Caso eredità Galletti Abbiosi, in Cassazione un punto a favore delle orfanelle

La corte suprema ha cassato l’ordinanza del giudice di primo grado e l’appello del presidente del tribunale di Ravenna che negavano il gratuito patrocinio all’unica delle ex ospiti che aveva i requisiti per chiedere le spese allo Stato. Il ricorso non fu mosso da mala fede o colpa grave

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Il palazzo di giustizia di Ravenna

La Cassazione ha stabilito che la causa intentata dalle ex ospiti dell’orfanotrofio di Ravenna per l’eredità del conte Carlo Galletti Abbiosi non fu né temeraria né ardita e nemmeno è da considerare un’azione con mala fede o colpa grave. La sentenza depositata in cancelleria all’inizio di dicembre è l’epilogo del ricorso avviato da una delle orfanelle che si era vista negare dal giudice di primo grado il gratuito patrocinio concesso dallo Stato a persone in particolari condizioni economiche (in buona sostanza il ministero di Giustizia copre le spese dell’avvocato).

La revoca del gratuito patrocinio è prassi piuttosto anomala per casi in cui non siano mutate le condizioni del ricorrente. Viene concesso in via provvisoria dal collegio degli avvocati sulla base di tabelle definite dal ministero. La parola definitiva spetta al giudice. Che solitamente lo conferma, salvo che non siano modificate le condizioni di reddito della persona nel corso del procedimento. Cosa non accaduta per l’orfanella. Ma il giudice Roberto Sereni Lucarelli stabilì che quella domanda – intentata tramite l’avvocata Chiara Boschetti di Rimini – era stata fatta con mala fede o colpa grave. In appello il presidente del tribunale di Ravenna (Bruno Gilotta all’epoca dei fatti) aveva confermato. Anzi, erano state aggiunte ulteriori affermazioni di temerarietà della lite, definita espressamente come ardita.

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Ora il passaggio in Cassazione: «Nella vicenda in esame – si legge nell’ordinanza – non risulta accertato in nessun grado di giudizio che la persona abbia agito con mala fede o colpa grave: non vi è infatti l’accertamento, in capo alla parte soccombente, della mala fede, intesa come consapevolezza dell’infondatezza della domanda o della colpa grave». L’ordinanza ora torna al tribunale di Ravenna per essere affidata a un altro magistrato che valuti il caso.

Vale la pena ricordare che l’ammissibilità o meno al gratuito patrocinio è una questione slegata dal merito della causa principale per l’eredità, ma è altrettanto chiaro che una decisione di un tribunale che stabilisce mala fede e colpa grave per un ricorso avrebbe potuto pesare sull’esito principale.

Per quanto riguarda il fulcro dell’eredità,  la causa principale in appello è stata trattenuta in decisione dall’1 ottobre per cui dovrebbe essere decisa entro l’anno 2020. La causa principale, in sintesi, riguardava il testamento del conte Carlo Galletti Abbiosi che, in caso di violazioni della propria volontà testamentaria, desiderava che il proprio patrimonio andasse alle orfanelle che si trovavano nell’orfanotrofio. Pur essendo emerse numerose violazioni alla volontà testamentaria nell’ambito del giudizio di primo grado, il giudice ha rigettato la domanda di petizione di eredità per via della prescrizione e condannato le orfanelle alle spese legali del giudizio (in totale circa 100mila euro da ripartire tra le varie ricorrenti).

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