lunedì
15 Giugno 2026

Confcommercio e Confesercenti al Governo: «Emergenza liquidità, serve denaro fresco»

I presidenti ravennati scrivono a Conte: «Ancora troppa burocrazia. Abbiamo aziende con un calo di fatturato del 90 percento»

Negozi Chiusi CoronavirusMauro Mambelli, presidente Confcommercio Ravenna, e Mauro Tagiuri, presidente Confesercenti Ravenna, hanno inviato una lettera sull’emergenza coronavirus al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e al ministro dell’Economia e Finanze Roberto Gualtieri e per conoscenza al presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini,  al sindaco di Ravenna Michele de Pascale e ai parlamentari locali.

Di seguito il testo della lettera:

Gentile Presidente, gentile Ministro,

la tragedia che sta colpendo il nostro Paese richiede a noi tutti un grande impegno e sacrifici finalizzati al superamento dell’emergenza epidemiologica.

Le nostre aziende sono protagoniste, in prima linea, con una chiusura gravosa, ma necessaria, nella convinzione che la salute pubblica sia la priorità assoluta.

Ciononostante si tratta di una tragedia assoluta per il mondo del commercio, del turismo, della ristorazione, dei pubblici esercizi, della piccola e media impresa in generale, che rischia di essere irreparabile.

Per Ravenna, città turistica, per il nostro territorio che vanta otto monumenti riconosciuti dall’Unesco, questa emergenza sta minando profondamente il tessuto economico con ripercussioni sul fatturato delle aziende che in alcuni casi sfiora il 70 – 90%. Una città che ora sta facendo i conti anche con un calo dei traffici commerciali e passeggeri del porto, essendo Ravenna lo scalo marittimo della Regione Emilia-Romagna.

Alla grande comune preoccupazione per la salute, ora si aggiunge la pesante incognita per il futuro delle nostre aziende chiuse o quasi da ormai un mese, e chissà per quanto ancora, prive del flusso di cassa che consente loro di operare, avendo oramai da tempo, vista la perdurante crisi economica, dato fondo a tutte le risorse aziendali e anche personali, per sopravvivere.

Il tema della liquidità è dunque per noi il tema centrale.

Senza clienti, senza incassi, ma con dipendenti, contributi, tasse, affitti, bollette, mutui impegni pregressi, per non parlare della merce e delle scorte, la situazione per noi può diventare esplosiva, con risvolti non solo economici, ma anche sociali e umani pesantissimi.

La drammaticità e l’urgenza della situazione che potrebbe durare per altre settimane se non mesi, non viene pienamente colta dai decreti governativi sin qui emanati.

Infatti, se la moratoria sui mutui sembra in dirittura d’arrivo, ancora troppo burocratica appare la partita per nuovo credito. I risultati debbono essere visibili da subito. I bisogni sono più urgenti.

Un solo esempio per far capire a che punto la burocrazia sia arrivata: per ogni pratica di richiesta di ammortizzatori sociali è dovuto il pagamento del bollo di 16,00 euro. E’ assurdo, vista la situazione, che per queste pratiche sia previsto l’obbligo del bollo. Sono piccole cose che non vanno però nella direzione di aiutare le imprese.

Un segnale chiaro e inequivocabile da parte del Governo sarebbe poi il posticipo al 31 dicembre di tutte (nessuna esclusa) le scadenze fiscali e tributarie.

Il rischio di chiusura di tante imprese potrebbe diventare una dolorosa realtà: il nostro appello al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Economia e delle Finanze è che siano disponibili fondi immediati, denaro fresco e veloce, una sorta di piano Marshall, come è stato scritto, per le piccole e medie imprese commerciali e turistiche.

Per preservare posti di lavoro, per consentire alle imprese di continuare la propria attività, per proteggere le persone dalla perdita di reddito, occorre garantire una massa di liquidità adeguata allo stato di necessità, aumentando anche in maniera ciclopica il debito pubblico.

Il nostro appello è per un aiuto rapido, tangibile, sostenuto (come tra l’altro sta già avvenendo in altri Paesi) per superare questo terribile momento e consentire alle migliaia di imprenditori, spina dorsale della nostra economia, di tornare alla normalità nel più breve tempo possibile”.

Coronavirus, «in Emilia-Romagna si azzereranno i contagi dal 28 aprile»

Lo studio dell’Einaudi Institute for Economics and Finance

Woman In Face Mask Checking Thermometer 3987152Il 28 aprile (nel caso più ottimistico, con un intervallo di dieci giorni che fa ipotizzare il 9 maggio nell’eventualità più “sfortunata”) si potrebbero azzerare le nuove diagnosi di contagio da Covid-19 in Emilia-Romagna. È la stima che emerge da una ricerca dell’Einaudi Institute for Economics and Finance (Eief), centro di ricerca universitaria di Roma sostenuto dalla Banca d’Italia ma del tutto indipendente.

