In sette casi su dieci l’attività è portata avanti da un’impresa famigliare e femminile. A Cervia e Milano Marittima affitti fino a 40mila euro all’anno. Concessioni “sold out” nelle zone più urbanizzate. Valentini (Cna): «Per i chioschi non è importante scrivere “piadina romagnola”, avevano già una loro identità senza la certificazione»

Sono oltre duecento i chioschi di piadina in provincia di Ravenna, di cui ben oltre la metà solo nei comuni del capoluogo e di Cervia. Per il 70 percento dei casi – secondo una stima Cna – si tratta di imprese famigliari (in genere composte da due persone) prettamente femminili. Ma con la recente possibilità di ampliare i chioschi anche oltre i 20 metri quadrati (i più piccoli e tradizionali non superavano i 10) non è raro che vi lavorino anche 4-5 persone.
Difficile stimare il giro d’affari, anche se alcuni dati possono rendere l’idea. A inizio aprile per esempio è stato pubblicato sui siti specializzati un annuncio di vendita di un chiosco lungo la statale Adriatica, nel Cervese, a 250mila euro. Stando a quanto ci hanno dichiarato alcuni addetti ai lavori, un chiosco in centro a Cervia o Milano Marittima può invece superare come valore stimato anche il mezzo milione di euro, con fatturati annui tra i 250 e i 300mila euro. E affitti che possono arrivare anche a 40mila euro all’anno.
A Ravenna, un chiosco di medie dimensioni è stato da poco trattato per cifre attorno ai 150mila euro, a fronte di fatturati che possono superare anche i 200mila euro, ma che in molti altri casi, nel capoluogo, non arrivano a 100mila euro. La differenza, oltre che la qualità della piadina, la fa la posizione. Che al momento però non è possibile scegliere, non essendoci concessioni disponibili su aree pubbliche, almeno nelle zone maggiormente urbanizzate o turistiche (i chioschi di piadina rientrano nella famigerata direttiva Bolkestein e recentemente tanti, tranne qualche raro caso, sono stati riassegnati tramite avviso pubblico).
Abbiamo chiesto a Jimmy Valentini, responsabile settore Alimentare della Cna della provincia di Ravenna, come sia finita la diatriba di qualche anno fa legata al marchio Igp, che aveva visto i chioschi schierarsi contro la certificazione che, di fatto, ha uniformato la loro piadina a quelle industriali. Anzi, a oggi, possono chiamare la loro “Piadina romagnola” solo i 4 chioschi sugli oltre 200 di tutta la provincia aderenti al consorzio che tutela l’Igp.
«Semplicemente – risponde Valentini – ci siamo resi conto che questo nella stragrande maggioranza dei chioschi non era un problema perché non utilizzavano la dicitura “piadina romagnola”: basta la parola “piadina” e magari neanche quella, qui in Romagna, dove i chioschi hanno già una loro identità. Che siano a strisce bianco-rosse (come a Cervia, ndr), bianco-verdi (come in particolare a Ravenna, ndr) o bianco-azzurre (in alcune zone del mare, ndr), poco cambia. Si sa che lì puoi trovare la piadina romagnola. Al momento, come Cna, abbiamo un rapporto positivo con il Consorzio Igp che prevede per quei chioschi che lo vogliano un percorso di certificazione a costi minori e con meno burocrazia. Anche per i chioschi, infatti, l’Igp potrebbe comunque essere un valore aggiunto alla propria attività».
Notizia di questi giorni è anche la sentenza del tribunale europeo che ribadisce come “piadina romagnola Igp” debba essere prodotta (e confezionata) solo in Romagna. «La sentenza ha ribadito un’ovvietà – dice Valentini –, nel senso che il regolamento Igp europeo è una caratteristica di protezione territoriale, e se ci fosse stata una sentenza diversa sarebbe probabilmente crollato tutto il “castello” di tutte le protezioni europee: per questo credo che sia stato azzardato anche solo far arrivare a giudizio la vicenda. Piuttosto mi colpisce e mi dispiace che il ricorso sia arrivato dall’Italia (e in particolare un’azienda modenese), che con il marchio Igp invece può essere tutelata all’estero».
Una questione da sempre aperta è quella legata ai regolamenti, tra consumo sul posto e somministrazione. «Al momento con i Comuni di Ravenna e Cervia la situazione è abbastanza chiara e soddisfacente – continua Valentini –: oggi si è raggiunto un equilibrio tra la tradizione del chiosco, l’esigenza di mettere a sedere la gente e quella di non danneggiare bar o altri locali vietando la somministrazione di caffè o vino, per esempio, o vincolando Ravenna e Cervia a proporre solo piadine e crescioni, senza fare diventare i chioschi dei bazar (caso a parte è quello di Faenza, dove i chioschi sono di tutt’altro genere e vendono anche pizze e altri generi alimentari, ndr)».
Particolarmente soddisfatto per l’atteggiamento del Comune è il responsabile per Confartigianato di Cervia, Raffaele Biguzzi. «Negli ultimi anni l’Amministrazione ci è venuta incontro su suolo pubblico e ampliamento dei chioschi. D’altronde in questi anni la nostra attività (Biguzzi ha un chiosco a Pinarella, ndr) ha continuato ad espandersi, andando incontro alle esigenze dei turisti e delle famiglie che, con la crisi, potevano, e possono, consumare un pasto completo a 20 euro per due adulti e due bambini, all’aria aperta. La nostra clientela – termina Biguzzi – è di tutti i generi e negli ultimi anni ci siamo organizzati per intercettare anche i clienti musulmani, con piadine senza strutto, che per motivi religiosi non possono mangiare, ma con l’olio d’oliva…».



