giovedì
25 Giugno 2026
Ambiente naturale

Parcheggio di Punte Alberete chiuso per un anno per lavori

Intanto è cominciato, come ogni anno in questo periodo, il progressivo abbassamento dei livelli idrici

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Il parcheggio di Punte Alberte, l’oasi naturale a nord di Ravenna accessibile dalla statale Romea, sarà chiuso per un anno a partire dall’1 luglio 2026 per completare i lavori di riqualificazione iniziati a metà dello scorso aprile e finora andati avanti in convivenza con l’utilizzo dell’area di sosta. È prevista la sistemazione del parcheggio esistente e la collocazione di tre piccole strutture a servizio dei visitatori. Si tratta di un intervento da 862.500 euro, finanziato dal ministero della Cultura con il Pnrr.

I lavori prevedono la creazione e il riordino di un’area a parcheggio sufficientemente estesa per poter alloggiare almeno 25 auto e 2 pullman, la sistemazione dell’area centrale, nella quale verranno realizzati nuovi percorsi pedonali e un centro visite del Parco del Delta del Po organizzato in tre piccole strutture a servizio dei visitatori, nelle quali saranno ospitati un punto di ristoro, un centro servizi e una tettoia che offra riparo a chi visita l’area protetta. Le piccole strutture saranno realizzate ispirandosi ai capanni tradizionali in legno e canne palustri e saranno dotate di servizi igienici accessibili ai visitatori di Punte Alberete.

È previsto che l’intero intervento sia completato entro giugno 2027; per quanto riguarda la fruIzione del parcheggio si cercherà invece di ristabilirla prima, auspicabilmente dalla primavera. Nel frattempo l’anello di Punte Alberete rimane comunque percorribile, con accesso dallo stradello che costeggia il Fossatone (vedi mappa in alto).

«Nella consapevolezza del temporaneo disagio che purtroppo si verrà a creare – dichiarano l’assessora alle Aree naturali Barbara Monti e la presidente del Parco del Delta del Po Aida Morelli – si sottolinea il valore di un intervento che contribuirà in maniera significativa a valorizzare ulteriormente e a rendere più correttamente e facilmente fruibile un patrimonio naturalistico tanto importante».

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il centro visite del Parco del Delta del Po gestito dalla cooperativa Atlantide (0544.529260, 3355632818, natura@atlantide.net) oppure lo 0544.482419.

Intanto è cominciato, come ogni anno in questo periodo, il progressivo abbassamento dei livelli idrici di Punte Alberete che porterà al prosciugamento temporaneo di gran parte della palude, per mantenere l’area forestale (nessuna specie arborea, nemmeno lo straordinariamente adattato frassino meridionale resiste con le radici sommerse per dodici mesi all’anno) e permettere gli interventi di manutenzione (sfangamenti) e gestione della vegetazione palustre (sfalci di circa il 30% dei canneti), finalizzati a mantenere le praterie umide e allagate.

Il Parco del Delta del Po fa sapere che gli effetti correnti dei mutamenti climatici, ossia le temperature elevate e la prolungata siccità, rendono sempre più complessa la gestione delle paludi di acqua dolce o debolmente salmastra, in cui non può essere l’acqua di mare, sempre disponibile in abbondanza, a garantire un adeguato rifornimento idrico. In queste condizioni meteoclimatiche e in un sistema idraulico completamente artificializzato come quello che caratterizza quasi tutte le zone umide del Parco regionale del Delta del Po dell’Emilia-Romagna, la gestione delle acque finalizzata alla conservazione del patrimonio naturale delle paludi di acqua dolce deve derivare da un equilibrato bilanciamento tra periodi di allagamento e periodi di asciutta.

«A Valle Mandriole, a nord di Ravenna – si legge in un comunicato – gli accorgimenti gestionali messi in atto dall’Ente Parco e dal Comune di Ravenna negli ultimi sei anni hanno permesso di invertire un andamento preoccupante per la conservazione del patrimonio naturale di questo prezioso ambiente. Tuttavia, sono ancora in corso le oltremodo complesse procedure autorizzative per la realizzazione del canale di adduzione diretta delle acque dolci del fiume Lamone, già finanziato con Fondi Europei di Sviluppo Regionale, che permetterà di dichiarare definitivamente “fuori pericolo” questo prezioso ecosistema».

Nel frattempo, non potendo garantire un efficace ricambio idrico in assenza del suddetto canale, si ritiene opportuno procedere ad un periodico prosciugamento della palude e alla successiva ossidazione dei fondali, per riattivare i cicli degli elementi chimici depositati. «Pertanto si è deciso di interrompere l’alimentazione idrica mediante i sifoni che sottopassano il Lamone dal mese di aprile e attualmente prevede di lasciare asciugare per evapotraspirazione la lama d’acqua ancora presente in Valle Mandriole».

Continuerà ad essere monitorata costantemente la situazione, al fine di prevenire non soltanto il botulino (improbabile con bassissimi livelli idrici, data la sua dipendenza dall’anossia dei fondali), ma anche le condizioni della vita dei pesci. «Nel caso si dovesse verificare la presenza di pesci in difficoltà, come già sperimentato negli anni precedenti, si provvederà a riaprire uno dei sifoni e contestualmente lo scarico di Valle Mandriole sul canale Rivalone, così da generare un flusso di acqua capace di permettere la sopravvivenza della fauna ittica».

Infine, anche Valle Zavelea relitto di area palustre debolmente salmastra in Comune di Comacchio, è oggetto di progressivo prosciugamento naturale, per evapotraspirazione, anche in questo caso per permettere l’ossigenazione e la rigenerazione chimica dei fondali.

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