Negli ultimi due anni, nel territorio coperto dall’Ausl Romagna, i consumi di antibiotici sono scesi significativamente e oggi sono sotto la soglia indicata dalla Regione Emilia-Romagna. Non si tratta solo di meno antibiotici, ma anche di antibiotici migliori: 7 su 10 sono farmaci di prima scelta, mirati e a basso rischio di creare resistenze. È il risultato migliore nella regione. Cala anche la spesa nell’Ausl Romagna: nel 2025 sono stati spesi oltre un milione di euro in meno rispetto al 2024, risorse che restano disponibili per altre cure.
Sono informazioni rese note dal dottor Carlo Biagetti, direttore delle Malattie Infettive di Rimini e del programma aziendale Spiar contro l’antibiotico-resistenza, in occasione del 13esimo congresso nazionale Simpios di Verona. «Dietro ai numeri c’è il lavoro dei medici di famiglia e pediatri, che hanno partecipato a corsi di formazione e hanno a disposizione un’app innovativa con indicazioni rapide su quando l’antibiotico serve e quando no, consultata quasi 12mila volte in nove mesi».
Il prossimo passo sono i test rapidi negli ambulatori: un tampone o una goccia di sangue dal dito per capire in pochi minuti se un’infezione respiratoria è causata da un virus, e quindi se l’antibiotico è inutile.
Biagetti ricorda: «L’assunzione di un antibiotico fa sempre un po’ di male, la domanda giusta è se il beneficio che ci aspettiamo sia più grande. Quando serve davvero, come in una polmonite batterica, lo è senza dubbio. Quando non serve, come in un raffreddore o in un’influenza, resta solo il danno».
Nel nostro intestino vivono miliardi di batteri buoni, il microbiota, che ci aiutano a digerire, a difenderci dalle infezioni e a far funzionare il sistema immunitario. Un antibiotico non distingue i batteri che causano la malattia da quelli che ci proteggono: li colpisce tutti, per cui il microbiota si impoverisce, ogni ciclo di antibiotico altera questo equilibrio e il recupero può richiedere settimane o mesi. «Ogni volta che prendiamo un antibiotico, nel nostro intestino sopravvivono e si moltiplicano solo i batteri capaci di resistergli e possono restare con noi per mesi e, in certe condizioni, causare infezioni più difficili da curare e più pericolose. Gli antibiotici possono causare diarrea e il caso più noto è il Clostridioides difficile, un batterio che approfitta del microbiota indebolito e può causare forme anche gravi, soprattutto negli anziani».
Il medico ricorda cosa può fare ogni paziente per un corretto uso degli antibiotici:
- non chiedere l’antibiotico per raffreddore, influenza o mal di gola virale: contro i virus non funziona;
- prenderlo solo se prescritto dal medico, alla dose e per i giorni indicati;
- non usare antibiotici avanzati in casa e non darli ad altri.


