domenica
03 Maggio 2026

Troppe amiche su Facebook, lo lascia e lui la perseguita per mesi: denunciato

Stalking: insulti e minacce alla ex con sms e volantini sulla porta di casa. Ritirate le sue armi da caccia per precauzione

Ha scoperto che su Facebook aveva un giro di amiche di cui lei non sapeva niente e dopo un anno di convivenza ha deciso di lasciarlo ma lui, un 33enne ravennate, ha cominciato a perseguitarla fino a prendersi una denuncia per stalking dai carabinieri di Cervia che hanno raccolto un lungo elenco di episodi ammessi dalla ex.

La donna lo scorso gennaio ha scoperto le amicizie che il compagno intratteneva sui social network con altre ragazze. Dopo la rottura lui ha cominciato con messaggi telefonici minatori e offensivi, quando capitava di incontrarsi per strada di nuovo insulti e offese, più di una volta la vittima ha sul portone di casa volantini con insulti e l’uomo è anche appositamente andato davanti al luogo di lavoro della donna per insultarla.

L’uomo ha anche un regolare porto di armi da caccia e possiede alcuni fucili: i carabinieri hanno ritirato in via cautelare le armi, le munizioni e il documento.

Violenza sulle donne, l’avvocato: «È fondamentale chiedere aiuto»

Brighi ha collaborato molto con l’associazione Linea Rosa «Di solito sono molto sole perché non parla delle difficoltà» 

Spesso si legge sui giornali o si sente in televisione di donne uccise nonostante avessero denunciato il compagno più volte per violenze. Queste clamorose ingiustizie fanno crescere un senso di sfiducia nel sistema giuridico. Come possono accadere fatti del genere? Lo abbiamo chiesto all’avvocata Paola Brighi, che ha seguito molti casi del genere collaborando per anni con Linea Rosa Ravenna, associazione che tutela e assiste le donne vittime di violenze.

Perché non si riesce a evitare il peggio nonostante la denuncia?
«Il problema spesso è che la denuncia viene sporta sull’onda della disperazione e della paura, questo può comportare che nella frenesia del momento raccontino i fatti in maniera confusa e parziale. Anche se subiscono soprusi da anni si limitano a denunciare l’ultimo fatto avvenuto. Questo complica le cose perché può diventare difficile, per l’Autorità giudiziaria che legge la denuncia, distinguere tra fatti di violenza solo episodici e delitti più gravi e diventa difficile ottenere misure cautelari».

Come dovrebbero comportarsi le donne vittime di violenza?
«Se devo dare un consiglio dettato dalla mia esperienza personale direi che come regola generale sarebbe meglio che cercassero prima di tutto aiuto e appoggio. Spesso le condizioni in cui vivono le rendono poco lucide e molto confuse; di solito sono molto sole anche perché non parlano quasi mai a nessuno, a volte nemmeno ai parenti più stretti, delle loro difficoltà e paure. I Centri antiviolenza, sempre per mia esperienza personale, hanno un ruolo fondamentale. Devono “riprendere fiato”, di fermarsi e pensare».

Come è necessario procedere per “salvarle da loro stesse”?
«È necessario un percorso di rafforzamento dell’autostima, che le porti a comprendere che la loro vita può essere diversa e che sono in grado di farsi carico della loro serenità e della loro “salvezza” anche da sole. Facendosi aiutare, ma da sole. La violenza subita genera una specie di blocco in queste donne, che diventa più forte se la violenza è durata molto tempo e anche se hanno una certa età. È ancora maggiore nelle donne straniere se abituate culturalmente a un ruolo passivo della donna, per le quali la scelta di separarsi implica spesso anche una rottura con la loro stessa famiglia».

I giudici come si comportano con queste complicazioni psicologiche che interferiscono nei casi di violenza domestica?
«Non è facile. Spesso si riscontrano grandissime contraddizioni in queste donne, nei loro racconti e nelle loro scelte, che “sballano” le normali categorie di giudizio. Da una parte c’è una situazione di violenza divenuta insopportabile e l’intenzione di farla terminare, ma dall’altra ci sono i figli e il senso del legame familiare verso il loro padre. In casi di violenza domestica denunciati dalla donna, è avvenuta che lei stessa abbia dato il consenso ad accoglierlo in casa in regime di arresti domiciliari».

Sembra assurdo: chi si prenderebbe in casa la persona che lo ha rapinato?
«In questi casi le normali valutazioni non tornano. Non si può vivere a cuor leggero che il padre dei tuoi figli, con cui hai vissuto, che hai amato, che è in fin dei conti parte di te, finisca in carcere per causa tua».

