martedì
12 Maggio 2026

Si fingeva un dipendente Enel per truffare una pensionata

I carabinieri di Lido Adriani sono invervenuti dopo una segnalazione

Si fingeva un dipendente dell’Enel per farsi mostrare documentazione con dati sensibili sulla privacy. Giovedì 5 novembre i Carabinieri hanno deferito all’ Autorità Giudiziaria un cittadino del Senegal colto sul fatto dopo la segnalazione giunta al 112 da un cittadino che aveva notato i soliti procacciatori di contratti “porta a porta” in località marina di questo centro. La pattuglia della Stazione di Lido Adriano, intervenuta immediatamente, ha subito individuato un ragazzo mentre colloquiava con una pensionata residente nella zona.

È stato così fermato e identificato un cittadino senegalese, classe ’92, residente nella provincia di Ravenna; i militari, all’atto dell’intervento, hanno notato che il ragazzo mentre parlava con la vittima, aveva già in mano della documentazione, nello specifico una bolletta, che la malcapitata aveva consegnato credendo alla buonafede del senegalese. La scusa è purtroppo nota, poiché già in passato si sono verificati casi analoghi: il venditore con la scusa di dover rilevare il codice cliente per procedere ad una verifica sulla correttezza delle informazioni e dei pagamenti, entra in possesso di dati sensibili, coperti dalle normative sulla privacy. Molto spesso questi dati vengono poi utilizzati per fini illeciti o addirittura sono semplicemente il prodromo per una richiesta indebita di denaro, che le ignare vittime molte volte liquidano immediatamente temendo ulteriori disagi.

Fortunatamente con l’intervento della Stazione Carabinieri di Lido Adriano non si è verificato nulla di tutto ciò; il 23enne senegalese invece è stato deferito all’Autorità Giudiziaria in stato di libertà.

 

 

Una vita tra i morti: «Volevo fare l’artista e ora vesto i cadaveri»

Le storie professionali di due operatrici dell’obitorio, tra la stima dei familiari dei deceduti e le solite scaramanzie: «A casa dimentico»

«A me i morti non hanno mai fatto paura. Mio nonno è stato l’ultimo custode del cimitero di Ravenna e sono cresciuta lì. Quando sono stata assunta alla camera mortuaria ero contenta di aver trovato un lavoro». E dire che la 34enne Caterina, la chiameremo così perché preferisce non vedere il suo vero nome sul giornale, voleva fare l’artista: «Già, mosaicista restauratrice. Poi mi sono accorta che non era una strada facile e ora faccio altro. Sarà perché da bambina dicevano che ero macabra? A volte me lo dicono ancora».

Ma Caterina è una professionista, racconta i suoi otto anni di lavoro all’obitorio di Ravenna senza mai distrarsi dai compiti del pomeriggio, facendo avanti e indietro dall’ufficio per rispondere a una richiesta o sistemare una camera ardente: «Il rapporto con i familiari è la cosa più delicata. Non c’è una regola, devi capire come reagisce la persona che hai di fronte. C’è chi non vuole nemmeno vederti e chi invece comincia a parlarti e andrebbe avanti sempre. Tu cerchi di fare il tuo lavoro nel modo migliore e cerchi di aiutarli e non è vero che si diventa meno sensibili. Fa piacere quando apprezzano la tua professionalità».

A un certo punto il turno finisce, ti togli il camice e te ne vai. Il lavoro entra tra le mura di casa? «La privacy va sempre rispettata ma con mio marito o mia sorella parliamo anche del mio lavoro, come loro mi raccontano del loro. È un lavoro». La pensa diversamente invece la 54enne Raffaella, nome di fantasia della collega di Caterina, operatrice alla camera mortuaria dal 2001. Raffaella ha quattro figli: «Non posso mica parlare del mio lavoro a casa. Altrimenti non stacchi mai dalla sofferenza. Tutti i giorni qua dentro assorbi la morte». A volte però qualcosa passa: «Mio figlio piccolo di quattro anni una volta mi chiese perché non andavo mai io a prenderlo all’uscita da scuola. E un giorno mi venne da dirgli che se quel giorno ci fossero stati pochi morticini sarei andata. Quando sono arrivata i genitori degli altri bambini ridevano perché lui aveva ripetuto quella frase. Non l’avevo detto con cattiveria». Perché conservando il rispetto bisogna pure provare a sdrammatizzare, anche per alleggerire il peso e lavorare più sereni.

