Chi era Enrico Galassi, «artista fuorilegge» da riscoprire. Una mostra a Ravenna

A Palazzo Rasponi dalle Teste fino al 22 marzo, con 35 opere del pittore ravennate

Enrico Galassi, Villeggiatura, 1938

Enrico Galassi, Villeggiatura, 1938

Chi è stato Enrico Galassi – «artista fuorilegge», come l’ha definito l’amico critico Libero De Libero, perché fuori da quegli schemi che spesso portano al successo – nato a Ravenna nel 1907 e morto a Pisa nel 1980? A questa domanda vuole dare risposta la mostra che inaugurerà sabato 15 febbraio alle 18 a Palazzo Rasponi dalle Teste a Ravenna.

L’esposizione, visitabile fino al 22 marzo, cinquant’anni dopo l’unica personale a lui dedicata in città dalla Galleria Mariani, è organizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna in collaborazione con l’associazione culturale “Tessere del ’900”, di cui è presidente Piero Casavecchia. L’evento è frutto dell’appoggio determinante di Paolo Trioschi, responsabile di Palazzo Rasponi, e deve un sentito grazie al bel progetto grafico di Fulvio Valigia.

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La cura della mostra e del catalogo (reso possibile dalla professionalità di Filippo Farneti) è di chi scrive. Il catalogo sarà presentato, verso le 19.30, al Ristorante Millelire, all’interno del Salone dei Mosaici nella Casa del Mutilato.

Nella mostra saranno esposte trentacinque opere dell’artista ravennate, per lo più oli degli anni Trenta, il suo periodo più creativo. Assieme a queste, il pubblico potrà ammirare quattro dipinti dei suoi mentori più famosi: Alberto Savinio, suo amico carissimo, che lo ricorderà spesso nei suoi scritti; Filippo De Pisis, che firmò l’introduzione al catalogo della sua prima mostra nel 1931 a Milano; Carlo Carrà, che scrisse su di lui diverse recensioni e presentò la sua mostra del 1932 a Roma; e Giorgio De Chirico, coinvolto nella fondamentale esperienza dello Studio di Villa Giulia a Roma dal 1944 al 1946. Basterebbero questi pochi nomi per dire quanto fosse stimato, a suo tempo, Galassi. Ma, come ha scritto Savinio in un bellissimo ricordo dell’amico fatto in Sentimento di Ravenna del 1951, «Enrico traversò l’infanzia, l’adolescenza: diventò uno degli adulti più geniali che il signor Dido [alias lo stesso Savinio] avesse mai conosciuto. E variamente operoso: pittore, architetto, scrittore, ideatore di infiniti progetti; ma sempre guardato in cagnesco dalla sorte». Quest’ultima frase spiega forse il fatto che a Ravenna ben pochi lo conoscano.

Un altro fattore che ha contribuito alla sua damnatio memoriæ è stato che Enrico sia dovuto andarsene da Ravenna a vent’anni, nel 1927, per una storia d’amore finita tragicamente. Questa rimozione si spiega fors’anche per la sua adesione, appena quattordicenne, al fascismo. Tutto questo, però, non può più oscurare la sua figura, che deve tornare a occupare un posto di rilievo anche nella storia dell’arte italiana del Novecento. La mostra ben evidenzierà lo stile e i temi che contraddistinguono la sua pittura.

Il critico Alberto Sartoris, nel 1937, parlò di una sorta di “metafisica surrealista” ed elencò gli oggetti cari ai “dialoghi platonici” di Galassi: «Marine, isole, strumenti musicali, pesci, conchiglie, vasi, uccelli, fiori, piante, frutta, bottiglie, ballerine, colonne, cigni, statue, figure e cose soprannaturali». Queste opere ancora colpiscono a quasi un secolo di distanza.

Il video, curato da Fabrizio Varesco, mostrerà un compendio della multiforme produzione artistica di Galassi, definito, non per nulla, da Savinio, artista “leonardesco”: la sua attività di mosaicista, di ceramista, di poeta e, non ultimo, di architetto, capace di progettare case, è sempre Savinio a scriverlo, «le cui forme esteriori, angoli, curve, piani, non sono se non il “negativo” delle ragioni “interne” […]: camere, corridoi, scale».
Case dotate di un’anima.

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