Non è però solo un fattore psicologico a inibire le denunce delle donne, c’è anche una questione economica.
«È innegabile che l’autonomia economica è il primo presupposto per l’indipendenza. Una donna che dipende economicamente dal marito, che vive in casa sua, che non ha risorse proprie, sa che se lo denuncia e decide di lasciarlo potrebbe non trovare le risorse necessarie a mantenere se stessa e i suoi figli e che anche in sede di separazione, dipenderà dal mantenimento versato dal compagno».

Come vengono tutelati i bambini in questi casi?
«C’è un intreccio di competenze che rende piuttosto complesso l’intervento a tutela dei minori che vivono in una famiglia in cui uno dei genitori è violento. C’è il giudice civile, il giudice minorile, il giudice penale (nel caso di denuncia), l’avvocato della madre, l’avvocato del padre, i servizi sociali, a volte anche consulenti psicologi nominati dal giudice per fare la cosidetta “valutazione di genitorialità”. La nuova normativa, di inizio 2014, che ha ricondotto alla competenza del giudice civile ordinario la quasi totalità di questi casi avrebbe potuto migliorare la situazione, ma ancora non è stata metabolizzata da tutti gli attori e al momento ha creato anche della confusione».

Cosa consiglia a una donna che non ha il coraggio di denunciare le violenze che subisce?
«Le direi che la violenza è responsabilità di chi la pone in essere e non di chi la subisce. Ma anche che loro sono forti abbastanza, sia per se stesse, sia per i loro bambini, da assumersi la piena responsabilità di farla cessare, utilizzando tutto quello che può aiutarle a questo fine».

Due bimbi di 5 anni scomparsi in spiaggia Ritrovati dai carabinieri in macelleria

Intervento dell’Arma richiesto anche da una famiglia che aveva perso il figlio di 7 anni sceso dalla nave da crociera

I genitori li cercavano in spiaggia e loro erano alla macelleria del paese. Si è conclusa con un lieto fine la ricerca di due amichetti di cinque anni scomparsi all’improvviso dalla vista delle rispettive famiglie a Casalborsetti. Sono stati i carabinieri a ritrovare i due bambini, sereni e ignari della preoccupazione dei genitori, nei pressi di un negozio in paese.

La segnalazione al 112 è arrivata verso 13 di ieri: i due bambini stavano giocando in un bagno e si sono allontanati dai genitori, residenti nel ravennate, che non riuscivano più a individuarli tra la folla al mare. I carabinieri si sono orientati anche sul tratto di strada che va verso il centro abitato notando da lontano due piccoli che sembravano corrispondere in tutto e per tutto alla descrizione. E così si sono avvicinati con serenità e dopo le primissime domande su come si chiamassero e dove fossero i loro genitori, si sono resi conto di aver trovato i due ricercati. Tanta commozione e gratitudine dei familiari.

Da Porto Corsini invece poco dopo è arrivata un’altra richiesta simile. Un altro bambino scappato alle attenzioni dei genitori: un norvese di sette anni che aveva fatto scalo con la famiglia durante una tappa della nave da crociera e si era allontanato facendo una passeggiata. Quando i carabinieri sono intervenuti nella zona hanno trovato il piccolo già in compagnia di un loro conoscente che aveva riconosciuto strada facendo. I militari hanno comunque accertato e verbalizzato che lo stesso fosse riaffidato ai genitori, prima di congedarsi anche questa volta con ringraziamenti e foto di rito.

Il contadino 2.0: vanga e Facebook «Dobbiamo inventarci di tutto»

In società con un’altra persona, il 39enne gestisce un’impresa biologica: «Passo ore in una serra, non userò mai prodotti chimici»  

Anche il contadino deve sapere usare Facebook. «È la forma moderna del passaparola, ti fa conoscere a nuovi clienti con il vantaggio che non sei solo in balia di chi parla di te ma vengono diffusi dei messaggi che tu hai pensato». Christian Grassi ha 39 anni ed è un contadino che usa i social network. La pagina Fb dell’azienda agricola biologica Mater Naturae di Borgo Montone ha un migliaio di fan: «Bisogna inventarsi di tutto per stare sul mercato».

