Saldo positivo tra aperture e chiusure delle imprese in provincia di Ravenna: nel 2022 104 attività in più. Per il valore aggiunto provinciale nel 2022 un +3,8%, per il 2023 possibile frenata (+0,4%).
A Ravenna, alla fine del 2022, raggiunte le 38.984 imprese registrate, il contributo maggiore è venuto dal settore delle costruzioni. Una crescita annuale del +0,27%, che conferma l’andamento dell’anno precedente e rappresenta il dato migliore dell’ultimo decennio.
La serie di segni positivi per gli indicatori medi delle variabili analizzate per il bilancio complessivo del 2022, si apre con il risultato della produzione dell’industria manifatturiera, che mette a segno un incremento pari a +6,6%, in ragione d’anno, e non eguaglia certo il rimbalzo del 2021 che aveva sfiorato il +11%.
L’andamento del volume d’affari provinciale, per il 2022 conferma il trend in espansione dell’attività del settore delle costruzioni ravennate, portandosi al +5,1% rispetto al 2021, risultato ottenuto sotto l’effetto congiunto dei vari bonus governativi a sostegno del settore, che dal 2021 hanno rivitalizzato l’attività, e della spinta degli effetti dell’inflazione (+6% era stato il recupero medio annuale del 2021).
Per il commercio al dettaglio il 2022 evidenzia un sensibile rallentamento nel segnale di attività; l’andamento positivo delle vendite a prezzi correnti è proseguito ad un ritmo più lento, +0,6%, rispetto al +4,5% realizzato nell’anno precedente.
Per le esportazioni delle imprese ravennati, l’anno 2022 si chiude con una ulteriore crescita, sostenuta e diffusa, a due cifre, pari a +24,3%; nonostante il sensibile incremento dei prezzi alla produzione e del fenomeno dell’alta ed anomala spirale dell’inflazione, l’aumento del flusso commerciale con l’estero è risultato comunque rilevante.
Osservando i singoli quattro trimestri, il trimestre di chiusura dell’anno 2022 entra in modalità negativa con una decrescita del -10,1%, rispetto al precedente. Al rallentamento nella seconda parte del 2022 hanno contribuito le criticità dovute al conflitto, al caro-bollette, all’impennata dell’inflazione e all’adozione di politiche monetarie restrittive a livello mondiale per cercare di frenarla.
Come prima analisi provvisoria relativa al 2023, da gennaio a febbraio, le cessazioni non d’ufficio (632) sono superiori alle nuove aperture (413); la movimentazione tra iscrizioni e cancellazioni volontarie genera un saldo negativo, pari a -219 unità, già in peggioramento rispetto al saldo negativo del gennaio-febbraio 2022 (era -190 nell’analogo periodo dell’anno scorso).
«L’inflazione media del 2022, a distanza di un anno, a Ravenna è arrivata al +9%, dal +1,9% del 2021 – afferma Giorgio Guberti, commissario straordinario dell’ente camerale ravennate –. L’attuale riduzione dei costi dell’energia e di alcune materie prime è un segnale positivo che potrebbe in parte mitigare i timori di un rallentamento per il 2023».
Per il 2024 non si dovrebbe superare il +1% di crescita economica provinciale, ma tutto dipenderà dall’evolversi degli eventi e dai cambiamenti degli scenari economici.