La base statistica è costituita dai dati aggiornati al 30 marzo dalla Protezione civile.

Allargando l’orizzonte al resto dell’Italia, l’obiettivo diventa la seconda o la terza settimana di maggio, con la Toscana che a oggi pare essere la regione più indietro nel tentare di abbassare la curva dei contagi.

Va tenuto presente – citiamo l’articolo del Corriere della Sera – che i dati sulle singole regioni sono soggetti a forti revisioni di giorno in giorno, perché un numero relativamente ridotto di nuovi casi può far variare di molto le estrapolazioni. Per questo va seguita soprattutto la tendenza nazionale, fondata su una base di dati più vasta, ed essa oggi indica l’orizzonte di maggio anche se si tiene conto di possibili valori fuori dalla norma che potrebbero arrivare nelle prossime settimane.

Allerta meteo gialla per lo stato del mare: previste onde di tre metri

Nei territori comunali di Ravenna e Cervia, per tutta la giornata del 31 marzo

OndeDalla mezzanotte di oggi, lunedì 30 marzo, alla mezzanotte di domani, martedì 31, sarà attiva nel territorio del comune di Ravenna e del comune di Cervia l’allerta meteo numero 23, per stato del mare, emessa dall’Agenzia regionale di protezione civile e da Arpae Emilia-Romagna. L’allerta è gialla.

Le istituzioni raccomandano «di mettere in atto le opportune misure di autoprotezione e comunque si ricorda che, nell’ambito delle misure di contenimento e contrasto della diffusione del Coronavirus, gli spostamenti sono consentiti solo per motivi di lavoro, salute, necessità».

Sono previste onde tra 2,5 e 3,2 metri.

Smog, boom di Pm10 anche in provincia di Ravenna: «Polveri dal Mar Caspio»

Arpae fornisce la causa: «Un trasporto a grande scala proveniente da Est»

1584557289476.jpg Coronavirus Le Polveri Sottili Accelerano ContagioBen 140 microgrammi per metro cubo di Pm10 a Rimini, 133 a Savignano sul Rubicone, 117 a Ravenna, 112 a Imola, 110 a Faenza e Ferrara, 101 a Parma e 98 a Bologna. Sono le concentrazioni di polveri fini registrate sabato 28 marzo in Emilia-Romagna, valori elevatissimi e inusuali, soprattutto a fine marzo.

Solo due giorni prima (giovedì 26 marzo), i valori erano compresi tra 3 e 25 (µg/m3).

«La causa più probabile dell’impennata dei valori – registrata anche nelle altre regione del Nord – sembra essere un trasporto a grande scala proveniente da Est. Da sabato infatti, grandi masse d´aria particolarmente ricche di polveri sono arrivate sull’Emilia-Romagna provenienti dall’area del Mar Caspio», spiegano in una nota i tecnici di Arpae.

 

Divieto di circolazione: sanzionato senzatetto, accolto in un dormitorio

In totale tre segnalazioni: le altre sono un automobilista e un uomo che tagliava rami in un parco pubblico

IMG 5548Durante i controlli per il rispetto del divieto di circolazione introdotto per evitare i contatti fra persone e la diffusione del coronavirus, la polizia locale di Ravenna nel pomeriggio del 29 marzo ha sanzionato un senzatetto. L’uomo, di nazionalità straniera, è stato identificato e si è detto disponibile a essere accolto in un dormitorio.

È una delle tre persone sanzionate nella giornata. Le altre due sono un uomo che tagliava dei rami in un’area verde pubblica in via Orioli, ed è stato sanzionato per violazioni al regolamento comunale del verde, e l’altra è un automobilista che non aveva una motivazione per circolare.

In totale gli interventi per verificare possibili assembramenti in violazione dal Dpcm sono stati una decina.

Crisi coronavirus, aiuti per la spesa: due milioni ai ravennati in difficoltà

Saranno assegnate o direttamente ai cittadini per l’acquisto di generi alimentari e di prima necessità o attraverso la rete del volontariato e associazioni

Dovrebbero essere circa due milioni di euro le risorse assegnate ai diciotto comuni della provincia di Ravenna nell’ambito delle ultime decisioni del Governo per aiutare le famiglie in difficoltà con la spesa. La comunicazione viene dal sindaco di Ravenna e presidente della Provincia, Michele de Pascale. Di quei due milioni, circa 800mila saranno per il comune capoluogo.

