lunedì
15 Giugno 2026

Pandemia, la psicologa: «È tempo di consolazione e cura. Ne usciremo tutti cambiati»

Paola Bianchi risponde alle nostre domande sugli effetti della paura del virus e il lungo periodo di “quarantena” a cui tutti siamo chiamati, in famiglia o da soli, e su come gestire l’inevitabile ansia del momento

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Paola Bianchi, psicologa del centro Liberamente di Ravenna

Insieme all’aspetto prettamente sanitario, a quelli economici e sociali, l’emergenza per il Covid-19 e tutte le misure prese per contenerlo hanno inevitabilmente un risvolto anche psicologico. Ne abbiamo parlato (a distanza) con Paola Bianchi, psicologa e psicoterapeuta con un’esperienza di oltre vent’anni alle spalle e fondatrice del centro Liberamente, a Ravenna.

Innanzitutto, gli psicologi stanno lavorando? Stanno facendo le sedute normalmente? Si stanno sperimentando nuove modalità a distanza?
«Come professionisti della salute psicologica l’attività professionale può continuare a svolgersi rispettando il più rigoroso rispetto delle misure igienico-preventive indicate dal Ministero della Salute. Tuttavia ho ritenuto opportuno aderire alle indicazioni dell’Ordine Psicologi di privilegiare le attività online invitando le colleghe del centro di cui sono la responsabile a fare altrettanto. Stiamo svolgendo in via prioritaria attività online di consulenza, monitorando costantemente l’andamento di ciascuna situazione. Ogni caso è una storia a sé e al di là della soggettività a volte concretamente non è possibile svolgere sedute virtuali per mancanza di privacy, ma credo sia un momento in cui mai come ora sia importante far capire ai propri pazienti che siamo loro vicini e se anche con modalità diverse garantiamo la nostra presenza».

Un momento per molti di paura e solitudine. Chi sono le persone psicologicamente più a rischio, che vi preoccupano di più?
«Siamo di fronte a un evento inaspettato e imprevedibile. Abituati a una quotidianità scandita da impegni di lavoro, studio, incontri, relazioni, scambi, ritmi veloci e soprattutto libertà di muoverci, siamo passati ad annullare tutto ciò. Abbiamo ribaltato la nostra situazione tipica tutta proiettata fuori a una vita tutta dentro. Generalmente siamo tutti un po’ostili al cambiamento, ma quando questo avviene senza essere preparati crea ancor più disagio, quindi mi sento di dire che una certa dose di ansia e paura è del tutto fisiologica. Ma ci sono persone che possono sentirsi fortemente minacciate da un pericolo che non riescono a definire, controllare, che presenta aspetti di invasione e persecuzione. Il senso di instabilità, fragilità e insicurezza diventa allora dilagante, senza argini sufficienti a collocare i nostri pensieri nella giusta dimensione e spesso arriva un’angoscia pervasiva che non lascia spazio ad altro. Dall’altro versante ci sono persone che negano ed evitano di affrontare il problema. Sono entrambe manifestazioni difensive che appartengono al nostro funzionamento psichico».

La convivenza in casa dentro un nucleo famigliare a cosa può portare? Può essere un’occasione per trascorrere più tempo insieme, ma anche per far emergere conflitti e difficoltà? Come gestirli?
«Le famiglie sono rivoluzionate certamente e gli equilibri possono slatentizzarsi, per non parlare delle famiglie disfunzionali dove il rischio di tracollo è molto elevato. Tutti noi operatori, e mi riferisco anche al servizio pubblico, siamo chiamati in questo momento a monitorare con molta attenzione queste situazioni. La maggior parte delle realtà invece possono essere espressione di un funzionamento che può veicolare un nuovo senso della convivenza familiare, sia per chi vive in coppia e anche per chi ha figli. È un momento in cui la privazione della libertà esterna non ci priva della libertà interna di ricostruire il nostro tempo, restituendo attenzioni e cura che spesso abbiamo dimenticato l’uno per l’altro. È tempo dell’attaccamento, della consolazione, della cura, della riflessione, del dialogo. I conflitti possono emergere, è naturale ma li possiamo gestire attraverso un ascolto attivo, anche in questo caso non dimentichiamo mai che esiste un io, un tu e un noi che sono strettamente connessi fra loro».

E chi vive solo?
«Rimanere isolati in casa, non poter frequentare luoghi pubblici, ridurre drasticamente la vita sociale può essere più faticoso per chi vive solo soprattutto per chi non è abituato a stare da solo, diciamo per chi non ha un buon rapporto con se stesso. Nell’immaginario collettivo si ferma la vita, sento molti che dicono ad esempio che c’è troppo silenzio! Settimane di isolamento dal contatto con l’altro possono risultare complicate e può essere che si vada verso una deriva depressiva. Occorre saper tracciare un confine a queste esperienze, uscire dallo stato di spaesamento attraverso una riflessione su noi stessi, ma anche agendo concretamente, facendo cose pratiche. Sistemare il proprio spazio esterno, la propria casa a volte aiuta molto a sistemare anche il proprio spazio interno. In questo tempo sospeso arrivano spesso soluzioni creative che diversamente non si manifesterebbero».

Chi soffre di più questa situazione secondo lei? Bambini, adolescenti, giovani che ancora vivono con i genitori, anziani?
«Ritengo che tutti in qualche modo soffriamo di questa condizione. Le variabili di questa sofferenza dipendono naturalmente dal ciclo di vita: un bambino non ha lo stesso apparato psichico di un adolescente o di un anziano e farà fronte alla situazione con gli strumenti di cui dispone. Ai bambini va spiegata la situazione con modalità opportune e le figure di accudimento sono fondamentali. I bambini per esempio sono più sensibili al cambio di abitudini rispetto a un adulto. Gli adolescenti tenderanno a ricercare il bisogno di socialità rivolgendosi al gruppo dei pari e incentivano sicuramente l’utilizzo di cellulari o altri mezzi. Gli anziani ricercheranno più conforto e sostegno. Vanno rassicurati anche se è vero che hanno una lunga storia alle spalle e hanno sicuramente impattato in situazioni drammatiche di vita e di morte e la loro opinione ed esperienza può essere di aiuto ai più giovani. Trovo encomiabile l’impegno dell’amministrazione comunale che ha contattato tutti i nostri over per verificare lo stato di bisogno».

Per molti è un momento di grande ansia. Come gestirla?
«Innanzitutto dobbiamo cercare di mantenere una posizione realistica, emotivamente equilibrata e per fare questo dedichiamo un paio di momenti nella giornata all’informazione e aggiornamento dai canali accreditati. Per il resto manteniamoci occupati a fare altro e anche a non fare nulla se vogliamo, ma sempre scandendo il tempo e i ritmi delle giornate».

Per vivere meglio la “quarantena” in casa è meglio darsi una routine o prendersi invece un tempo un po’ senza regole?
«Se in tempi non sospetti ci lamentavamo che non c’era mai tempo ora che ne abbiamo tanto a disposizione usiamolo! Vero è che di fronte a eventi così sconvolgenti siamo portati in prima istanza a negare la gravità della situazione poi ad arrabbiarci perché comporta limitazioni e cambiamenti notevoli, poi si cerca di negoziare e farcela andare bene. Infine ci si rassegna e mi auguro arrivi presto il momento in cui si accettano le norme e la situazione e si inizia a convivere in maniera più serena e costruttiva. Quindi recependo il metamessaggio che questo evento endemico sta generando; credo che mai come ora sia vera l’affermazione “in medio stat virtus”: va bene seguire una routine ma anche il proprio sentire perché il richiamo a cui tutti siamo tenuti è quello della misura, dell’equilibrio, della responsabilità e della cura per noi stessi e per la comunità».

Secondo lei, alla fine di questa esperienza, come saremo cambiati in termini di relazioni interpersonali? C’è il rischio che si sia diffusa anche la paura dell’altro?
«Questa è una situazione del tutto inaspettata e inedita che ci costringe a cambiamenti drastici e repentini per fronteggiarla. È accaduto qualcosa che ha reso possibile quello che solo qualche mese fa era impensabile. Per questo non possiamo che uscirne trasformati, perché già lo stiamo facendo. Il come mi è più difficile definirlo. Si può ipotizzare che questo Covid-19 dall’entità astratta e invisibile abbia certamente un valore simbolico elevato, cioè può contenere le nostre più grandi paure e che per controllarlo sia più semplice identificarlo con qualcuno. Ma è anche vero che questo virus ha fatto precipitare in men che non si dica l’ideologia del muro e dei confini, riportandoci tutti con uno starnuto giù per terra nel vero senso della parola. E dalle cadute ci si rialza imparando sempre qualcosa di più, rivedendo il senso del nostro vivere, ristabilendo un contatto profondo con noi stessi e il mondo a cui tutti indistintamente apparteniamo, facendo i conti con la nostra reale fragilità di esseri umani. E allora mi piace pensare che anche per la società in un piano esteso accada ciò che si verifica in terapia su un piano soggettivo, dove ci sono momenti di crisi nella vita della persona in cui tutto sembra crollare. Ma è da lì che si riparte e si lavora duramente e con impegno finchè arriva un momento in cui si volta pagina e ci si accorge che il pesante fardello di sofferenza e angoscia del passato è diventato un ponte per superare il guado e allora sì che ci ritroveremo veramente trasformati».

Covid-19, un mese di epidemia in provincia: i grafici dei contagi, nuovi e totali

Dal primo caso del calciatore 21enne si è arrivati a 521 positività che comprendono 24 morti e oltre 40 guariti

Il primo caso di Covid-19 in provincia di Ravenna è stato accertato il 27 di febbraio, era un calciatore professionista di 21 anni. A distanza di un mese il giovane è guarito, il totale delle positività è arrivato a 521 e i morti sono 24 e le guarigioni sono poco più di una quarantina. A oggi, 28 marzo, i ricoverati sono 140 (una decina in terapia intensiva) e 539 le persone in quarantena con sorveglianza attiva

Qui sotto trovate due grafici che raccontano i numeri in provincia. Con una doverosa precisazione: per quanto riguarda picchi e curve la dimensione provinciale non è particolarmente significativa per una valutazione complessiva.

Covid-19, altri 2 morti e 33 nuovi contagi: in totale 24 decessi e 521 infetti

I deceduti avevano 76 e 86 anni. In provincia 589 persone in quarantena e sorveglianza attiva, 140 ricoverate. È passato un mese dalla diagnosi del primo caso

Scientist Using Microscope 3938022Continuano a crescere i contagi da Covid-19 in provincia di Ravenna. Alle 12 di oggi, 28 marzo, i casi di positività diagnosticati ufficialmente sono 521, in aumento di 33 rispetto a 24 ore prima. Nello stesso intervallo di tempo sono arrivati anche due decessi di persone che aveva contratto la malattia: il totale dei morti è così 24. Il dato territoriale tiene conto non della residenza delle persone ma del fatto che sono stati accertati in questa provincia.

I numeri sono quelli forniti da Sergio Venturi, commissario regionale per l’emergenza coronavirus, nel quotidiano bollettino divulgato in diretta Facebook a metà pomeriggio. Dal prima caso accertato in provincia, un 21enne calciatore professionista di Lugo tesserato per un club toscano di Serie C, è passato esattamente un mese.

Rispetto alle 33 nuove positività comunicate oggi, la Provincia fa sapere che sono 18 donne e 15 uomini. Tre sono residenti fuori provincia. Diciassette pazienti sono in isolamento domiciliare, gli altri 16 sono ricoverati, uno di loro è in terapia intensiva. «Sul fronte epidemiologico, si tratta principalmente di pazienti che hanno avuto contatti stretti con casi già accertati». I due nuovi deceduti sono un uomo e una donna rispettivamente di 86 e 76 anni. Sono 589 le persone in quarantena e sorveglianza attiva in quanto contatti stretti con casi positivi. I ricoverati sono circa 140.

Complessivamente i casi sono come detto 521, così distribuiti per Comune:

26 residenti al di fuori della provincia di Ravenna
231 Ravenna
81 Faenza
40 Cervia
40 Lugo
17 Castelbolognese
14 Bagnacavallo
12 Cotignola
11 Alfonsine
9 Russi
8 Conselice
7 Massa Lombarda
7 Fusignano
5 Riolo Terme
5 Solarolo
5 Brisighella
2 Sant’agata Santerno
1 Casola Valsenio

Complessivamente in Emilia-Romagna i casi positivi sono diventati 12.383, 795 in più di ieri. Sono stati refertati 52.991 test, 5.193 in più sempre rispetto a ieri. Sono 5.358 le persone in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (301 in più rispetto a ieri); aumentano di poche unità – come si sta verificando negli ultimi giorni – quelle ricoverate in terapia intensiva, che sono 316, 8 in più rispetto a ieri. I decessi sono passati da 1.271 a 1.344: 73, quindi, quelli nuovi, di cui 44 uomini e 33 donne. I nuovi decessi riguardano 22 residenti nella provincia di Piacenza, 2 in quella di Parma, 12 in quella di Reggio Emilia, 12 in quella di Modena, 8 in quella di Bologna (di cui 1 nel territorio imolese), 8 in quella di Ferrara, 3 in quella di Ravenna, 1 in quella di Forlì-Cesena (1 nel territorio di Forlì), 6 in quella di Rimini. Al tempo stesso, continuano a salire le guarigioni, che raggiungono quota 1.075 (115 in più rispetto a ieri).

Questi i casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: Piacenza 2.390 (114 in più rispetto a ieri), Parma 1.752 (62 in più), Reggio Emilia 1.996 (135 in più), Modena 1.922 (150 in più), Bologna 1.347 (+62più rispetto a ieri, e 239  Imola, 11 in più), Ferrara 281 (37 in più rispetto a ieri), Ravenna 521 (33 in più), Forlì-Cesena 621 (di cui 300 a Forlì, 22 in più rispetto a ieri, e 312 a Cesena, 10 in più), Rimini 1.323 (59 in più).

Continua il lavoro all’interno della rete ospedaliera per attuare il piano di rafforzamento dei posti letto disposto dalla Regione. Da ieri a oggi, sono 168 i posti letto allestiti per i pazienti colpiti da Coronavirus, che complessivamente passano da 4.718 a 4886, tra ordinari (4.358, +160) e di terapia intensiva (528, +8). Nel dettaglio il totale a disposizione della Romagna è 700 (in particolare 113 posti letto a Ravenna di cui 12 per terapia intensiva a cui si aggiungono ulteriori 8 posti messi a disposizione dall’ospedale privato Maria Cecilia di Cotignola; 71 Lugo, di cui 10 per terapia intensiva). Per quanto riguarda gli ospedali Covid si conferma per la Romagna l’ospedale di Lugo con 44 posti letto.

Stamattina all’aeroporto Marconi di Bologna, alla presenza della guardia di finanza e del direttore dell’Ufficio regionale Dogane e Monopoli, sono state consegnate 80.600 mascherine alla protezione civile regionale. Sono arrivate dal Dipartimento nazionale protezione civile altre 243.000 mascherine Montrasio, 6.800 mascherine ffp2, 22.080 mascherine ffp3 e 2.160 tute. Dall’inizio dell’emergenza, tra Dipartimento nazionale e donazioni sono pervenute in Emilia-Romagna 528.000 mascherine ffp2, 95.430 ffp3, 12.800 occhiali protettivi, 31.168 tute, 1.618.300 mascherine chirurgiche, 718.00 guanti, 2.600 camici, 3.000 copriscarpe, 2.000 copricapo; le mascherine del tipo Montrasio risultano essere 3.366.000.

Cgil: «Cassa integrazione aumentata già a febbraio, prima dell’emergenza Covid-19»

In provincia una crescita di 170mila euro rispetto allo stesso mese del 2019, a livello regionale l’aumento è dell’85 percento

A febbraio il ricorso alla Cassa integrazione ordinaria (Cigo), a quella straordinaria (Cigs) e a quella in deroga (Cigd) in provincia di Ravenna è cresciuto di 168mila ore. Lo comunica la Cgil. Che fornisce anche i dati complessivi della regione: in totale 3.460.427 ore (2.564.599 per gli operai; 895.828 per gli impiegati) con un aumento dell’85,3 percento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (1.592.558 ore in più).

Un trend precedente all’emergenza Covid-19. «A marzo vedremo un’esplosione della Cig che probabilmente non avrà paragoni nella storia italiana e regionale – sottolinea Luigi Giove, segretario generale della Cgil Emilia-Romagna -. È importante che il Governo garantisca tutte le risorse che servono. Ed è importante che la Regione si prepari al confronto serrato con le parti sociali non appena il picco dell’emergenza sarà superato. Per ripartire servirà non perdere neanche un minuto, fare gli investimenti giusti, tutelare i posti di lavoro e spingere sull’acceleratore perché al grande blocco di queste settimane si risponda con una spinta abbastanza forte da riportarci a galla in fretta. Il Tavolo del Patto per il lavoro continuerà ad essere il luogo in cui questo può accadere».

Nel dettaglio, in Emilia-Romagna le ore di Cigo sono più che raddoppiate rispetto al 2019, mentre le ore di Cigs in aumento 53,2 percento. «Stiamo parlando, è bene sottolinearlo, degli ultimi ricorsi agli ammortizzatori sociali attivati prima dell’emergenza Coronavirus, i cui effetti sul tessuto lavorativo e produttivo nel nostro territorio saranno chiari solo nelle prossime settimane».

Mandateci i vostri racconti ispirati dal contagio, ne pubblichiamo uno a settimana

Iniziativa di R&D: su ogni numero del giornale una pagina con i testi e le foto dei lettori. Il tema degli scritti è “il contagio”, svolgimento libero

Woman Typing Writing Programming 7112Mai come in questo momento di distanziamento sociale obbligato per contrastare il coronavirus sentiamo il bisogno di stare in contatto, di sentirci vicini, perché costretti alla lontananza. E così Ravenna&Dintorni ha pensato di chiedere ai suoi lettori, cioè a voi che ci seguite in questi giorni di emergenza sanitaria o magari già lo facevate da prima, di mandarci un racconto. Ogni settimana ne pubblichiamo uno sul settimanale che per il periodo attuale esce solo in formato pdf scaricabile e sfogliabile online. Il testo può essere autobiografico o di fiction (giallo, horror, rosa o quello che vi pare), solo due paletti: il tema è “il contagio” e la lunghezza massima consentita è 3.500 battute (spazi inclusi).

Abbiamo anche invitato tutti a mandarci foto della loro quarantena in casa, tra passatempi, momenti di creatività e anche (inutile negarlo) di un po’ di noia. Ma stare in casa è importante adesso e dobbiamo farlo tutti. Non per questo, appunto, non possiamo non restare in contatto.

Scriveteci e mandateci foto, sul settimanale c’è una pagina per voi. Vi aspettiamo all’indirizzo redazione@ravennaedintorni.it o tramite la nostra pagine Facebook.

Mascherine con prezzi gonfiati, rialzi fino al 1.700 percento: denunce e sequestri

La guardia di finanza ha scoperto un sito creato per vendere i dispositivi di sicurezza. A Faenza un negozio di ottica proponeva le Ffp2 a 13 euro: erano costate 1,18 e non erano certificate

Foto 1Aveva creato un sito web per vendere online mascherine protettive contro il coronavirus in varie confezioni con rincari del prezzo di vendita fino al 1.700 percento rispetto al prezzo di acquisto. La guardia di finanza ha denunciato a Ravenna il titolare del sito per manovre speculative su merci e le mascherine ancora detenute per la vendita su internet sono state sequestrate.

Non è l’unico intervento svolto negli ultimi giorni dalle Fiamme Gialle del comando provinciale per prevenire e reprimere pratiche anticoncorrenziali o ingannevoli o speculazioni sui prezzi dei dispositivi di protezione individuale e di prodotti igienizzanti.