Grassi è in agricoltura da una ventina d’anni: «Mia nonna aveva la terra e mi ha trasmesso la passione, dopo il diploma in agraria ho fatto il libero professionista fino a quando nel 2008 mi sono messo in proprio con una socia». Ed è nata Mater Natura: all’inizio faceva tre prodotti e oggi sessanta. L’azienda va avanti con la forza lavoro di due persone e mezzo e Grassi la definisce un insieme di avanguardia e ritorno al passato: «Facciamo ricerca e sperimentazione sulle nostre spalle, facciamo marketing inventandoci tutto noi ma al tempo stesso adottiamo un metodo biologico molto spinto che richiede anche l’adozione di pratiche antiche come la cenere e la birra per difendersi dalle lumache». Una scelta spontanea per i due imprenditori: «Non potremmo pensare di usare prodotti chimici. Io per primo sto dentro una serra per ore al giorno e tiro su i miei due figli con i nostri prodotti». Molto tradizionale anche il modello di business: «Gli investimenti si fanno solo se ci sono soldi per coprire la spesa, non facciamo mutui o chiediamo contributi. È il nostro modo di concepire l’impresa». A monte di tutto c’è tanta fatica. Basta un calcolo: «Quanto costa un caffè? Un euro o poco più. Per pagarmi un caffè al bar io devo vendere 3-4 kg di pesche che arrivano solo se tre anni prima hai messo le piante e le hai curate…».

La giornata tipo di Grassi comincia sulle 7 con la raccolta dei prodotti di stagione arrivati a maturazione, poi alle 12 vengono confezionate le cassettine da consegnare a domicilio e parte il giro con il furgone, nel pomeriggio i lavori di campagna necessari alla produttività e poi alle 18 il secondo giro di consegne casa per casa. In totale circa duecento famiglie che ricevono una consegna a settimana. Cosa? Lo decide madre natura: «Raccogliamo quello che c’è di pronto e poi dividiamo per le famiglie del giorno. Io cerco di ruotare tenendo conto di eventuali intolleranze o di particolari esigenze se qualcuno ha una cena o la curiosità di riavere un certo prodotto». Perché anche qui sta il modo di concepire l’impresa agricola in chiave moderna: «La consegna a domicilio crea un rapporto umano, i clienti mi chiamano per un consiglio su come consumare un ortaggio o magari per avere una piantina di melone da mettere in giardino».

Insomma, il leti motiv è sempre e comunque inventarsi qualcosa di nuovo o diverso: «Non hai alternative. O sei un’azienda di grandi dimensioni e quindi accedi a contributi e puoi sfruttare economie di scala riuscendo a fare margine anche in crisi oppure sei un’azienda medio-piccola e per stare sul mercato oggi servono soluzioni alternative». Ecco perché la produzione punta anche su prodotti esclusivi: dalla patata magenta alla vecchia varietà di aglio più digeribile di quello classico. La parolina magica a cui si aggrapparsi è bio: «C’è una componente di moda ma una grossa fetta di chi lo approccia lo fa per una sensibilità, per una propria coscienza, per motivi ambientali o salutistici».

Anche il biologico però non se la passa troppo bene: «Oggi sta soffrendo di iper burocratizzazione e disincentiva le aziende piccole. Poi ci sono le pressioni di patologie e insetti di provenienza estera, prevalentemente orientale». Che possono far saltare tutto. Gli esempi non mancano: «Combatto da un mese contro la Suzuki, una larva di una mosca cinese: non c’è alcuna difesa. Stessa cosa con una cimice orientale di cui pare abbiamo catturato un esemplare a Lugo. Le teorie del bio prevedono di non eliminare una malattia ma conviverci ma puoi farlo solo se hai un ambiente che può produrre antagonisti, altrimenti non ci sono riequilibri. Oggi il problema è la frequenza con cui arrivano le incursioni di nuovi nemici. In passato capitava ogni due-tre anni, oggi capita anche più volte all’anno».

Cocaina spacciata e sniffata a scuola Arrestati due minori che gestivano il giro

Un 17enne e un 16enne avevano a disposizione anche Lsd e speed con un tariffario preciso. Sette mesi di indagini setacciando Whatsapp

Per un spinello già pronto da fumare bastavano 5-10 euro, per un francobollo di Lsd da leccare bisognava spenderne 25. Ma avevano a disposizione anche cocaina e speed. La vendevano sull’autobus per andare a scuola o direttamente in classe. E chi la comprava la consumava anche subito, in bagno o nei corridoi. È lo spaccato di un istituto superiore che emerge da un’indagine condotta dai carabinieri del nucleo operativo di Faenza per sette mesi e conclusa a fine giugno: arrestati per spaccio due minorenni (17 e 16 anni) che tenevano in mano il giro e una quindicina segnalati alla prefettura come consumatori.

Secondo quando ricostruisce l’Arma, l’indagine è cominciata a novembre 2015 con la segnalazione di due genitori di una 15enne frequentante una scuola fuori provincia. Padre e madre avevano ficcato il naso nel telefonino della ragazzina trovando le chat di Whatsapp dove si capiva che aveva iniziato a fare uso di droghe. Decine e decine di messaggini e fotografie sul cellulare dove insieme ad altri inneggiavano all’uso degli stupefacenti anche come fonte di guadagno.

Da quelle chat i militari sono riusciti a identificare i due pusher ricostruendo i rapporti di una comitiva di amici, tutti del Faentino, che frequentavano diversi istituti e che nelle loro trasferte in treno o autobus per raggiungere le scuole, consumavano e vendevano stupefacenti. Della cosa ne avevano avuto sentore anche i dirigenti scolastici, sentiti a verbale dai carabinieri insieme ad una sfilza di studenti minorenni residenti non solo nel Faentino ma anche fuori provincia, che sono stati convocati ed interrogati in caserma.

Sui telefoni dei giovani i carabinieri hanno trovato anche una sorta di vademecum digitale con le fotografie di alcuni stratagemmi per nascondere gli stupefacenti come ad esempio un libro a cui erano state tagliate parte delle pagine per creare uno spazio dove collocare la droga.

La procura per i minorenni di Bologna ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare a carico dei due giovanissimi ora collocati in una comunità minorile, come disposto dal giudice.

«Rincari luce e gas illegittimi» Class action di Codacons in regione

L’associazione per i consumatori: «Se gli aumenti sono dettati dalle speculazioni di alcuni grossisti allora c’è un illecito da punire»

Contro i recenti aumenti delle tariffe luce e gas scattati lo scorso 1 luglio (elettricità rincarata del 4,3 percento e gas dell’1,9), il Codacons lancia in Emilia Romagna una class action in favore degli utenti dell’energia residenti in regione. L’associazione a difesa dei consumatori pubblicherà l’11 luglio sul proprio sito internet il modulo per aderire all’azione collettiva e presenterà un ricorso al Tar del Lazio volto a bloccare i rincari. Chiunque disponga di una utenza energetica (elettricità o gas) potrà aderire alla class action per costituirsi parte offesa e chiedere la restituzione delle maggiori somme pagate in bolletta a causa dei rincari.

«L’Autorità per l’energia – scrive Codacons – ha denunciato speculazioni da parte dei grossisti, parlando di “strategie anomale adottate da diversi operatori sul mercato all’ingrosso dell’energia elettrica che hanno portato ad un rilevante aggravio di costi per il sistema e ad una alterazione del normale meccanismo di formazione dei prezzi nei mercati”. La stessa Autorità ha avviato un procedimento per punire le condotte poste in essere dai grossisti dell’energia elettrica e configurabili come abusi di mercato ai sensi del Regolamento Ue. Questo significa che le tariffe di luce e gas sono aumentate per effetto di un crimine e di condotte illecite e non certo per il normale andamento del mercato, circostanza vietata nel nostro paese e che avrebbe dovuto portare l’Autorità dell’energia a sospendere qualsiasi incremento per l’elettricità e per il gas». Presto verrà inoltrato un esposto alle procure di Roma e Milano sulla base della denuncia dell’Autorità per l’energia, affinché si indaghi per associazione a delinquere e truffa aggravata.

Infine il Codacons contesta duramente l’Autorità per l’energia che, «oltre ad aver autorizzato gli aumenti di luce e gas pur in presenza di speculazioni, sta nascondendo ai cittadini l’elenco dei grossisti accusati di condotte illecite, e ha pubblicato sul proprio sito internet solo la delibera di avvio del procedimento omettendo volutamente di rendere pubblico l’allegato A contenente la lista degli operatori coinvolti».

In 70 all’alba a costruire l’arena delle balle di paglia, il 14 su il sipario

Per l’ottava estate nelle campagne della Bassa, dove il Senio incrocia il Cer. In calendario 40 appuntamenti e 14 installazioni in sei giorni

L’arena delle balle di paglia a Cotignola è rinata per l’ottava estate di fila: all’alba di stamani, 9 luglio, erano in settanta i volontari che hanno partecipato alla costruzione del suggestivo anfiteatro nelle campagne della Bassa, dove il fiume Senio incontra il Canale emiliano romagnolo. Da giovedì 14 a martedì 19 luglio musica, teatro, narrazione (calendario completo scaricabile in formato pdf dal link in fondo alla pagina). Un grande calendario che raccoglie quasi 40 appuntamenti in sei giorni e 14 installazioni dislocate in sei posti differenti: l’Arena, la Golena dei poeti, il Canale del mulino, il Ridotto balle, il Casone teatro Ercolani e la Golena dei morti felici; a questi si aggiungono altri luoghi di passaggio, come le carraie che caratterizzano la campagna cotignolese

“Il nuovo mondo magico” è il tema attorno al quale ruota la programmazione 2016. Il tema trae ispirazione dal trattato “Il mondo magico” scritto dall’etnologo Ernesto De Martino tra il 1944 e il 1945 proprio a Cotignola, quando il paese si ritrovò al centro della Seconda guerra mondiale, tra i bombardamenti alleati e l’occupazione nazifascista.

La rassegna, come nelle passate edizioni, si distingue per un’offerta culturale che esplora più ambiti: musica, teatro e narrazione si combinano e creano un contesto non replicabile altrove, in continuo dialogo con il luogo. Un’attenzione particolare è dedicata alla land art, l’arte capace di modellare il paesaggio enfatizzandone le peculiarità e creando stupore nello spettatore. Non a caso è stata ribattezzata “Arte di terra e di fiume”, «un po’ per evitare superflui anglicismi – si legge nella nota stampa degli organizzatori –, ma soprattutto per sottolineare la provenienza dei materiali utilizzati per realizzare le opere che costituiscono il grande paesaggio dell’Arena; perché non si tratta solo dell’anfiteatro di paglia, ormai noto al grande pubblico; attorno a esso più luoghi partecipano alla costruzione di un grande calendario».

Stamattina alle 5.45 al podere Patuelli in via Cenacchio (dove la strada interseca il Canale emiliano romagnolo: non esiste un numero civico) un concerto di arpa celtica e santur iraniano, con Marta Celli e Ozgur Yalcin, ha dato il via ai lavori per la raccolta delle balle terminati con un convivio di campagna sotto le acacie offerto da Quelli di Primola.

L’Arena è raggiungibile dal centro di Cotignola: all’altezza del ponte sul Senio, è possibile percorrere l’argine sinistro del fiume fino all’Arena. Oppure con l’auto si può parcheggiare nel campo sportivo di via Cenacchio, per proseguire poi a piedi o in bicicletta seguendo le indicazioni che conducono all’Arena. È consigliata una torcia. Servizio navetta per mobilità ridotta chiamando il 333 4183149 (attivo i giorni dell’Arena dalle ore 18). Per accedere all’Arena è richiesto un contributo di almeno 2 euro. L’Arena delle balle di paglia è realizzata da Quelli di Primola Cotignola; hanno aiutato nella costruzione i richiedenti asilo ospitati dall’associazione Senegalesi insieme. Per ulteriori informazioni, chiamare il 333 4183149 (attivo i giorni dell’Arena dalle ore 18).

In 70 all’alba a costruire l’arena delle balle di paglia, il 14 su il sipario

Per l’ottava estate nelle campagne della Bassa, dove il Senio incrocia il Cer. In calendario 40 appuntamenti e 14 installazioni in sei giorni

L’arena delle balle di paglia a Cotignola è rinata per l’ottava estate di fila: all’alba di stamani, 9 luglio, erano in settanta i volontari che hanno partecipato alla costruzione del suggestivo anfiteatro nelle campagne della Bassa, dove il fiume Senio incontra il Canale emiliano romagnolo. Da giovedì 14 a martedì 19 luglio musica, teatro, narrazione (calendario completo scaricabile in formato pdf dal link in fondo alla pagina). Un grande calendario che raccoglie quasi 40 appuntamenti in sei giorni e 14 installazioni dislocate in sei posti differenti: l’Arena, la Golena dei poeti, il Canale del mulino, il Ridotto balle, il Casone teatro Ercolani e la Golena dei morti felici; a questi si aggiungono altri luoghi di passaggio, come le carraie che caratterizzano la campagna cotignolese

“Il nuovo mondo magico” è il tema attorno al quale ruota la programmazione 2016. Il tema trae ispirazione dal trattato “Il mondo magico” scritto dall’etnologo Ernesto De Martino tra il 1944 e il 1945 proprio a Cotignola, quando il paese si ritrovò al centro della Seconda guerra mondiale, tra i bombardamenti alleati e l’occupazione nazifascista.

La rassegna, come nelle passate edizioni, si distingue per un’offerta culturale che esplora più ambiti: musica, teatro e narrazione si combinano e creano un contesto non replicabile altrove, in continuo dialogo con il luogo. Un’attenzione particolare è dedicata alla land art, l’arte capace di modellare il paesaggio enfatizzandone le peculiarità e creando stupore nello spettatore. Non a caso è stata ribattezzata “Arte di terra e di fiume”, «un po’ per evitare superflui anglicismi – si legge nella nota stampa degli organizzatori –, ma soprattutto per sottolineare la provenienza dei materiali utilizzati per realizzare le opere che costituiscono il grande paesaggio dell’Arena; perché non si tratta solo dell’anfiteatro di paglia, ormai noto al grande pubblico; attorno a esso più luoghi partecipano alla costruzione di un grande calendario».