È anche per questo che alle battute o ai gesti apotropaici di qualcuno si riesce a dare poco peso: «Succede. Ci sono quelli che mi dicono sempre che preferirebbero non incontrarmi. Cosa ci vuoi fare? Mica cambi la mentalità degli anziani». Però capita anche una onesta curiosità. Lo dice Caterina: «Alcuni ti fanno domande e vogliono sapere, si capisce che hanno interesse a conoscere un lavoro che qualcuno deve fare». E che nel tempo è cambiato in meglio «potendo contare su strumenti nuovi e condizioni operative migliori». Così come i corsi di formazione: tra il personale dell’obitorio c’è anche chi ha le qualifiche per assistere i medici legali in casi di autopsia.

Ma il momento più duro è quando arriva la salma di un conoscente: «Speri non succeda mai ma capita». E tra gli operatori c’è una sorta di codice non scritto, Caterina e Raffaella lo conoscono: «Ti fai forza e ti occupi tu della sua vestizione perché ti senti come se fosse il modo migliore per dargli l’ultimo saluto mettendo a disposizione le tue competenze in quel momento così delicato».

Consiglio comunale, M5s in rivolta «La presidenza è fuorilegge, ora basta»

Vandini abbandona la conferenza dei capigruppo dopo il caso
delle commissioni sul Progettone e attacca tutta la maggioranza

«Cinque anni di confronti spesso drogati e finti mi hanno intossicato. Voi dovete essere presi a piccole dosi altrimenti diventate dannosi». Sono le parole che Pietro Vandini, capogruppo M5s in consiglio comunale a Ravenna, rivolge alla maggioranza di governo locale nel momento in cui sbatte la porta e comunica l’abbandono fino alla fine del mandato della conferenza dei capigruppo, la riunione dei rappresentanti dei vari gruppi consiliari, presieduta dal presidente del Consiglio, con lo scopo di coordinare e programmare i lavori dell’assise. Casus belli è la vicenda legata alla convocazione delle commissioni consiliari per la presentazione dell’aggiornamento del progetto per l’escavo dei fondali con il dettaglio cruciale della realizzazione di due casse di colmata a mare lungo le dighe foranee per la collocazione dei fanghi dragati.

Serve riassunto degli eventi. Per la giornata di ieri, 5 novembre, erano convocate in riunione congiunta tre commissioni (Assetto del territorio, Ambiente, Attività produttive): all’ordine del giorno l’esposizione, fatta dal presidente dell’Autorità portuale Galliano Di Marco che aveva accolto l’invito, del nuovo Progettone. Vandini e Sirio Stampa (Lpr), rispettivamente a capo delle commissioni Ambiente e Attività produttive, hanno deciso di annullare le loro convocazioni perché non era stato possibile ottenere documentazione utile a studiare il progetto preventivamente in modo da presentarsi in aula con i compiti fatti a casa. I grillini lamentano un’eccessiva rigidità degli uffici comunali, arroccati sulla burocrazia e scarsamente disponibili a collaborare per la diffusione delle carte che avrebbero facilitato il lavoro dei consiglieri in commissione. Andrea Tarroni (Pd) non ha invece annullato la sua commissione (Asseto del territorio): «Una volta saputo che i documenti erano stati diffusi in mattinata – ha detto ieri all’apertura dei lavori in municipio – ho ritenuto non ci fosse motivo di rinviare». Vale la pena ricordare che i documenti del più grande progetto per il porto di Ravenna erano stati distribuiti solamente quattro ore prima. Di commissione conoscitiva e di prassi consolidate ha parlato la consigliera Silvia Savorelli (Pd): «Al primo incontro di solito si viene per ascoltare e nelle riunioni successive c’è modo di fare domande». Alla commissione non ha partecipato la consigliera M5s Francesca Santarella (prima di lasciare l’aula ha letto un comunicato scaricabile in versione integrale dal link in fondo alla pagina).

Vandini è furioso nella lettera aperta rivolta alla maggioranza (testo integrale in allegato al link in fondo alla pagina): «Dovete ringraziare che esitono ancora persone capaci di rimanere all’interno del confronto democratico e con una stabilità mentale tale da non sfociare in atteggiamenti fisicamente violenti». Le critiche del pentastellato vanno all’indirizzo di Lidia Molducci (Pd), presidente del consiglio comunale: «Maledico il giorno in cui ingenuamente ho votato la sua presidenza: raramente super partes, sempre politicizzata, sempre di parte. Ha permesso un record vergognoso: ci sono nostre interrogazioni che dal 2013 attendono risposta e il regolamento prevede che sia data risposta entro 30 giorni. Avete violato più volte il regolamento, siete dei fuorilegge».