Si tratta di misure e risorse per la solidarietà alimentare «che saranno assegnate o direttamente ai cittadini e alle cittadine per l’acquisto di generi alimentari e di prima necessità o attraverso la rete del volontariato e associazioni ed enti del Terzo settore attivi nella distribuzione alimentare».

De Pascale le definisce cifre significative e  indispensabili per affrontare le prossime settimane: «Stiamo attraversando un momento straordinariamente difficile, inaspettato e del quale purtroppo non conosciamo la durata, che ha portato in condizioni di bisogno anche persone che fino a pochi giorni fa erano economicamente autosufficienti. Già da domani saremo operativi per informare i cittadini su come accedere a questo tipo di aiuti mediante gli sportelli del servizio sociale, e invito, laddove ci fosse un reale bisogno, a mettere da parte qualsiasi forma di remora e farne richiesta».

Covid, 26 morti: gli ultimi due di 89 e 92 anni. Sotto sorveglianza 600 persone

Bagnara di Romagna è ancora l’unico dei 18 comuni in provincia senza casi positivi

11032020 DSCF0243Le ultime due persone che allungano l’elenco di morti in provincia di Ravenna con Covid-19 avevano 89 e 92 anni, un uomo e una donna. Il totale dei decessi sale a 26.

Come già detto i casi positivi sono 553 (che comprendono i morti ma anche quasi cinquanta guariti). I nuovi diagnosticati tra il 28 e il 29 marzo sono 32, metà donne e metà uomini: cinque hanno residenza fuori provincia, ventiquattro sono in isolamento domiciliare poiché privi di sintomi o con sintomi leggeri, gli altri 8 sono ricoverati, nessuno in terapia intensiva. La Provincia fa sapere che si tratta principalmente di pazienti che fanno riferimento ad alcuni nuclei famigliari e che hanno avuto contatti stretti con casi già accertati.

Si allarga il numero delle persone in quarantena e sorveglianza attiva in quanto contatti stretti con casi positivi: sono 601. Per loro l’Ausl ha un protocollo di contatti telefonici quotidiani per monitorare l’evoluzione dei loro sintomi e intervenire se necessario.

Per quanto riguarda la distribuzione tra i 18 comuni della provincia, i più colpiti al momento sono Ravenna (243), Faenza (86), Cervia (41) e Lugo (40) che sono anche i più popolosi. Resta ancora Bagnara l’unico senza casi registrati.

Coronavirus: i contagiati in provincia ora sono 553, morte altre due persone infette

L’aggiornamento fornito dalla Regione sull’andamento della pandemia in Emilia-Romagna

Coronavirus Personale SanitarioSono 32 i nuovi casi di infezione da coronavirus diagnosticati in provincia di Ravenna nelle 24 ore comprese tra le 12 del 28 marzo e le 12 di oggi, 29 marzo. Il totale delle positività arriva quindi a 553. Nello stesso intervallo di tempo sono morte anche due persone che erano già nel conto degli ammalati. I decessi totali sono quindi 26.

Questi invece i dati regionali. Sono 13.119 i casi di positività, 736 in più di ieri. Complessivamente sono 5.726 le persone in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (368 in più rispetto a ieri). Ricoverate in terapia intensiva 333, 17 in più rispetto a ieri. I decessi sono passati da 1.344 a 1.443: 99, quindi, quelli nuovi, di cui 67 uomini e 32 donne. Continuano a salire le guarigioni, che raggiungono quota 1.141 (66 in più rispetto a ieri).

Questa la distribuzione per province di positività e decessi. Con una premessa: i decessi vengono suddivisi per residenza, le positività invece per luogo della diagnosi. I nuovi decessi riguardano 26 residenti nella provincia di Piacenza, 21 in quella di Parma, 13 in quella di Reggio Emilia, 17 in quella di Modena, 12 in quella di Bologna (di cui 1 nel territorio imolese), 1 in quella di Ferrara, 1 in quella di Forlì-Cesena (1 nel cesenate), 5 in quella di Rimini. Un decesso si riferisce a un residente fuori regione. Questi i casi di positività: Piacenza 2.475 (85 in più rispetto a ieri), Parma 1.809 (57 in più), Reggio Emilia 2.146 (150 in più), Modena 2.094 (172 in più), Bologna 1.504 (+157 in più rispetto a ieri, e 239  Imola, nessuno in più), Ferrara 300 (19 in più rispetto a ieri), Forlì-Cesena 642 (di cui 318 a Forlì, 18 in più rispetto a ieri, e 324 a Cesena, 12 in più), Rimini 1.357 (34 in più).