Foto 3Da Faenza erano giunte alcune segnalazioni riferite a un negozio di ottica che vendeva mascherine protettive a 13 euro ognuna, indicate come Ffp2 muniti di certificazione Ce. L’intervento dei Finanzieri faentini ha consentito di accertare che in realtà le mascherine non erano fornite di alcuna attestazione Ffp2 né certificazione Ce ed erano state acquistate al prezzo di 1,18 euro ciascuna (percentuale di rincaro superiore al 1000 percento). La Finanza ha sequestrato 270 pezzi in magazzino e ha denunciato il titolare per frode in commercio e per manovre speculative su merci.

Il comando provinciale della Gdf assicura che proseguiranno i controlli per sanzionare chi sta sfruttando l’incremento della domanda di dispositivi di protezione, di agenti biocidi e di prodotti biomedicali in questo particolare momento di emergenza.

Assembramenti ai distributori automatici, la polizia locale sospende il “What’s Bar”

Il piccolo locale senza personale sotto le finestre del municipio non aveva misure per favorire il distanziamento tra persone. Tre giorni prima un altro negozio della catena in darsena vendeva alcolici ai minori di 16 anni

WhatsApp Image 2020 03 27 At 20.40.58 (1)Non c’erano misure di prevenzione per favorire il distanziamento sociale e in alcuni casi si sono verificati degli assembramenti: per queste ragioni la polizia locale di Ravenna ha sospeso il “What’s Bar” in centro, il locale dotato solo di distributori automatici di bevande e alimenti in via Santi Muratori. La chiusura dell’attività – dopo un provvedimento dello sportello unico per le attività produttive – è stata eseguita ieri, 27 marzo, e resterà valida fino al 3 aprile. L’azienda proprietaria dell’attività ha sede a Brisighella ed è gestita da un 58enne ravennate.

La stessa impresa era già stata colpita da un altro provvedimento dei vigili urbani tre giorni prima: il 24 marzo è stato chiuso il punto vendita “Open Shop 24” – anch’esso attrezzato solo con distributori automatici – in via Magazzini Anteriori in zona darsena. In quel caso era stata accertata che la vendita di alcolici avveniva anche ai minori di 16 anni nonostante un lettore della tessera sanitaria.

Confagricoltura: «Il gelo ha distrutto fino all’80 percento di alcune produzioni»

Le stime dell’associazione di categoria nel Ravennate dopo il maltempo di fine marzo: albicocche e susine le più colpite

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Un campo sulle colline faentine nella mattinata del 25 marzo

Affiorano i danni lasciati causati all’agricoltura dalle gelate notturne dei giorni scorsi. Confagricoltura regionale diffonde una stima prudenziale per territori: «Nel Ravennate per le albicocche è previsto un crollo della produzione lorda vendibile (Plv) vicino all’80 percento, nelle susine dal 60 all’80 e nelle pesche e nettarine intorno al 50-60. Giù il raccolto del 60 percento nel kiwi giallo e del 40 nel verde. Mancherà inoltre il 5 percento della produzione di kaki».

Le riflessioni che seguono sono di Marcello Bonvicini, presidente in Emilia-Romagna: «Oltre alla pesante perdita di produzione frutticola di cui stiamo verificando l’entità zona per zona, sarà drastico l’impatto sull’indotto anche a valle e a monte della filiera e soprattutto in termini di giornate di lavoro perse nelle operazioni colturali dal diradamento dei frutti alla raccolta e a seguire nelle successive attività di pre e post confezionamento del prodotto, con evidenti disastrose ricadute sulla tenuta sociale ed economica».

Le stime, provenienti sempre dall’organizzazione agricola, parlano di danni derivanti dalla mancata occupazione intorno ai 37 milioni di euro nel comparto albicocche; 78 milioni nelle pesche e nettarine; 12 milioni nelle susine e 5 nelle ciliegie.

 

C’è l’emergenza e l’azienda aumenta gli stipendi: «Dovevamo aiutare i nostri operai»

La Ecogest si occupa di manutenzione del verde sulle autostrade e non si è mai fermata dall’inizio della pandemia. La famiglia Molinari aiuta i lavoratori «perché le misure del Governo sono nulle per noi»

Ecogest Operatore Al LavoroIl periodo è molto difficile e chi deve lavorare è esposto a più rischi così l’azienda decide un aumento del 20 percento sulla retribuzione netta dei suoi dipendenti. È la scelta fatta da Ecogest, azienda di Ravenna leader nella manutenzione del verde stradale e autostradale. Gli azionisti hanno anche indicato al consiglio di amministrazione di provvedere ad accantonare somme utili al sostentamento delle famiglie dei lavoratori per l’eventuale assenza dal posto di lavoro e per il pagamento delle spese scolastiche. L’ultima disposizione, valida per tutto il 2020, viene resa possibile anche grazie al sostegno dei programmi di assistenza di Banca Intesa, ai quali l’azienda aveva precedentemente aderito per le cosiddette azioni di welfare.

Mezzi In AzioneDall’inizio della pandemia, l’azienda non si è fermata un solo giorno e ha garantito il mantenimento dei programmi manutentivi lungo le 12 concessionarie autostradali italiane, e lungo le strade statali di quattro compartimenti regionali Anas per complessivi 6.300 km di strade, «sostenendo quotidianamente significativi costi di protezione sanitaria individuale e di disinfezione dei propri mezzi ed attrezzature, e provvedendo, a proprie spese, a garantire vitto ed alloggio al proprio personale, anche straniero, in trasferta, che ha rinunciato al ricongiungimento con i propri cari pur di garantire continuità alla struttura operativa, sicurezza agli utenti e per tutelare il proprio stipendio».

Valerio Molinari Verticale OkLa decisione della Ecogest per l’aumento degli stipendi nasce dalla mancanza di misure utili contenute nel decreto Cura Itali: «Non potevamo rimanere in silenzio rispetto ai proclami di Governo in materia di assistenza alle imprese ed ai cittadini, che per la nostra azienda sono sostanzialmente nulli – è la presa di posizione della famiglia Molinari, unica azionista dell’azienda –; se lo Stato non fa niente, noi tutti imprenditori abbiamo il dovere di sostenere l’economia derivata dalle nostre attività.

Ravenna, Palazzo Rasponi dalle Teste si illumina coi colori della bandiera italiana

L’assessore Fagnani: «Un segno di unità e solidarietà nazionale per affrontare l’isolamento»

Plazzo 1Palazzo Rasponi dalle Teste in piazza Kennedy, a Ravenna, si illumina con i colori della bandiera italiana. Fasci di luce tricolori da questa sera (27 marzo) proiettano sulla facciata «come messaggio di speranza e forza in queste giornate delicate per tutto il Paese», si legge in una nota del Comune.

Palazzo2«Il tricolore su Palazzo Rasponi si unisce a quelli esposti da tanti ravennati alle loro finestre – afferma l’assessore ai lavori pubblici Roberto Fagnani -. Un segno di unità e solidarietà nazionale per affrontare questo periodo di isolamento forzato per arginare la diffusione del Coronavirus».

L’illuminazione è stata allestita da Cpl Concordia.

Coronavirus, quattro nuovi decessi registrati in provincia di Ravenna

Tra i 37 nuovi casi di positività altri 3 sono riconducibili alla palestra di cui si è parlato nei giorni scorsi

UnnamedSono quattro i decessi registrati in 24 ore in provincia di Ravenna e non uno come da bollettino ufficiale della Regione (l’errore è dovuto a «un problema tecnico di comunicazione»).

Si tratta di due donne di 73 e 83 anni e di due uomini di 79 (il noto intellettuale ravennate Saturno Carnoli) e 83 anni.

La Provincia in una nota registra anche tre nuove guarigioni cliniche, in due uomini e una donna.

Rispetto alle 37 positività comunicate oggi (27 marzo) si tratta di 18 donne e 19 uomini. 29 pazienti su 37 sono in isolamento domiciliare poiché privi di sintomi o con sintomi leggeri, 8 sono ricoverati, nessuno in terapia intensiva.

Sul fronte epidemiologico, si tratta principalmente di pazienti che hanno avuto contatti stretti con casi già accertati, «3 dei quali riconducibili alla palestra di cui si è parlato nei giorni scorsi; altri due casi si riferiscono a contatti con aree fuori provincia», si legge nella nota della Provincia.

Sono 433 le persone in osservazione attiva al domicilio.

Complessivamente i contagiati in provincia di Ravenna sono 488, confermati alle 12 del 27 marzo, così distribuiti per Comune (23 sono residenti al di fuori della provincia):

– 214 Ravenna
– 72 Faenza
– 39 Cervia
– 40 Lugo
– 9 Russi
– 11 Alfonsine
– 14 Bagnacavallo
– 17 Castel Bolognese
– 8 Conselice
– 6 Massa Lombarda
– 2 Sant’Agata sul Santerno
– 12 Cotignola
– 5 Riolo Terme
– 6 Fusignano
– 5 Solarolo
– 4 Brisighella
– 1 Casola Valsenio

Porto, esteso il protocollo per la sicurezza a tutte le maestranze

Il sindaco: «Con l’emergenza coronavirus l’ampliamento era imprescindibile»

24296271 1643340865688572 992522666620685918 N«Da oggi il protocollo per la sicurezza dei lavoratori del porto è esteso a tutte le maestranze a qualsiasi titolo attive nell’ambito portuale». Lo annuncia il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, che spiega: «Già da qualche mese, prima dell’emergenza Covid, stavamo lavorando con i sindacati e le associazioni delle imprese per un’estensione del protocollo di sicurezza del porto non solo al lavoro portuale ma a tutte le categorie e gli ambiti del porto. Non si era ancora arrivati alla sottoscrizione perché erano in corso di definizione alcuni aspetti tecnici ed economici».

«Stamattina (27 marzo, ndr) – continua De Pascale – ho riunito tutte le parti sociali, il confronto è stato serrato e molto proficuo e alla fine dell’incontro ho proposto di arrivare in poche ore alla firma del protocollo. Tutte hanno accettato questo mio invito e per questo ringrazio di cuore i sindacati e le associazioni delle imprese e le istituzioni coinvolte, che hanno confermato l’attenzione a questo tema e la coesione necessaria ad affrontare questa sfida. Da oggi avremo maggiori e ulteriori risorse per le attività dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di sito, che si occuperanno della sicurezza in tutti i meandri della vita del porto, in tutte le imprese a prescindere dalla loro dimensione e anche in riferimento a tutti gli ambiti portuali e anche a quello  dell’autotrasporto. Avremo anche un tavolo operativo azionabile sia da parte dei sindacati che da parte delle imprese in qualunque momento per poter affrontare – con il supporto della Capitaneria di porto, della Ausl, dell’Autorità di sistema portuale per i loro ambiti di competenza- tutte le questioni specifiche laddove si verificassero problemi o anche solo incomprensioni».

La sollecitazione del sindaco è nata anche dopo che nei giorni scorsi il primo cittadino aveva appreso «con preoccupazione delle tensioni che si stavano sviluppando nel lavoro portuale, ben rappresentate dalle organizzazioni sindacali. Tutti i lavoratori che operano nel comparto, sia quelli portuali che quelli dell’indotto, dell’autotrasporto, delle operazioni di facchinaggio e dei servizi, già sono abituati a lavorare in un contesto di stress che merita particolare attenzione. È più che evidente che l’emergenza Covid desta nei lavoratori del porto e anche nelle imprese ulteriori preoccupazioni rispetto alle problematiche legate alla salute e anche alla tenuta economica di un comparto così strategico. Il nostro porto è uno dei porti che a livello nazionale ha uno dei ruoli più significativi sul versante agroalimentare ed è una infrastruttura strategica. Per tutti questi motivi e in primis per la sicurezza dei lavoratori l’estensione e l’ampliamento del protocollo sulla sicurezza erano imprescindibili».

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