Pugni a due sconosciuti poi strappa la divisa del poliziotto a morsi: arrestato

Notte agitata per un 21enne: ammanettato a terra ha continuato a colpire gli agenti. Per lui ora divieto di uscire di casa dopo le 17

Pugni e calci senza motivo a due sconosciuti incrociati in un bar poi pugni, calci e morsi a due poliziotti intervenuti per sedare la situazione. Notte scatenata a Ravenna per un 21enne albanese (B. Q. le iniziali) con diversi precedenti per lesioni, reati contro il patrimonio e pornografia minorile. Il tribunale ha convalidato l’arresto notturno con le accuse di resistenza, oltraggio e lesioni personali e rinviato il processo al prossimo 4 dicembre, nel frattempo il 21enne dovrà restare obbligatoriamente a casa dalle 17 alle 6. L’ufficio Immigrazione ha già avviato il procedimento amministrativo per la revoca del permesso di soggiorno.

L’intervento della squadra volante è partito verso la mezzanotte tra il 5 e il 6 novembre quando al 113 è arrivata una telefonata per il parapiglia che stava accadendo in un bar di viale Berlinguer a Ravenna, a pochi metri dalla questura. L’albanese aveva colpito immotivatamente con pugni e calci due giovani avventori a lui sconosciuti. All’arrivo dei poliziotti il 21enne era circondato dagli amici e dal fratello che cercavano di calmarlo. Con scarsi risultati: il giovane si è liberato dallo presa colpendo con una testata uno degli agenti. E anche quando è stato bloccato a terra e ammanettato non è bastato: con un morso ha strappato la divisa di un agente all’altezza della caviglia. È stato portato in questura e appena liberato dalle manette ha tirato un pugno in faccia a un terzo agente.

I tre poliziotti e i due giovani che erano all’esterno del locale sono ricorsi alle cure dei medici del pronto soccorso dove sono stati medicati e dimessi con prognosi dai 7 ai 10 giorni.

Coprivano un giro di spaccio e tiravano coca in servizio: carabinieri condannati

Tredici anni in totale (chiesti 22) a due ex appuntati scelti che avevano anche collaborato a una rapina. Già espulsi dall’Arma

Non solo non hanno impedito l’attività di spaccio, che sarebbe un obbligo per chi porta la divisa da carabinieri, ma l’hanno anche agevolata fornendo informazioni al pusher che avrebbero dovuto controllare ai domiciliari e da cui invece si rifornivano per sniffare anche durante i turni di servizio. Per gli appuntati scelti Giuseppe Giancola e Claudio Capozzi, all’epoca dei fatti che risalgono tra il 2012 e il 2014 in servizio al nucleo operativo radiomobile di Cervia, sono arrivate le condanne in primo grado per spaccio: sette anni a Giancola, sei anni e mezzo a Capozzi (oltre a 30mila euro di multa a testa) e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sentenze inferiori alle richieste dell’accusa che voleva rispettivamente 12 e 10 anni. I due, ormai ex carabinieri, avevano già incassato anche la condanna del tribunale militare che aveva tolto loro le divise.

La vicenda finì sulle pagine della stampa locale a giugno del 2014 (vedi articoli correlati) quando i due militari vennero arrestati insieme ad altre quattro persone, tutti coinvolti in un giro di spaccio e altri reati sul litorale cervese. Tra le accuse c’è anche la collaborazione in una rapina ai danni di un bar sulla statale Adriatica: i due militari avrebbero fornito indicazioni utili agli autori materiali del colpo per poi partecipare alla spartizione del bottino. Condanne sono arrivate anche per gli altri imputati: quattro anni per Zoran Pekic, 53enne serbo che passava la cocaina ai due militari, un anno per la 62enne convivente Antonella Guarini, quattro anni e due mesi per Gianni D’Addiego, 37enne titolare di un noto bar e che a volte forniva la droga ai militari. Per il sesto imputato, Roberto Forcelli, il rito abbreviato verrà discusso a marzo.

L’ex renziano di nuovo in campo ma contro il Pd. Contatti con La Pigna

L’avvocato Roccafiorita: «Ci sono stati incontri con la lista civica
di Bucci. Una nuova vittoria dei democratici sarebbe una sciagura»

A capo del primo comitato renziano ravennate fin dal 2012, quando da queste parti essere renziano era a dir poco scomodo e tra i promotori di un comitato pro Balzani alle ultime primarie per le Regionali dove il contendente di Bonaccini qui ha raggiunto un sorprendente 46 percento, Giuseppe Roccafiorita ha lasciato il Pd in polemica sia con lo stesso Renzi, sia lamentando l’immobilismo locale, dopo vent’anni di politica attiva. Ma ha da subito lasciato intendere che la passione politica, quella, era rimasta intatta. E oggi il 38enne avvocato sembra pronto a mettersi in gioco in vista del 2016.