Quanto il caso Regeni è riuscito a uscire dall’Italia?
Ha prestato la casa popolare di Faenza di cui era assegnatario a un amico bisognoso di un alloggio temporaneo e poi si è ritrovato vittima di un’estorsione: l’ospite pretendeva denaro per non raccontare che aveva ottenuto l’appartamento in subaffitto, circostanza che avrebbe causato la revoca dell’assegnazione ma mai verificatasi. La vittima dell’estorsione, un 54enne di Solarolo, si è rivolto ai carabinieri della stazione locale e il taglieggiatore è finito in manette: è stato arrestato Mhamed Benchaoui, 40enne originario del Marocco già noto alle forze dell’ordine. Il giudice ha applicato al magrebino la misura del divieto di avvicinamento alla vittima nonché l’obbligo di presentazione dai carabinieri per due volte a settimana. Le indagini condotte dai militari al comando del luogotenente Bruno Vivaldo proseguono perché rimangono alcuni aspetti da chiarire.
La storia si è trascinata fino a marzo. Quando il 54enne è tornato nell’appartamento e ha trovato la situazione peggiorata ha alzato la voce e il 40enne ha impugnato un coltello da cucina e puntandoglielo contro lo ha minacciato di morte costringendolo ad uscire dall’appartamento a gambe levate. Il magrebino ha cominciato a minacciare l’italiano paventando che avrebbe raccontato all’Acer di aver pagato 150 euro al mese come subaffitto.
«Alcune delle foto circolate in questi giorni, su presunti casi di malnutrizione al canile di Ravenna, sono false: non sono del periodo attuale o addirittura non sono state scattate nella struttura di via Romea». Il Comune di Ravenna interviene per fare chiarezza sul canile municipale interessato il 2 maggio da un’
Da Fusignano a Capo Nord e ritorno in bicicletta. È la sfida del fusignanese Mirko Caravita, partito sabato 5 maggio. Il programma di viaggio prevede 11mila km attraverso Germania, Danimarca, Svezia e Lapponia, fino ad arrivare a Capo Nord. Il territorio norvegese sarà per lui un giro di boa, prima del ritorno verso l’Italia.


La quindicenne ravennate Sofia Ceccarello ha stabilito nel weekend il nuovo record italiano nella categoria Juniores Donne della specialità “Carabina ad aria compressa a 10 metri” con il punteggio di 400 punti sui 400 disponibili, colpendo in pratica il centro del bersaglio (di 0,5 mm e a 10 metri di distanza), in tutti i 40 colpi di gara.
I sette lidi ravennati e quelli cervesi confermano le loro bandiere blu. Da Casal Borsetti a Pinarella di Cervia: tutte le spiagge hanno avuto il riconoscimento della Fondazione educazione per l’ambiente (Fee) che prende in considerazione diversi fattori: depurazione delle acque reflue alla raccolta differenziata passando per la presenza di vaste aree pedonali, zone verdi, piste ciclabili, arredo urbano curato, spiagge dotate di servizi e personale di salvamento, accessibilità e assenza di barriere architettoniche. E ancora spazio educazione ambientale, strutture alberghiere e segnaletica aggiornata, presenza di attività di pesca ben inserita nel contesto locale. Sono 368 in totale le spiagge italiane premiate, divise in 175 comuni.
Erba alta in rotonde, giardini e in generale nelle aree di pertinenza comunale. Secondo quanto scrive la capogruppo de La Pigna in un question time, «molti cittadini» hanno segnalato alla lista civica carenze sul fronte della manutenzione. «Solo in alcuni siti è stata avviato lo sfalcio d’erba» e spesso «i residui non vengono rimossi per molto tempo».