Stamattina alle 5.45 al podere Patuelli in via Cenacchio (dove la strada interseca il Canale emiliano romagnolo: non esiste un numero civico) un concerto di arpa celtica e santur iraniano, con Marta Celli e Ozgur Yalcin, ha dato il via ai lavori per la raccolta delle balle terminati con un convivio di campagna sotto le acacie offerto da Quelli di Primola.

L’Arena è raggiungibile dal centro di Cotignola: all’altezza del ponte sul Senio, è possibile percorrere l’argine sinistro del fiume fino all’Arena. Oppure con l’auto si può parcheggiare nel campo sportivo di via Cenacchio, per proseguire poi a piedi o in bicicletta seguendo le indicazioni che conducono all’Arena. È consigliata una torcia. Servizio navetta per mobilità ridotta chiamando il 333 4183149 (attivo i giorni dell’Arena dalle ore 18). Per accedere all’Arena è richiesto un contributo di almeno 2 euro. L’Arena delle balle di paglia è realizzata da Quelli di Primola Cotignola; hanno aiutato nella costruzione i richiedenti asilo ospitati dall’associazione Senegalesi insieme. Per ulteriori informazioni, chiamare il 333 4183149 (attivo i giorni dell’Arena dalle ore 18).

«Tre Ponti, Adsl, escavi, piazza Kennedy Ecco le promesse mancate del sindaco»

Ancisi (Lpr) cita gli impegni presi in campagna elettorale su quanto si sarebbe fatto entro giugno e scopre che poco è diventato realtà

Il cantiere dei Tre Ponti a nord della città, l’arrivo della connessione Adsl a Sant’Alberto, l’apertura di piazza Kennedy, l’escavo dei fondali del porto: sono quattro impegni per i quali, secondo il decano dell’opposizione Alvaro Ancisi (Lpr), il neoeletto sindaco Michele de Pascale ha fallito i tempi promessi di realizzazione.

Il consigliere comunale, rimasto da solo a rappresentare Lista per Ravenna in municipio, mette in fila ognuno dei quattro casi con dichiarazioni fatte in campagna elettorale e riscontri a giugno ormai archiviato.

Tre Ponti. «Il 12 gennaio scorso l’assessore ai Lavori pubblici, Roberto Fagnani confermato da De Pascale, dichiarava che l’apertura del cantiere sarebbe avvenuta in giugno. Il 15 maggio, il neo nominato vicesindaco Eugenio Fusignani, incontrando la cittadinanza di Sant’Alberto quale segretario provinciale del Pri, assicurò l’inizio dei lavori di realizzazione dei Tre Ponti a giugno 2016. Cioè, subito dopo le elezioni. A metà luglio tutto è ancora fermo, come da due anni».

Adsl nel forese. «Il 12 dicembre 2015 l’assessore Massimo Cameliani, pure lui confermato da De Pascale, annunciò in seduta pubblica a Sant’Alberto che l’arrivo dell’ADSL in paese sarebbe avvenuto entro il primo semestre del prossimo anno. Cioè, subito dopo le elezioni. A metà luglio non è ancora arrivata».

Piazza Kennedy. «Il 6 aprile scorso un comunicato stampa del Comune riportava le parole dell’assessore Fagnani che annunciava la fruibilità da giugno della porzione di piazza Kennedy non interessata dagli scavi archeologici. Cioè, subito dopo le elezioni. A metà luglio è ancora tutta cantierata».

Escavo porto. «Il 2 marzo scorso il vicesindaco e assessore al Porto, Giannantonio Mingozzi incontrò il commissario straordinario dell’Autorità portuale dichiarando di aver convenuto che, anche nel breve periodo commissariale, va perseguito con determinazione l’obbiettivo dell’ escavo dei fondali. Il 24 giugno, il commissario dell’Autorità Portuale, avendo appena incontrato il neo sindaco, ha affermato che se ne saprà qualcosa non appena sarà nominato il nuovo presidente dell’Autorità stessa. A metà luglio non si sa ancora quando».

Ancisi conclude segnando in agenda i nuovi impegni presi da De Pascale il 2 luglio dopo l’incontro avuto con Stefano Bonaccini, presidente della Regione: «Ha dichiarato che ci sono 300 milioni di risorse ed entro settembre vuole sottoscrivere un accordo quadro con cui realizzare bypass del Candiano, adeguamento della Romea Dir, allargamento della Classicana, sistemazione della statale 67 da Classe al porto, sottopassi ferroviari su via Canale Molinetto e via Candiano, collegamento diretto dell’E45 con l’autostrada A13 di Ferrara, più treni tra Ravenna e Bologna. De Pascale ha poi detto che nel 2017 dovranno essere stanziati i fondi ed entro il 2021 i lavori dovranno essere realizzati».