Avvocato, ci conferma che intende avere un ruolo in queste elezioni?
«Sì, certo anche perché credo credo che una nuova vittoria del Pd sarebbe una sciagura per la città, servirebbe a mantenere quell’assetto di poteri che l’hanno portata all’immobilismo di oggi. Non solo, il Pd qui, dove il Renzismo è stato solo una farsa, il partito è politicamente isolato dal livello nazionale e questo significherebbe tagliare fuori la città dai tavoli politici dove si decide. Basta vedere come hanno smembrato la circoscrizione elettorale di Ravenna con l’Italicum».

Insomma, lei non crede al leit motiv della nuova classe dirigente del partito?
«No, perché molti li conosco personalmente e non li considero all’altezza del compito. Liverani, per esempio, lo conosco dai tempi della sinistra giovanile e lo rispetto, ma lo considero troppo ideologico e non abbastanza di polso, esattamente l’opposto di ciò che dovrebbe essere un sindaco. Credo che rappresenti la continuità e possa accontentare solo un elettorato molto spostato a sinistra..».

Difficile però pensare che lei non sia mosso anche da delusioni e racori personali per una mancato riconoscimento del suo ruolo nel partito…
«Ho 38 anni, la mia carriera professionale sta decollando, non sono in cerca di poltrone. Voglio solo dare il mio contributo alla campagna elettorale che al momento vedo piuttosto spenta, per una prospettiva a lungo termine che oggi manca».

Ma a chi vuole darlo questo contributo?
«In realtà ho ottimi rapporti con tutti da Andrea Maestri in Ravenna in comune fino ad Alberto Ancarani, di Forza Italia e ai grillini… Lo darò, innanzitutto, a chi me lo chiede…».

Ha citato Maestri, ma le interessa forse una formazione a sinistra del Pd?
«No, per la verità no. Anche se devo dire Ravenna in Comune ha scelto una candidatura di altissimo profilo, quella di Raffaella Sutter. Ma quella ormai non è più la mia storia. No, immagino qualcuno nell’altro campo, un’esperienza civica con una forte impronta concreta e non ideologica perché credo sia quello di cui ha bisogno Ravenna».

Considerando gli attori in campo, quella che lei descrive ricorda molto la Pigna…
«In effetti,mi sembra un progetto interessante che potenzialmente, anche a fronte della polarizzazione dell’elettorato a cui porterà inevitabilmente l’alleanza Lega-Ancisi, potrebbe lasciare ampi spazi di elettorato. Penso anche a quello, per esempio, che si è mobilitato per Balzani, all’elettorato repubblicano scontento delle alleanze dei vertici, ai tanti del Pd che non si ritrovano in un candidato come Liverani. Credo insomma che saprà mettere in campo un percorso forte e credibile possa riservare sorprese».

Il Movimento 5 Stelle la tenta?
«Non potrei mai aderire per rispetto alla loro e alla mia storia, ma credo che qui in città ci siano molte brave persone, magari inesperte ma che fanno le cose per convinzione e non per interesse e penso che, se riusciranno a fare una buona campagna elettorale e trovare un buon candidato, possano fare molto bene».

Quindi la vedremo candidato con la Pigna?
«Non posso nascondere che ci sono già stati alcuni incontri e che, come dicevo, ritengo il progetto potenzialmente molto valido, diciamo un embrione di alternativa al Pd di cui questa città ha quanto mai bisogno».

Torna la rassegna Librando Si parte con il fantasy

Dal 10 novembre trenta appuntamenti letterari

Il prossimo martedì 10 novembre partirà la terza edizione di Librando, la “rassegna letteraria e non solo” ideata e interamente curata da Ivano Mazzani, noto a Ravenna per essere uno dei promotori della progettazione partecipata del quartiere Darsena e per il suo costante impegno dimostrato nelle lotte civili e politiche della città. Gli incontri, ad ingresso libero, sono in tutto una trentina ogni martedì e sabato, dalle 17.30 al Tribeca Lounge Cafè, in via Trieste 90, ad eccezione dell’appuntamento del 12 marzo 2016, che avrà luogo nella Sala Muratori dell’Istituzione Biblioteca Classense.

Ospite del primo appuntamento è la giovane scrittrice fantasy Isabella Colic, che insieme a Claudio Franzoni, l’editore In.Edit., presenterà il suo libro intitolato L’occhio della profezia. Colic è nata a Castel San Pietro Terme (Bologna) nel 1996, e a soli 13 anni iniziò a scrivere L’occhio della profezia. La sua passione è la scrittura, alla quale si sono affiancate nel tempo la musica, il pianoforte e la chitarra elettrica. Una volta terminato il liceo linguistico a Lugo, il suo sogno è iscriversi alla facoltà di giornalismo.