«Continua il trend osservato nei giorni precedenti – afferma il commissario regionale all’emergenza, Sergio Venturi – quindi una moderata riduzione dei casi percentuali, confermati dalla riduzione degli accessi in Pronto soccorso e, attraverso il 118, in ospedale per polmonite interstiziale. Purtroppo, è ancora alto il numero dei decessi, ma ci aspettiamo comunque una significativa riduzione sia dei contagi che dei decessi nei prossimi giorni. Stiamo ponendo particolare attenzione alla situazione delle case protette, che ormai restano l’unico vero focolaio d’infezione sul territorio, perché- chiude Venturi- osserviamo come le misure di distanziamento sociale comincino a dare i primi risultati. Ma non è questo il momento di mollare: rispettiamo tutti regole e restrizioni».

Denunciare chi infrange le regole? Voltarsi dall’altra parte si chiamava omertà

Il sindaco ha invitato i cittadini a fare segnalazioni. Delazioni? Siamo ancora in democrazia: le autorità sanno valutare se la violazione è reale e merita sanzioni

DSC 5043Ci stanno dicendo che siamo in guerra, che il nemico è invisibile, che si vince facendo fronte comune. Non siamo in una dittatura e chi governa ha provato a combattere prima affidandosi, poveri ingenui, al buon senso del popolo. Poi hanno provato a stringere di più. Facendo parecchio caos, bisogna dirlo. E non è questione di affrontare una situazione mai affrontata: per decidere chi comunica cosa a chi non c’è bisogno di aver già avuto una pandemia, è regola aurea sempre e comunque. Quando hanno stretto le regole, sui social è partita la rincorsa a dare dei deficienti a chi non le rispettava. Erano talmente tanti i maestrini che si vantano di rispettare le regole e davano dei deficienti agli altri che non si capiva dove fossero finiti tutti i deficienti.

E davanti a un popolo di maestrini così integerrimi deve essere sembrato quasi banale per un sindaco dire: «Vi chiedo una mano, se venite a conoscenza di comportamenti scorretti, scriveteci dove e magari mandateci una foto. Aiutiamo insieme le forze dell’ordine e di polizia». Apriti cielo. Quanti maestrini si sono incazzati come bisce. Il borgomastro invita alla segnalazione, strepitavano: giammai, questa è delazione, questa è una deriva totalitarista, questa è l’anticamera della dittatura (legittimamente ci sono anche sindaci che la pensano all’opposto).

A chi scrive sfugge perché l’invito del sindaco abbia scatenato tutta questa indignazione. Da quando denunciare infrazioni di leggi-trattino-regole-trattino-norme è un atto vile? Da quando non è più senso civico? Da quando tacere e voltarsi dall’altra parte se qualcuno infrange le regole è diventata virtù e non omertà?

Quando le statistiche dei reati vedono la città ai vertici ci spiegano che da noi si denuncia anche il furto della bici perché la comunità è sana e crede nelle istituzioni. Adesso non vale più? Proprio perché ancora si è in democrazia e non in dittatura, segnalare un comportamento scorretto non fa partire un commando su un Suv con i vetri oscurati che incappuccia un innocente e lo getta in pasto ai maiali. C’è un’autorità che spesso, per esperienza e per competenza, ci mette poco a capire la consistenza della segnalazione. E risponde ancora alle regole democratiche civili (oppure pensate non lo facesse nemmeno prima del virus?). Un conoscente si è accorto che la coppia di vicini aveva accolto in casa altre sei o sette persone e ha chiamato il 112. Sono ancora tutti vivi e sani perché dall’altra parte gli è stato spiegato che non si può entrare nelle case della gente sfondando le porte come nei film. Anche suonando al campanello avrebbero potuto sentirsi rispondere che in casa c’erano solo i residenti e nessuno li avrebbe incarcerati nelle patrie galere.

Se segnalare infrazioni è fare delazioni, allora lo è anche segnalare un possibile reato? Provate a tornare con la memoria ai tempi in cui non c’era il coronavirus. Ve li ricordate? Immaginate se foste stati in giro per una passeggiata di cazzeggio che una volta si potevano fare. Se aveste visto due persone uscire di corsa da una casa e una dei due tirare un pugno all’altra e fuggire in auto, avreste chiamato il 112? E cosa avreste detto? Correte, c’è un aggressore in fuga. Potevate sapere se quello in fuga era invece uno che si stava legittimamente difendendo da un’aggressione partita dentro le mura di casa dove non potevate vedere e ora stava andando al commissariato a chiedere aiuto? No, non potevate. Ma l’intervento da voi richiesto avrebbe potuto accertarlo. E chiamare il 112 era la cosa da fare. Se è delazione oggi lo era anche allora. Facciamo che non si denuncia più niente?