Dai lividi alle ustioni, quei segni che raccontano la violenza sulle donne

Un’aggressione con l’acido è l’ultimo caso. La paura di ritorsioni blocca le vittime ma a volte basta l’occhio esperto di un medico

Lui dice di essere innamorato mentre lei dice che non sono mai diventati nemmeno amici rimanendo solo semplici conoscenti. Una sera d’estate, il 2 luglio scorso, a Marina Romea l’aggredisce tra la gente a passeggio in piazza con l’intenzione di sfregiarle il volto: prima con un chiodo poi con dell’acido. È riuscita a evitare il peggio rimediando piccole ustioni alla schiena, al petto e a un braccio.

È l’ultimo eclatante episodio di violenza contro una donna nella nostra provincia. Concluso con l’arresto di un 41enne marocchino e la grande paura per una 26enne tunisina. Si erano conosciuti perché lei è amica della sorella di lui. Le prime conseguenze degli atteggiamenti dell’uomo risalgono a maggio 2015 con una denuncia per violenza perché, secondo quanto racconta la giovane, era stata picchiata con la catena di una bicicletta. A ottobre 2015 l’arresto per atti persecutori. Poi i domiciliari fino a maggio. E dopo è ricominciato l’incubo. Culminato con l’aggressione al mare mentre la giovane era in compagnia di alcune amiche, con una tragedia evitata anche grazie all’intervento di un pensionato 79enne che ha assistito alla scena e ha aiutato la vittima rimediando a sua volta uno schizzo di acido al volto.

Nel caso di Marina Romea la denuncia nel momento del pericolo c’era stata. Ma molto spesso il primo ostacolo che hanno di fronte le forze dell’ordine quando devono affrontare situazioni di violenza, maltrattamenti, stalking è la paura di ritorsioni che frena le vittime. Cosa mi succede se lo denuncio?, è la domanda che arriva spesso. Uno scenario che, ad esempio, si è verificato a fine giugno a Faenza. Una 41enne ucraina ha chiamato il 112 raccontando di essere stata picchiata dal marito, un 61enne italiano, mentre lui guardava la partita Italia-Spagna. I militari l’hanno trovata con una maschera di sangue. È stata medicata in ospedale – diagnosticando un lieve trauma cranico con ferita all’arcata sopraccigliare e contusione al labbro, con prognosi di sette giorni – poi accolta in caserma ma lì ha negato tutto coprendo il compagno senza presentare denuncia e chiedendo di tornare a casa da lui. Che in realtà una notte in cella di sicurezza l’ha passata comunque per i suoi gesti: quando i carabinieri sono intervenuti ha provato a spingerli fuori di casa ed è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, il giudice ha convalidato l’arresto e in abbreviato è stato condannato a cinque mesi di reclusione (pena sospesa e rimesso in libertà).

Se la vittima non vuole denunciare può comunque arrivare un ammonimento dal questore per l’aggressore, blando dispositivo richiesto per iniziativa delle forze dell’ordine che intravedono una situazione di pericolo. In questo ha un ruolo importante anche il protocollo attivo nel nostro territorio per fare in modo che nelle strutture sanitarie il personale medico sappia riconoscere situazioni che non coincidono con il racconto del paziente e quindi avvisino le autorità competenti. Un occhio nero difficilmente può corrispondere a una caduta per le scale o una scivolata nella doccia. In quel caso i medici, all’insaputa della vittima stessa, fanno la segnalazione per valutare il caso con le dovute cautele.

In linea di massima però l’azione di contrasto delle forze dell’ordine può mettersi in moto con forza solo se c’è una denuncia. E si può procedere per maltrattamenti o stalking solo se gli episodi sono più di uno. Perché se la donna non racconta il pregresso, se non ha la forza di mettere in fila tutti i lividi e le cicatrici si tratta solo di una denuncia per lesioni personali. Se non emerge la continuità degli episodi non c’è margine per parlare di maltrattamenti.

Ma chi trova il coraggio c’è. A quel punto la prima necessità è proteggere la vittima. Valutando la gravità della situazione. Il primo passo può essere la richiesta al tribunale di un divieto di avvicinamento che di solito arriva in qualche giorno e impone all’uomo di mantenere una distanza dalla donna: la violazione comporta l’arresto. Tra la donna e le forze dell’ordine c’è un contatto diretto per segnalare qualunque atteggiamento sospetto in modo da poter organizzare anche passaggi delle pattuglie nei luoghi e nei momenti più rischiosi: l’uscita dal lavoro, ad esempio. Oppure viene affidata alle associazioni del territorio che assistono le donne (vedi pagina 12) oppure a qualche familiare o parente, se si valuta che possa essere una situazione sufficientemente sicura. L’importante è che la sistemazione sia sconosciuta all’aggressore.

Riolo, con 5 milioni del fondo Inail la nuova succursale dell’alberghiero

Progetto selezionato nel programma Scuole Innovative: aule, laboratori, cucina a vista e sala ristorazione destinati anche al pubblico

C’è anche la costruzione di una succursale da 5 milioni di euro dell’istituo alberghiero Pellegrino Artusi di Riolo Terme tra i cinque progetti selezionati dalla Regione per ricevere i contributi statali del programma Scuole Innovative.

Previsto dalla legge 107 del 2015, il programma mette a disposizione 19 milioni di euro del fondo Inail per realizzare edifici scolastici innovativi. 
E come detto tra i progetti selezionati dalla Regione e proposti al Miur c’è quello presentato dalla Provincia di Ravenna: la costruzione di una succursale con aule didattiche e laboratori formativi al piano terra – una cucina “a vista” e una sala ristorazione – destinati anche alla pubblica fruizione. Il fabbricato sarà realizzato con soluzioni tecniche tese a garantirne la massima autosufficienza energetica.

«La scuola è il cuore di una comunità, anzi è il suo battito. Cogliamo l’occasione di oggi per riflettere sugli spazi educativi del futuro, decisivi per la competitività e la coesione del nostro territorio». Così l’assessore regionale alla Scuola e Formazione, Patrizio Bianchi, ieri 8 luglio a Parma ha commentato la tappa in regione del tour nazionale della Direzione generale per l’Edilizia scolastica del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, per presentare i progetti selezionati. All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti degli enti locali e delle istituzioni scolastiche dei cinque comuni (Ferrara, Modena, Riolo Terme, San Giovanni Marignano e Sorbolo) in cui sorgeranno le scuole innovative che rientrano nel concorso di idee nazionale.

Via l’architetto e spazio all’ingegnere per rianimare l’urbanistica comunale

Il sindaco scambia le pedine: al posto di Dradi va Natali, una vita tra lavori pubblici e infrastrutture civili tra Comune e Provincia

Per ridare slancio agli uffici comunali dell’urbanistica, il settore della macchina amministrativa che più di altri a Ravenna negli ultimi tempi ha subito critiche dagli addetti ai lavori per una burocrazia troppo farraginosa, il sindaco Michele de Pascale ha deciso di affidarsi all’ingegnere civile Valentino Natali. Dal primo giorno di luglio infatti il 52enne, tornato a Palazzo Merlato da meno di un anno dopo la parentesi di cinque anni in Provincia, è il nuovo dirigente del servizio gestione urbanistica ed edilizia residenziale pubblica (alle dipendenze del capo area Paola Bissi). Prende il posto dell’architetto Gloria Dradi che va a sostituire Natali come dirigente del servizio Patrimonio.

In campagna elettorale De Pascale aveva promesso che tra le prime mosse in caso di elezione ci sarebbe stato un aggiustamento alla macchina comunale puntando ad avere un nuovo approccio nelle aree più centrali dell’azione amministrativa. «È un segnale di cambiamento – spiega Massimo Cameliani, assessore al Personale –. Il dirigente svolge un ruolo importante nel funzionamento del Comune, l’urbanistica è un’area strategica dove ci hanno accusato di essere stati troppo ingessati e sono gli uomini e le donne alla dirigenza che fanno la differenza».

Leggendo dal suo curriculum disponibile online sul sito del Comune, Natali è dipendente pubblico dal 1995 quando vinse un concorso per diventare capo ufficio lavori pubblici e manutenzione del Comune di Forlimpopoli. Nel 1997 entra al Comune di Ravenna cominciando come capo reparto tecnico all’area Infrastrutture civili: in seguito si occuperà di strade, direzione lavori, progettazione, Nel 2011 passa alla Provincia, per fare il dirigente dei Lavori pubblici, da dove se ne va nel 2015 per tornare nuovamente in Piazza del Popolo.

Lo scambio Natali-Dradi non è l’unica novità negli uffici del Comune: Gianni Gregorio, selezionato dalle liste di mobilità del Comune di Cesena, è il nuovo dirigente all’Ambiente al posto di Angela Vistoli andata in pensione. Anche altre mosse in arrivo saranno dettate dal piano pensionamenti: entro la fine del 2016 è previsto il ritiro di diverse figure dirigenziali, a partire dal direttore generale Carlo Boattini che lascerà l’incarico il 20 agosto. Sarà il segretario Paolo Neri ad assumere la sua funzione: «Dovremo individuare qualcuno che invece possa occuparsi dei compiti del segretario», spiega Cameliani. Andrea Alberizia

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