Librando è una sorta di miscellanea formato da diverse forme di cultura e creatività e si presenta con un intenso calendario di eventi. Scrittori, attori, poeti, architetti, artisti, intellettuali: Eugenio Baroncelli, ErosAntEros, Fabrizio Varesco, Tahar Lamri, Franco Lorenzoni, Stefano Vicari, Matteo Marchesani, Gianluca Morozzi e molti altri. La rassegna vuole porsi come spazio informale di approfondimento intorno a tematiche di ieri e di oggi, mantenendo un piede sul passato e proiettando lo sguardo verso il futuro: non a caso il quartiere che la ospita è la Darsena, un luogo aperto e multiforme che sta creando una sua identità.

Non solo libri e letteratura quindi, bensì «una rassegna popolare e non nazional popolare, un vero e proprio micromondo culturale dove ad essere valorizzati sono gli autori e la piccola-media editoria di nicchia e qualitativa», spiega il curatore Mazzani.

Torna la rassegna Librando Si parte con il fantasy

Dal 10 novembre trenta appuntamenti letterari

Il prossimo martedì 10 novembre partirà la terza edizione di Librando, la “rassegna letteraria e non solo” ideata e interamente curata da Ivano Mazzani, noto a Ravenna per essere uno dei promotori della progettazione partecipata del quartiere Darsena e per il suo costante impegno dimostrato nelle lotte civili e politiche della città. Gli incontri, ad ingresso libero, sono in tutto una trentina ogni martedì e sabato, dalle 17.30 al Tribeca Lounge Cafè, in via Trieste 90, ad eccezione dell’appuntamento del 12 marzo 2016, che avrà luogo nella Sala Muratori dell’Istituzione Biblioteca Classense.

Ospite del primo appuntamento è la giovane scrittrice fantasy Isabella Colic, che insieme a Claudio Franzoni, l’editore In.Edit., presenterà il suo libro intitolato L’occhio della profezia. Colic è nata a Castel San Pietro Terme (Bologna) nel 1996, e a soli 13 anni iniziò a scrivere L’occhio della profezia. La sua passione è la scrittura, alla quale si sono affiancate nel tempo la musica, il pianoforte e la chitarra elettrica. Una volta terminato il liceo linguistico a Lugo, il suo sogno è iscriversi alla facoltà di giornalismo.

Librando è una sorta di miscellanea formato da diverse forme di cultura e creatività e si presenta con un intenso calendario di eventi. Scrittori, attori, poeti, architetti, artisti, intellettuali: Eugenio Baroncelli, ErosAntEros, Fabrizio Varesco, Tahar Lamri, Franco Lorenzoni, Stefano Vicari, Matteo Marchesani, Gianluca Morozzi e molti altri. La rassegna vuole porsi come spazio informale di approfondimento intorno a tematiche di ieri e di oggi, mantenendo un piede sul passato e proiettando lo sguardo verso il futuro: non a caso il quartiere che la ospita è la Darsena, un luogo aperto e multiforme che sta creando una sua identità.

Non solo libri e letteratura quindi, bensì «una rassegna popolare e non nazional popolare, un vero e proprio micromondo culturale dove ad essere valorizzati sono gli autori e la piccola-media editoria di nicchia e qualitativa», spiega il curatore Mazzani.

Lega Nord pronta per la mobilitazione «E per vincere a Ravenna saremo civici»

Il segretario romagnolo Morrone: «Serve l’alleanza con Ancisi»
L’escluso Ancarani (Forza Italia): «Quello che conta è battere il Pd»

Leggenda vuole che mentre Maurizio Bucci della Pigna aveva invitato i potenziali alleati di centrodestra nella sede di circonvallazione al Molino, a poche centinaia di metri di distanza, sabato 31 ottobre si sia svolto un incontro tra Gianluca Pini, per la Lega Nord, Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, e Alberto Ancarani di Forza Italia. Incontro in cui Pini e Ancisi confermavano l’asse privilegiato Lega-LpRa al primo turno delle prossime elezioni comunali di Ravenna con un paio di nomi di riserva come candidati nel caso l’imprenditore Elio Bagnari (foto a sinistra) dovesse sciogliere negativamente la riserva. Riserva che sta andando decisamente per le lunghe, va detto, tanto da insospettire qualcuno.

Comunque, Bagnari o non Bagnari, al momento i segnali che giungono da Lega e lista civica sono concordi nel dire che quello sarà l’assetto privilegiato per arrivare all’ambito obiettivo del secondo posto e giocarsi l’eventuale storico ballottaggio con il Pd. Si potrebbe dire che se i grillini sognano Parma e Livorno, questa formazione potrebbe piuttosto far pensare a Venezia, dove un candidato di sinistra come Casson ha perso contro il civico di destra Brugnano.

Forza Italia a questo punto verrebbe lasciata correre da sola a raccogliere un voto di estrema destra con Fratelli d’Italia e candidato sindaco Alberto Ancarani, molto attivo capogruppo berlusconiano e che tutt’ora sarebbe pronto all’alleanza e che ha comunque le idee molto chiare: «Quello che conta davvero – ci dice – è battere il Pd per scardinare questo status quo in cui via della Lirica decide dal portavoce dell’ultimo comitato cittadino fino al presdiente dell’Autorità portuale, una gabbia che soffoca l’economia della città».

Eppure, per quanto agguerrito, Ancarani sembra forse destinato a restare fuori dalla coalizione. Chiediamo intanto ragione di questa esclusione al neoeletto segretario nazionale della Lega Nord Romagna Jacopo Morrone, che precisa: «Ancarani è un amico, ma nella nostra strategia politica su Ravenna pensiamo che l’elettorato a cui dobbiamo rivolgerci non voterebbe Berlusconi, e Forza Italia, che piaccia o meno, è Berlusconi, non può rappresentare una novità». Certo, difficile pensare che per l’elettore ravennate possa essere una novità Ancisi, il decano dell’opposizione in consiglio comunale da oltre quarant’anni. «Capisco l’obiezione, ma Ancisi ha sicuramente dimostrato di saper fare l’opposizione e sono convinto che lui e la sua squadra possano essere capaci di governare che è l’obiettivo a cui tendiamo e che per la prima volta sembra davvero a portata». E in nome di questo obiettivo, dice ancora Morrone, è stata fatta una scelta che sembra non in linea con l’aggressiva politica che sta portando fortuna a Salvini in termini di consenso nel resto del nord Italia (Faenza compresa). «I temi non cambiano e restano i nostri, così come si vedrà dal programma, ma ritengo che per portare gli elettori stanchi del Pd a votare l’opposizione sia più convincente un candidato civico, un imprenditore che per tutta la vita ha fatto onestamente il proprio lavoro». Sull’attuale esclusione di Bucci e della sua Pigna Morrone si limita a dire che «convocare le altre forze del centrodestra con una mail come ha fatto lui non mi sembra la modalità migliore, c’è un percorso da fare e che stiamo facendo. Ora si tratta di gettare le fondamenta, poi da qui al voto mancano ancora molti mesi, vedremo».

Tra le fondamenta c’è quella del profilo del candidato. Elio Bagnari resta un nome di primo piano, anche se ancora manca appunto il suo sì definitivo. E il consigliere comunale della Lega Paolo Guerra sarà confermato in lista? «Una risorsa per il partito – conferma Morrone – Paolo ha lavorato per cinque anni con competenza e credo sia uno dei più “carichi” tra di noi. Di persone così abbiamo sicuramente bisogno».

Ma la vera campagna elettorale inizierà, pare di capire, per la Lega solo dal 10 novembre, dopo l’incontro a cui anche Morrone parteciperà, lunedì 9, con Matteo Salvini (i due insieme nella foto, a sinistra) e soprattutto dopo il fine settimana di iniziative che aspettano il Carroccio. In particolare nel Ravennate, venerdì 6 novembre dalle 10 alle 12 è in programma un volantinaggio a sostegno dei prodotti italiani davanti ai supermercati Conad di via Galilei, a Ravenna, le Maioliche a Faenza e il Conad di San Pietro in Vincoli. Ai clienti verrà anche data in omaggio una moneta di plastica per contrastare l’accattonaggio di chi recupera le monete dai carrelli. Sabato ci sarà un banchetto con due lettini e un ombrellone in piazza a Cervia e in piazza del Mercato a Ravenna per manifestare contro la Bolkestein, mentre nel pomeriggio tutti sono invitati a Cattolica per una “vongolata” in difesa della pesca italiana. Infine, l’appuntamento clou è quello di domenica 8 verso mezzogiorno quando a Bologna interverrà Matteo Salvini. Dalla Romagna partiranno, dice Morrone, «nove pullman, un numero considerevole. Di questi due partono dalla provincia di Ravenna. E per chi volesse unirsi, c’è ancora qualche posto». A Bologna ha annunciato in queste ore la sua presenza anche Berlusconi. Un dettaglio che potrebbe avere ripercussioni anche sul piano locale per le alleanze.

È morto don Guido Marchetti Era stato l’economo della curia ravennate

Il cordoglio di sindaco e consigliere Udc

È morto dopo una malattia che lo affliggeva da tempo don Guido Marchetti, già economo della Curia, delegato ai beni culturali nonché arciprete del duomo di Ravenna. Bergamasco classe 1931, divenne sacerdote nel 1957 e nella diocesi ravennate ha ricoperto ruoli di primo piano a fianco dei vescovi che vi sono succeduti, da Luigi Amaducci a Lorenzo Ghizzoni, passando per Giuseppe Verucchi.

«A lui – ricorda il consigliere provinciale dell’Udc Gianfranco Spadoni in una nota in cui esprime vicinanza alla diocesi – si deve l’organizzazione di molti lavori cantierati e seguiti sino alla fine, oltre al restauro completo della sede arcivescovile e dello stesso museo. Oltre al ricordo del dinamico sacerdote per i numerosi incarichi presso la diocesi, va ricordata, altresì, la sua incessante attività nella parrocchia al Duomo, caratterizzata sempre da iniziative per i giovani, ma anche dalla costante attenzione per ogni parrocchiano. L’attenta cura degli arredi sacri della cattedrale e, non meno, la rigorosa attenzione per la liturgia, confermano la statura di questo prelato, che per molti anni è riuscito a occuparsi di tantissime iniziative gestendo gli incarichi ricevuti con grande equilibrio e saggezza».

Cordoglio anche da parte del sindaco Fabrizio Matteucci per la scomparsa di Marchetti. «La sua scomparsa mi addolora. Ho espresso al vescovo monsignor Lorenzo Ghizzoni, alla Curia e alla famiglia di monsignor Marchetti il cordoglio mio e della comunità ravennate».

Due penisole da 30 ettari lungo le dighe Ma il Comune boccia le casse a mare

Il progetto da 45 milioni dell’Autorità portuale per i fanghi piace
alla capitaneria. Ma non al vicesindaco: «Non sono d’accordo»

Sversare i fanghi dei dragaggi dei fondali del canale Candiano a ridosso delle due dighe foranee sul lato interno creando due grandi aree di quasi trenta ettari di superficie totale emerse di 2,5 metri sopra il livello dell’acqua e circondate da una scogliera. Così si riassume l’idea delle casse di colmata a mare, progetto da 45 milioni di euro nei piani dell’Autorità portuale per trovare una collocazione a due dei tre milioni di metri cubi di materiale che sarà necessario rimuovere lungo in porto per approfondire i fondali. Dopo averlo già illustrato al comitato portuale, il presidente di Ap Galliano Di Marco oggi l’ha presentato anche alla commissione consigliare in municipio a Ravenna. Netto il giudizio del vicesindaco Giannantonio Mingozzi, titolare della delega Porto in giunta: «Non sono d’accordo, non vedo perché riempire uno spazio del porto riducendo la larghezza dell’avamporto». Perplessità espresse anche da Guido Guerrieri, assessore all’Ambiente. E così quello che Di Marco considera un intervento fondamentale per dragare sembra avviarsi verso un difficile percorso per l’eventuale approvazione.

L’opera è stata elaborata dallo studio Seacon di Roma – è stato l’ingegnere Massimo Vitellozzi ad affiancare Di Marco nell’esposizione ai consiglieri – e avrebbe già incassato il benestare della capitaneria di porto, circostanza che lascia scettico Mingozzi. Secondo le simulazioni partorite dalla Seacon, il restringimento dell’avamporto non avrebbe problemi per la navigabilità commerciale e anzi andrebbe a ridurre il movimento ondoso all’imboccatura.

Il dirigente di Ap ha voluto sgombrare i dubbi su un progetto che in molti altri porti italiani viene già utilizzato. I casi citati però riguardano scali quasi esclusivamente a vocazione industriale. Di Marco ha messo in chiaro alcuni punti: la scoglierà di contenimento e il fondale sarano impermeabilizzati in modo da evitare ogni fuoriuscita, il trasporto del materiale da depositare avverrà solo via mare risparmiando circa 150mila viaggi di camion se dovesse essere collocato a terra, una volta riempite le casse verrà realizzato quello che chiama testualmente «sarcofago» per mettere una sorta di coperchio. E a quel punto si potrà intervenire liberamente: «Diventa un’area a servizio del porto, la immagino per il turismo e non per i container». Nella sala del consiglio comunale il presidente ha proiettato un rendering di una suggestione che vede la più grande delle aree trasformata in una penisola con alberi e spazi verdi.

Il vicesindaco non ha fatto mistero della sua contrarietà all’ipotesi. Chiedendo a Di Marco maggior rispetto verso le istituzioni e sottolineando come non sia facile il confronto con la cittadinanza su questi temi. È già partita la raccolta firme nelle località di Porto Corsini e Marina di Ravenna per opporsi alla realizzazione delle casse. Ma il numero due di Palazzo Merlato non ci sta a far passare il Comune come chi voglia intralciare le opere: «La complessità di questa opera non si poteva risolvere in un voto del comitato portuale entro dieci giorni. Serve un percorso di concertazione». Parole che alimentano ancora lo scontro ormai senza soluzione di continuità tra Piazza del Popolo e Via Antico Squero.

Elettronica e sperimentazioni in un festival d’artista

Torna Transmissions, dal 26 al 28 novembre

La proposta l’ha ricevuta mentre era a New York, dove doveva suonare al MoMa, tra i più importanti musei d’arte moderna al mondo. D’altronde lui è pur sempre considerato dalla critica tra i più interessanti artisti italiani della sua generazione. Nico Vascellari, 39 anni di Vittorio Veneto (foto a fianco), è l’uomo chiamato dallo staff del Bronson per curare l’edizione 2015 del festival di musica contemporanea e sperimentale Transmissions, in ritardo di qualche mese rispetto al solito a causa anche della latitanza di un importante sponsor. Certo la proposta non è di quelle “facili”, ma Ravenna può vantarsi di avere per l’ottavo anno consecutivo una delle rassegne musicali più importanti d’Europa, non per niente consigliato anche da quella sorta di bibbia della musica alternativa (ma non solo) mondiale che è l’americano Pitchfork nella sua guida ai festival, per esempio. Un festival, quello ravennate, che quest’anno particolarmente – dopo il viaggio in una certa musica popolare europea dell’anno scorso – ha per davvero qualcosa di autunnale, con un filo scuro e inquietante (come l’artwork dello stesso Vascellari, vedi foto qui sotto) che lo contraddistingue.

A partire dal concerto d’esordio, obiettivamente clamoroso per il target di riferimento, quello di questa sera (giovedì 5 novembre) di Prurient, ossia il newyorkese Dominick Fernow, personaggio di culto della scena noise (imprescindibile per Vascellari che lo ha voluto assolutamente in cartellone) che non è certo facile poter ascoltare in Italia e che racchiude in sé un po’ tutto quello che questa edizione vuole rappresentare. L’elettronica e il rumore, detta in maniera sintetica e un po’ brutale. Un’edizione che – come ha spiegato Vascellari nel corso della presentazione alla stampa in Municipio di questa mattina, ringraziando innanzitutto il Bronson per averlo scelto come curatore – vede in primo luogo una serie di artisti che sono anche amici o che sono in qualche modo collegati uno all’altro. «E poi c’è quello che avrei voluto sentire io, ci sono i miei gusti, ho avuto carta bianca nella scelta della line up», assicura Vascellari che di certo porta la sua etichetta di «controverso» anche a Transmissions, con soddisfazione naturalmente di Christopher Angiolini, patron del Bronson, che nel corso della presentazione alla stampa ha sottolineato con un certo orgoglio anche solo l’essere riuscito a portare a questa ottava edizione un festival così impegnativo, grazie anche al supporto del Comune e di Ravenna Capitale italiana della cultura 2015, il cui coordinatore, Alberto Cassani, ha ribadito alcuni concetti. «L’aspetto del “controverso” così come quello dell’innovazione, sono stati valori fondanti del nostro percorso di candidatura a capitale europea della cultura 2019, che resta secondo me il fatto più importante accaduto a Ravenna negli ultimi trent’anni. Ora – ha concluso Cassani – la sfida è quella di riuscire a portare avanti quel progetto ugualmente negli anni a venire».

Dopo il “preludio” con Prurient, il festival entrerà nel vivo nell’ultimo weekend di novembre, dal 26 al 28, con tre serate di elettronica ma non solo e alcuni big della scena d’avanguardia mondiale, come il duo di Manchester Demdike Stare che salirà sul palco dell’Almagià nel corso della prima serata, o Eric Copeland (membro dei Black Dice) e il produttore americano Ron Morelli che invece saranno protagonisti al Bronson il sabato, mentre il secondo giorno sarà la volta, tra gli altri, di The Soft Moon, il progetto più vicino al rock e alla forma canzone del lotto. Il programma completo con le schede degli artisti è consultabile sul nuovo sito transmissionsfestival.org, mentre qui al momento ci limitiamo all’ultima segnalazione riguardante l’ancora misterioso «non evento», come è stato definito in conferenza stampa, che chiuderà un po’ a sorpresa il festival alla domenica mattina (a posti limitati, 66) con protagonista lo stesso Vascellari (qui in veste di artista, ma nel corso di Transmissions anche come musicista, sul palco con i suoi Ninos Du Brasil) al Mic di Faenza, dal titolo “Pozzanghere”.

Biglietti per ogni appuntamento da 10 a 15 euro, con possibilità di abbonarsi a tutte e tre le serate di fine novembre a 25 euro. Sconti e convenzioni anche per il pernottamento, arrivando solitamente a Transmissions persone anche da fuori regione, quando non dall’estero.

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