parlato di amicizia con un prete ricordando che un pomeriggio mentre lei era nella casa a seguire i bambini, Cagnoni arrivò insieme a un uomo vestito in borghese e non in abito talare e con lui andò in mansarda. Da Giulia poi apprese che si trattava di un prete.

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