Sullo stesso tema abbiamo pubblicato anche un altro articolo con un’altra opinione di segno opposto e lo trovate qui.

Lpr: «Perché acque rosse nel Candiano?». Ap: «Non è colpa dei lavori sui fondali»

Il consigliere comunale Ancisi raccoglie due segnalazioni sul coloramento del porto durante la presenza della draga, l’Autorità portuale smentisce che possa essere successo per km di canale

2121 Navi Al PortoNon è dovuto ai lavori della draga per il livellamento dei fondali del porto il presunto caso di arrossamento delle acque del Candiano segnalato a metà marzo. In sintesi è questa la risposta che l’Autorità portuale di Ravenna recapita a Alvaro Ancisi, consigliere comunale con Lpr che aveva sollevato il caso. È lo stesso Ancisi a divulgare la replica ricevuta dal presidente di Ap.

I fatti. Il 16 marzo Ancisi riceve segnalazioni da due cittadini perché in contemporanea coi lavori di dragaggio del canale portuale del tratto compreso tra largo san Vitale ed il ponte mobile si è verificato un arrossamento edintorbidimento di tutte le acque portuali, dalla darsena di città ai moli foranei di Porto Corsini e Marina di Ravenna fino al 12 marzo, giorno di partenza dal porto della nave-draga Nicola Z.

Rossi fa spere che quei lavori erano la riprofilatura tramite livellamento di alcune aree del porto canale, afferenti talune banchine portuali in concessione: «Il lavoro viene effettuato tramite benna montata a bordo nave, avendo cura di spostare i sedimenti da una zona di accumulo a una zona erosa o in spada, nelle immediate adiacenze dell’area di accumulo stessa. Per come sono strutturati, tali interventi sono minimali e possono provocare, al più, torbidità per il raggio di alcuni metri dall’area di azione della benna; pertanto, non sono causalmente collegabili fenomeni di altra natura come il segnalato arrossamento, specialmente se verificatisi o diffusi nel raggio di chilometri dal punto dell’intervento. Non abbiamo ricevuto altre segnalazioni in merito né tantomeno conferma dai riscontri diretti che sono stati prontamente eseguiti dal personale».

Mascherine anti-contagio in faccia per rapinare il negozio, il titolare li manda via

Tentano il colpo al Borgo San Rocco ma il commerciante comincia a urlare e i due escono a mani vuote

Sono entrati a volto coperto in un supermarket all’orario di chiusura ma non hanno spaventato nessuno perché indossavano mascherine anti-contagio, cosa comune di questi tempi di pandemia, e invece erano rapinatori. In due in azione ieri sera, 28 marzo, in un negozio di via San Mama a Ravenna. Uno ha estratto una pistola – non si sa se vera o replica – e ha chiesto al titolare i soldi della cassa ma l’uomo non ha ceduto e ha reagito urlando contro i malviventi, impugnando un oggetto in negozio per mostrarsi ancora più convinto. La reazione così decisa del commerciante ha attirato l’attenzione di altre persone e i due rapinatori se ne sono andati a mani vuote. Sull’episodio indagano i carabinieri che proveranno a raccogliere le immagini registrate da eventuali telecamere di videosorveglianza nei paraggi, sperando di intercettare il momento in cui i due giovani hanno abbassato le mascherine.

#NinoRimane: l’ultimo addio a Saturno Carnoli si celebra su Facebook

L’associazione culturale Disordine di cui faceva parte l’intellettuale invita a visitare il profilo di Nino alle 19 del 29 marzo quando la figlia pubblicherà un video

Foto Video Nino CarnoliL’ultimo saluto a Saturno “Nino” Carnoli sarà online, viste le ormai note restrizioni a manifestazioni pubbliche per il coronavirus. L’associazione culturale Disordine, di cui faceva parte l’intellettuale 79enne scomparso per Covid-19, fa sapere che chi vuole partecipare al saluto virtuale in onore di Nino può andare domenica 29 marzo alle 19 sul profilo Facebook Saturno Carnoli dove sarà visibile un video pubblicato dalla figlia Marianna. Chi vuole potrà poi lasciare una testimonianza scrivendo un commento con l’hashtag #NinoRimane

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi