domenica
15 Marzo 2026

Cgil inaugura la nuova sede di via Gulli, è la terza in città

Cgil inaugura la terza sede in città, al 169 di via Gulli. L’appuntamento è sabato 7 febbraio alle 10, alla presenza del sindaco Barattoni e della segretaria generale della Cgil di Ravenna, Manuela Trancossi.

Gli uffici di via Gulli saranno aperti dal lunedì al venerdì, con lo Spi Cgil che svolgerà il ruolo di accoglienza. Gli spazi si svilupperanno al piano terra, ospitando anche un Caf per la campagna fiscale, lo sportello di Sunia e quello di Federconsumatori. «Aprire una nuova sede in uno dei quartieri più popolosi non è una scelta casuale, ma politica nel senso più alto del termine – commenta Manuela Trancossi -. La Cgil ha deciso di essere presente fisicamente dove vivono le persone, dove emergono i bisogni, dove le fragilità sono più evidenti e spesso meno ascoltate».

Gli uffici in via Gulli rappresentano il terzo presidio in città della Cgil, dopo quello in via Pellegrino Matteucci 15, che ospita la Camera del lavoro provinciale, e quello di via Bozzi 25.

Al termine dell’inaugurazione di sabato è previsto un piccolo rinfresco per i presenti.

Un piano da 300 milioni di euro per riqualificare gli alloggi pubblici sfitti e affittarli a canone calmierato

La Regione lancia un piano da 300 milioni per azzerare gli alloggi pubblici sfitti, con un bando per la riassegnazione delle residenze vuote perché bisognose di interventi di ristrutturazione a lavoratori a reddito medio-basso. Si tratta di un percorso di riqualificazione del patrimonio pubblico-residenziale già esistente, pensato per rispondere al bisogno crescente di alloggi in locazione a canone calmierato.

Dopo aver avviato nei mesi scorsi la ricognizione con Comuni e Acer degli alloggi Erp e Ers disponibili a seguito di ristrutturazione, la Giunta regionale ha ora approvato il bando pubblico per costituire elenchi cittadini, lavoratori e nuclei familiari in possesso di requisiti specifici e interessati a ottenere in locazione gli alloggi a canone calmierato.

Per avviare il piano, in questa prima fase si parte con 30 milioni di euro di Fondi Fesr, che permetteranno di ristrutturare e mettere a disposizione i primi 1.011 alloggi da dare in affitto, 23 dei quali nel Ravennate.

Possono presentare domanda le cittadine e i cittadini con un Isee non inferiore a 8 mila euro e non superiore a 35mila euro. La somma dei redditi dei componenti del nucleo che occuperà l’alloggio non deve essere inferiore a 16mila euro. Inoltre, i componenti del nucleo non devono essere proprietari di altri alloggi nel territorio regionale.

Gli interessati dovranno possedere un indice di solvibilità(ovvero rapporto fra canone di locazione dell’alloggio da assegnare e reddito familiare netto) in misura uguale o inferiore al 20% e provvedere al trasferimento della residenza anagrafica nell’alloggio entro 90 giorni dalla firma del contratto di locazione.

L’assegnazione degli alloggi dovrà avvenire a seguito di un regolamento comunale che sarà predisposto sulla base di un regolamento-tipo regionale con cui i Comuni, proprietari degli alloggi, potranno anche destinare quota parte delle abitazioni ristrutturate a particolari categorie di persone, come nuclei familiari presenti nelle graduatorie comunale di accesso all’Erp, nuclei già segnalati o seguiti dai Servizi sociali comunali e in condizione di emergenza abitativa, famiglie interessate da un provvedimento di decadenza dall’assegnazione di un alloggio Erp a causa del superamento dei limiti di reddito o di possidenza mobiliare e nuclei con lavoratrici e lavoratori impiegati nei servizi pubblici. Il canone calmierato del contratto di locazione da sottoscrivere ai fini dell’assegnazione dell’alloggio Ers sarà equiparato al canone concordato con durata di 6 più 2 anni.

Ribaltamento su via Baiona: un camion finisce nel fosso accanto alla ferrovia

Ribaltamento su via Baiona: nella mattinata di oggi, mercoledì 4 febbraio, un camion è uscito di strada finendo nel fosso che costeggia la ferrovia. Al momento dell’incidente non transitava alcun treno.
L’autista è rimasto illeso e la polizia locale, giunta sul posto, indaga ora per stabilire la dinamica dell’accaduto.

Sul posto anche i vigili del fuoco, con squadra operativa e gru per le operazioni di recupero del mezzo. Il tratto di via Baiona tra le due rotonde della zona industriale resta chiuso in attesa della rimozione del veicolo incidentato e del trasferimento dei liquidi contenuti in un nuovo camion. Restano però operative le aziende della zona, mentre sul posto sta operando una squadra dei vigili del fuoco.

Luca Bizzarri e il teatro «Un ritorno alle origini, cinema e tv mi avevano allontanato…»

Dalla sit-com alla satira, passando per film, conduzione tv e doppiaggio. Luca Bizzarri non ha mai avuto un “piano B” al di fuori dello spettacolo. Diplomato alla scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova a metà degli anni ’90, oggi è attore, comico e podcaster. La sua carriera attraversa cinema e televisione: dalle prime edizioni di Ciro con i Cavalli Marci, alle scorribande su Mtv con Paolo Kessisoglu, con cui forma da oltre vent’anni una delle coppie più riconoscibili della comicità italiana. Impegnato ogni settimana nella “copertina” di DiMartedì e ogni giorno al microfono del podcast Non hanno un amico (Chora Media), Bizzarri torna in teatro. Venerdì 6 febbraio sarà al Masini di Faenza con Il medico dei maiali, vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2.0 nel 2022. Nello spettacolo, la morte improvvisa del re d’Inghilterra mostra tutta la debolezza della monarchia, quando la corona finisce nelle mani del principe ereditario, un ragazzo sciocco e sprovveduto. Tra il potere e il nuovo re, un medico veterinario pronto a cogliere l’occasione. «Uno spettacolo pericoloso – secondo Bizzarri -. Proprio per questo mi piace tanto».

Il medico dei maiali si basa su testo e regia di Davide Sacco. Com’è lavorare da interprete per qualcuno abituato a scrivere i propri pezzi?
«A me piace essere sia il violinista che il “violino”, mettendomi a disposizione di un autore. Farsi trasportare dal regista è una delle parti più affascinanti del mestiere dell’attore, soprattutto quando non lo capisci fino in fondo, e sei obbligato a uscire dalla tua stanza per entrare in quella di qualcun altro».

Si tratta del primo spettacolo non prettamente comico in teatro?
«Diciamo che anche qui si ride, ma non così tanto. Anche nello spettacolo Le nostre donne, in partenza a marzo, a volte si riderà e a volte no. Per me è un po’ un ritorno alle origini, uno dei miei primi lavori, appena uscito dall’accademia, è stato American Psycho, la comicità è arrivata dopo».

Cosa rappresenta questo ritorno al teatro nella sua carriera?
«È come se si fosse chiusa una parentesi aperta un po’ troppi anni fa. A un certo punto del mio percorso ho incontrato il cinema, la televisione, e mi sono lasciato trasportare, quasi dimenticandomi da dove sono partito. Una volta tornato sul palco, mi sono ricordato di quanto fosse interessante occuparlo, da solo o con altri».

In una puntata del podcast ha raccontato come, su biglietti e locandine dello spettacolo, ci sia un’avvertenza per uno sparo in scena. Che idea si è fatto di un teatro in cui lo spettatore deve essere tutelato a questo livello?
«Ci penso spesso. Ho come l’impressione che i media e la classe dirigente ci abbiano trattato per anni come se fossimo un branco di deficienti, finché non lo siamo diventati davvero. Io continuo a sperare che il pubblico che esce di casa per andare a teatro non abbia bisogno di queste tutele. Almeno me lo auguro, perché il teatro deve restare, appunto, pericoloso. Ci pensa già la tv a essere rassicurante, il teatro deve farti venire dei dubbi, lasciarti delle domande, metterti a disagio se serve. E, fortunatamente, c’è ancora un pubblico che lo vuole. Anzi, forse più di prima».

La riscoperta dello spettacolo dal vivo si lega a questa voglia di continuare a farsi domande?
«In parte sì. Il Covid, poi, ha aiutato a rimettere in luce il valore dello stare insieme, del vivere qualcosa nello stesso spazio e nello stesso momento. Ultimamente i teatri sono invasi da persone che con lo spettacolo c’entrano poco: giornalisti, criminologi, divulgatori. Credo che sia un’invasione positiva: come attore forse dovrei sentirmi più legittimato di altri a stare su un palco, ma sono contento che arrivino gli “estranei”, perché portare gente a teatro è sempre positivo. Vai a vedere un criminologo e ti accorgi che alla fine sei in un bel posto, e magari ci torni».

Tra i tanti palchi calcati in questi anni, anche quello forse più importante d’Italia: l’Ariston. C’è la voglia di tornarci?
«È stato un momento significativo, ma non lo rifarei. Almeno non in quel ruolo. I rischi superano i vantaggi: se vai a Sanremo e fai bene, il lunedì se lo sono dimenticati tutti. Se invece va male passa comunque, ma arriva una bella legnata. Con Paolo ho vissuto il meglio e il peggio. Il primo Sanremo andò benissimo. Nel secondo ho scritto un pezzo che oggi riconosco essere oggettivamente brutto, e venimmo linciati. Non se lo ricorda nessuno, ma essere al centro della bufera può essere davvero spiacevole, soprattutto se non si hanno le spalle abbastanza larghe».

Oltre al teatro, anche tanto cinema e televisione, soprattutto in veste comica. Com’è cambiato il modo della comicità dai tempi di Ciro a oggi?
«La prima cosa da dire è che oggi, sulla tv generalista, i programmi comici non esistono più, e nemmeno quelli di satira, a parte la copertina da Floris che porto avanti con Paolo e il lavoro di Crozza. È un peccato, soprattutto se penso alle reti Rai, dove la satira è nata e anche morta. La colpa è della politica, e non parlo solo di questo governo. I politici non sopportano più la satira perchè vogliono essere loro i “satiri”».

A consacrarla per almeno due generazioni di italiani davanti al piccolo schermo è stata senza dubbio Camera Café. Al di là del colore politico, c’è qualcosa di Luca Nervi in Luca Bizzarri?
«Molto poco, in realtà. A parte quella tendenza a rompere i maroni e a fare un po’ il bullo, approfittando delle debolezze altrui. Ma proprio il fatto che io e Luca Nervi fossimo così diversi rendeva il gioco più interessante. Camera Cafè è stata una palestra formidabile, da cui credo di essere uscito come un attore migliore: un ibrido tra teatro, cinema e tv, dove tutto si gioca su tempi, ritmo e recitazione esasperata davanti a una telecamera piazzata a meno di venti centimetri da te. Nella mia scuola di recitazione (il Cfa di Genova, ndr), faccio lavorare spesso gli studenti su quegli script».

Con il podcast Non hanno un amico ha costruito un appuntamento quotidiano seguitissimo, che si prende gioco appunto della classe politica e delle sue incoerenze. Quando ha iniziato, si aspettava un impegno e una rilevanza simili?
«Ho iniziato pensando di durare sì e no venti giorni. Invece poi mi sono accorto che quando ti obblighi a fare qualcosa ogni giorno la qualità inevitabilmente migliora: adesso mi lego alla sedia ogni mattina, e finché la puntata del giorno dopo non è pronta non mi muovo. Insomma, mi ci sono voluti 50 anni e un podcast per capire che se studi migliori».

Ha mai ricevuto pressioni dalla politica?
«Ogni tanto qualcuno si fa sentire, ma sono pochi. Ho capito che i politici si dividono tra quelli che cercano di diventare tuoi amici a ogni costo e quelli che ti fanno le pulci per questioni, a loro dire, deontologiche. Personalmente, cerco di evitarli entrambi, perché credo che satira e politica non si debbano incontrare mai, neanche quando si vogliono bene».

Lei invece ce l’ha un amico? Qualcuno che l’ha accompagnata nelle scelte, anche lavorative, che l’hanno portata fino a qui?
«Beh, c’è Paolo, che però più che un amico ormai è una moglie. Nell’ambiente lavorativo in realtà non ho molti amici. Con Francesco Montanari (sul palco con Bizzarri ne Il medico dei maiali, ndr) è nato un bellissimo rapporto di stima, sia sul palco che fuori, ma i miei veri amici non fanno il mio mestiere. Anzi, per lo più sono medici, sarà perché sono ipocondriaco…»

Tra le esperienze che ricorda con più affetto c’è il doppiaggio di Kuzco, ne Le follie dell’imperatore. Il film d’animazione non funzionò inizialmente, per diventare poi un cult generazionale. Cosa non è stato capito all’inizio?
«È una storia curiosa, il film fu un flop mondiale al botteghino ma, solo in Italia, ebbe un successo pazzesco in home video. Sicuramente non è un film per bambini, con personaggi particolari e ambientazioni complesse, ma credo resti un gioiellino. Forse siamo stati particolarmente azzeccati nel doppiaggio, anche grazie alla bravura di Anna Marchesini. Però ancora oggi mi dispiace andare nei Disney Store del mondo e non trovare mai qualche gadget a tema Le follie dell’imperatore».

Oltre alla carriera nello spettacolo, ha anche un ristorante, nonostante si definisca spesso poco incline ai rapporti sociali, perché questa scelta?
«Ho un ristorante, ma non lo gestisco direttamente. In passato però ho gestito davvero un locale e avevo una “spiaggia” a Riccione. Una follia totale, che penso nasca dal rapporto quasi morboso con mio fratello: abbiamo sempre sognato di avere un “nostro posto”, se non avessi inseguito questa idea oggi sarei più ricco, ma ci siamo divertiti così».

Lavori per la nuova piscina, il Comune affitta spazi acqua a Porto Fuori per garantire l’attività di nuoto

Proseguono i lavori per la realizzazione della nuova piscina comunale di Ravenna: la nuova vasca da 25 metri che è in fase di costruzione esternamente rispetto alla struttura attuale sarà terminata in primavera e presumibilmente entro l’estate (almeno questi erano i programmi annunciati, al momento non è stato possibile ottenere un aggiornamento preciso dal Comune) si dovrà quindi procedere con la demolizione del vecchio edificio e il rifacimento degli ambienti interni. Saranno quindi inutilizzabili le attuali vasche da 25 e 50 metri.

Per garantire la continuità delle attività natatorie durante i lavori, il Comune ha deciso di prendere in affitto diversi spazi della piscina della società sportiva “3 Laghi” di Porto Fuori, dal 1° ottobre 2026 al 31 dicembre 2027. L’affitto richiederà una spesa totale di 620.760 euro più Iva, di cui 485.880 a carico del Comune e 134.880 provenienti dall’incasso delle iscrizioni delle società sportive e dei singoli utenti. L’intenzione di acquisire “spazi acqua” alternativi era già stata a suo tempo espressa dall’amministrazione comunale e concretizzata attraverso la pubblicazione di un avviso esplorativo. La locazione della piscina di Porto Fuori si è rivelata l’opzione ritenuta più adeguata, approvata dalla giunta nella seduta del 3 febbraio.

Il contratto prevede l’utilizzo dell’intera vasca da 25 metri di Porto Fuori suddivisa in sei corsie per 330 ore la settimana nella stagione invernale 2026/2027 e per quella successiva. Durante la stagione estiva 2027 sarà invece prenotata per 201 ore la settimana.

La conclusione del cantiere (inizialmente prevista attorno a ottobre 2027) è quindi di fatto fissata al 31 dicembre 2027, tempo limite anche per poter usufruire dei finanziamenti statali, quasi 7 milioni di euro sugli oltre 22 dell’investimento, portato avanti per la quota restante da finanziamenti privati in project financing. La piscina comunale è stata affidata in concessione per 25 anni a una società costituita dal consorzio ravennate Arco Lavori, impegnato nel cantiere, e la Coopernuoto di Reggio Emilia.

Una discarica di fronte alle case, la protesta dei residenti a Montaletto

I residenti lo hanno saputo dopo che i lavori erano già iniziati: davanti alle loro case sorgerà una discarica di materiali edili. Accade a Montaletto di Cervia, dove l’azienda Valore Ambiente di Cesenatico ha acquistato un terreno all’asta per realizzarvi un deposito interrato di macerie. Tutto regolare e autorizzato: in base al piano urbanistico comunale, l’area rientra nella zona industriale e l’impresa ha ottenuto i permessi dagli enti pubblici. Ma la discarica si trova lungo il confine nord-ovest del quartiere, in via dell’Economia, di fronte a sette abitazioni private. I cui inquilini non sono stati felici della notizia; ancora meno dopo avere saputo che un’altra azienda ha chiesto il via libera per realizzarne una seconda a 500 metri di distanza.

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Nei riquadri in giallo, le due discariche; nei cerchi in rosso, le abitazioni circostanti e in verde il campo da calcio (da Google Earth)

«Ogni giorno saremo intossicati dalle polveri», afferma il portavoce del comitato “No discarica Montaletto” che si è costituito nei giorni scorsi. «A ciò si aggiungono l’inquinamento acustico e l’aumento del traffico». Nella procedura integrativa per la Valutazione di impatto ambientale la ditta ha stimato 19.800 viaggi annui di mezzi pesanti, più di 50 al giorno, che attraverserebbero anche la frazione residenziale di Villa Inferno.

I lavori sono già in fase avanzata. La Valore Ambiente sta alzando un argine di una decina di metri intorno alla discarica, sopra il quale dovrebbe sorgere una siepe per attenuare ulteriormente i rumori e le polveri. Ma secondo i residenti non basta: «Il pulviscolo è leggero e ogni giorno si alzerebbe a coprire finestre, automobili, pareti», sostiene i portavoce. Nei pressi ci sono molti terreni agricoli coltivati e un campo sportivo, mentre il parco delle Saline di Cervia si trova a meno di un chilometro di distanza in linea d’aria. Di fianco alla discarica c’è un terreno della Focaccia Group, nota azienda di Cervia che realizza veicoli allestiti e speciali, dove vengono parcheggiati centinaia di mezzi nuovi di zecca in attesa di consegna.

Le norme in materia proibiscono di scaricare macerie nei giorni di vento, ma il comitato è comunque preoccupato: «Ci siamo confrontati con gli abitanti di Bagnarola di Cesenatico, dove la stessa azienda possiede un’altra discarica di materiali edili», rende noto il comitato. «Ci hanno riferito che i disagi sono quotidiani, a prescindere dal meteo». A marzo 2024 i residenti hanno presentato ricorso al Tar, denunciando un presunto abuso edilizio e la mancanza di comunicazioni ufficiali sull’avvio dei lavori. «L’azienda avrebbe dovuto avvisarci della costruzione di una discarica, ma non lo ha fatto», concludono. La decisione dei giudici è attesa per il 22 aprile e se il ricorso sarà accolto, i lavori potrebbero essere sospesi.

Contattato da Ravenna & dintorni, il direttore della Valore Ambiente Maurizio Angeli sottolinea che «l’impianto di smaltimento e recupero di rifiuti inerti (cemento, laterizi, eccetera) non tratta materiali pericolosi né liquami e non è una discarica. Tutta la progettazione è stata resa pubblica e disponibile agli interessati, alcuni dei quali ci risulta abbiano fatto accesso agli atti e ricevuto tutti i documenti dell’impianto. I lavori sono iniziati dopo avere ottenuto tutte le autorizzazioni previste e ottemperato alle prescrizioni imposte, idonee a evitare qualsiasi problema o disagio alla cittadinanza. Tutte le amministrazioni intervenute hanno confermato la piena rispondenza dell’impianto alle normative vigenti e approvato il progetto, che già da tempo è in corso di esecuzione e che consentirà di realizzare un impianto di eccellenza con l’occupazione di lavoratori dipendenti e al servizio di importanti imprese del territorio».

Fino a una decina di anni fa la zona industriale di Montaletto terminava circa 500 metri più indietro rispetto a oggi. L’ultimo piano regolatore del Comune di Cervia l’ha portata al confine attuale, di fronte alle case. Di cui forse non si è tenuto conto quando si è autorizzata la costruzione non di un semplice capannone come i tanti altri che sorgono nell’area, bensì di una discarica. Il caso potrebbe portare a bloccare l’iter per il secondo impianto nello stesso quartiere, richiesto da un’altra ditta. Nel frattempo i residenti si stanno attrezzando per giocare d’anticipo.

La classifica delle scuole superiori ravennati, per l’università o il lavoro

La Fondazione Giovanni Agnelli è un istituto indipendente di cultura e di ricerca nel campo delle scienze umane e sociali con sede a Torino. Dal 2008 la Fondazione ha scelto di concentrare le proprie attività di ricerca sui temi dell’istruzione. Dal 2014 cura il progetto Eduscopio, una sorta di graduatoria delle scuole superiori d’Italia in base a un indice di valutazione uniforme (detto Fga) che consente confronti fra istituti diversi. Eduscopio consente allo studente di comparare le scuole dell’indirizzo di studio che interessa nell’area dove risiede, sulla base di come queste preparano per l’università o per il mondo del lavoro dopo il diploma.

In particolare, per i percorsi universitari dei diplomati, eduscopio.it guarda agli esami sostenuti, ai crediti acquisiti e ai voti ottenuti dagli studenti al primo anno di università, quello maggiormente influenzato dal lavoro fatto durante gli anni della scuola secondaria.
Invece, per coloro che non proseguono gli studi e preferiscono entrare rapidamente nel mondo del lavoro, Eduscopio verifica se hanno trovato un’occupazione, quanto rapidamente hanno ottenuto un contratto di durata significativa, se il lavoro è coerente con gli studi compiuti o se invece è un lavoro qualsiasi. Ecco i risultati dell’ultimo studio per quanto riguarda la provincia di Ravenna.

Licei
Il classico
Ricci-Curbastro di Lugo (con indice Fga 74,6) si trova al primo posto davanti al Torricelli-Ballardini di Faenza (73,07) e all’Alighieri di Ravenna (69,19). Per quanto riguarda l’indirizzo Scienze Umane, svetta l’Alighieri (60,5), che si piazza davanti a Lugo (57,51) e Faenza (55,42).  Linguistico: primeggia il Torricelli-Ballardini (76,2), seguito dal Ricci-Curbastro (72,36) e dall’Alighieri (66,52).

Negli scientifici della provincia è il Ricci-Curbastro al primo posto (83,16), dietro al Torricelli-Ballardini (81) e poi l’Oriani di Ravenna (78,69). Per l’indirizzo Scienze applicate è invece l’Oriani al primo posto (79,6), seguito da Ricci-Curbastro (79,3) e Torricelli-Ballardini (72,05).

Tecnici
L’indice più alto lo raggiunge il polo di Lugo (58,87), seguito dal Ginanni di Ravenna (55,91) e dall’Oriani di Faenza (51,81). Tra gli indirizzi tecnologici, primeggia l’Itis di Ravenna (69,61), seguito dal Morigia-Perdisa di Ravenna (62,17), dall’Oriani di Faenza (62,16), dal Polo di Lugo (54,35) e dall’Itip Bucci di Faenza (50,44).

Ingresso nel mondo del lavoro
Eduscopio realizza una classifica in base ai diplomati che hanno scelto cercare un lavoro. Tra gli indirizzi economici spicca il Ginanni di Ravenna (indice di occupazione al 71,93 percento) seguito dal Polo di Lugo (66,66) e dall’Oriani di Faenza (65,49). Tra i tecnici in vetta il Polo di Lugo (74,71), con l’Itis di Ravenna (70,93%) al secondo posto.

Alla voce Servizi, si piazza al primo posto l’alberghiero di Cervia (73,58), poi troviamo quello di Riolo (70,49) e dopo l’Olivetti-Callegari (70,29).

Tra i professionali con indirizzo Industria e Artigianato, primo posto per l’Olivetti-Callegari (80,81), segue il Bucci di Faenza (77,37).

Si dimette il direttore generale di Ravenna Farmacie: «Altre scelte di vita»

Sebastiano Di Guardo ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di direttore generale di Ravenna Farmacie. Il suo percorso professionale – spiegano dall’azienda pubblica – «lo ha portato a compiere altre scelte di vita».

Di Guardo, che aveva assunto l’impegno a gennaio 2025, rimarrà in carica fino all’1aprile. «Quelli trascorsi sono stati mesi professionalmente arricchenti ed è stata un’esperienza positiva nella vostra bellissima città», ha dichiarato.

«Personalmente – ha spiegato la presidente, Bruna Baldassarri – sono molto dispiaciuta. A nome di Ravenna Farmacie lo ringrazio per il lavoro svolto, che ha contribuito a consolidare la nostra realtà e il bilancio appena concluso con il lavoro di tutte le professioniste e i professionisti presenti. Da oltre 50 anni Ravenna Farmacie rappresenta una solida realtà radicata sul territorio e continueremo ad alimentare questo modello virtuoso frutto di esperienze e competenze».

Dalla Bassa Romagna alle Olimpiadi di Milano Cortina: è il bobbista Lorenzo Bilotti

L’unico rappresentante della provincia di Ravenna ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 sarà il bobbista Lorenzo Bilotti. Per l’atleta classe 1994, nato a Faenza ma residente a Barbiano di Cotignola, si tratterà della terza partecipazione olimpica, dopo le esperienze di Pyeongchang 2018 e Pechino 2022. Nella nuova e discussa Cortina Sliding Center, Bilotti scenderà in pista nella specialità del bob a quattro nel penultimo giorno dei Giochi, sabato 21 febbraio, insieme all’equipaggio italiano composto dal pilota Patrick Baumgartner, autentico punto di riferimento della disciplina, Robert Mircea ed Eric Fantazzini.

Ma come nasce la storia sportiva di un ragazzo nato a Faenza e residente a Barbiano, arrivato a disputare tre Olimpiadi in uno sport invernale? Il percorso di Bilotti prende avvio lontano dal ghiaccio, su un campo da calcio: quello dello Stuoie Lugo, dove gioca da centrocampista. Ben presto, però, il talento atletico prende il sopravvento. Dopo le prime esperienze nell’atletica leggera, culminate nel Trofeo Deggiovanni riservato alle scuole medie e alcune vittorie in gare regionali, a 17 anni Bilotti conquista il titolo italiano Allievi nei 100 metri.

La sua crescita è rapida e costante. Nel 2013, a 19 anni, arriva la medaglia di bronzo nella staffetta 4×100 ai Campionati europei juniores con la Nazionale. Il 2014 rappresenta l’anno della consacrazione: a febbraio vince il titolo italiano Promesse nei 60 metri, mentre nella stagione all’aperto conquista l’oro nei 100 metri sia ai Campionati universitari sia ai Campionati Promesse. Pochi giorni dopo, ai Campionati del Mediterraneo Under 23, porta a casa l’argento nei 100 metri e l’oro nella 4×100 con la maglia azzurra, fissando anche il suo primato personale nei 100 metri con un notevole 10”33.

Dopo un biennio di transizione, nel 2016 arriva la svolta decisiva: Bilotti accetta la proposta della Nazionale italiana di bob, alla ricerca di frenatori, atleti fondamentali nella fase di spinta iniziale della slitta. Il passaggio non è semplice: servono un aumento di peso, nuovi carichi di lavoro e un completo ripensamento della preparazione. Ma l’adattamento riesce e tra Bilotti e il bob scatta un’intesa destinata a durare. I risultati non tardano ad arrivare: due Olimpiadi già disputate, una terza ormai alle porte e, soprattutto, la prestigiosa medaglia d’argento in Coppa del Mondo nel 2023 nel bob a quattro, conquistata insieme a Baumgartner, Fantazzini e Mircea. La concorrenza, in particolare quella tedesca, resta di altissimo livello anche a Milano Cortina, ma il sogno dell’equipaggio azzurro è quello di lottare per una medaglia, che sarebbe storica tanto per la Romagna quanto per l’Italia, assente dal podio olimpico del bob a quattro dal 1998.

La scrittrice ravennate Linda Traversi finalista del premio Bancarellino con il suo “Bianca è cambiata”

C’è una ravennate tra i finalisti del premio Bancarellino 2026: Linda Traversi, scrittrice per l’infanzia e ravennate di adozione, parteciperà al Progetto Lettura Bancarellino con il suo “Bianca è cambiata”, edito da Einaudi Ragazzi (qui la nostra intervista all’autrice in occasione dell’uscita).
Il titolo è stato selezionato insieme ad altri 19 dalla commissione scelta della 69° edizione del premio, composta da Ignazio Landi, Presidente della Fondazione Città del Libro, ente promotore del concorso, dal Vicepresidente Giuditta Bertoli, dai Consiglieri Enrico Polverini e Giovan Battista Varoli, oltre che dalla Professoressa Daniela Loreni, dall’autrice Valentina Zinzula e dalla Dottoressa Paola Rubbi (delegata di Vittoria Assicurazioni).
Il concorso nazionale è dedicato alla promozione della lettura tra i ragazzi delle scuole medie e propone storie «capaci di coinvolgere, emozionare e far riflettere i più giovani: dal giallo all’avventura, dal realismo contemporaneo al fantastico – scrivono gli organizzatori sulla pagina Facebook del Bancarellino -. La selezione conferma l’attenzione del progetto verso la qualità letteraria e la pluralità delle voci, con l’obiettivo di avvicinare i ragazzi alla lettura come esperienza di piacere, conoscenza e crescita personale».
Non si tratta per la prima nomina per Traversi, che già nel 2023 si era classificata finalista della 66esima edizione del concorso con La panchina delle cose difficili (Einaudi).

Mar, Adam Broomberg in dialogo con Alessandra Dragoni

Sabato 7 febbraio dalle 16 alle 18 alla Sala Martini del Mar, l’artista, attivista e insegnante Adam Broomberg terrà una presentazione aperta nella quale, in dialogo con la fotografa Alessandra Dragoni, ripercorrerà alcune tappe del proprio percorso artistico.

Adam Broomberg (1970, Johannesburg) è un artista, attivista ed educatore. Attualmente vive e lavora a Berlino. Broomberg fa parte del corpo docente del BA in Photography presso l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) di Urbino ed è practice supervisor del MA in Photography & Society presso The Royal Academy of Art (KABK), L’Aia. Il suo lavoro più recente “Anchor in the Landscape”, un’indagine fotografica di grande formato sugli ulivi nella Palestina occupata, è stato pubblicato da MACK books ed esposto alla 60ª edizione de La Biennale di Venezia.

Per due decenni è stato una metà del duo artistico acclamato dalla critica Broomberg & Chanarin. Insieme hanno avuto numerose mostre personali, più recentemente alla Fabra i Coats Centre D’Art Contemporani Barcelona (2021), al Centre Georges Pompidou (2018) e all’Hasselblad Center (2017), tra gli altri. La sua partecipazione a mostre collettive internazionali include: 8th Triennial of Photography — Currency, Hamburger Kunsthalle (2022); la Yokohama Trienniale (2017); Documenta, Kassel (2017); The British Art Show 8 (2015-2017); Conflict, Time, Photography alla Tate Modern (2015); Shanghai Biennale (2014); Museum of Modern Art, New York (2014); Tate Britain (2014); e la Gwangju Biennale (2012).

Il suo lavoro è presente in importanti collezioni pubbliche e private tra cui l’Art Gallery of Ontario, Baltimore Museum of Art, Centres Pompidou, Cleveland Museum of Art, MoMA, Stedelijk Museum, Tate, Yale University Art Gallery e Victoria & Albert Museum. I principali riconoscimenti includono l’Arles Photo Text Award (2018), l’ICP Infinity Award (2014) per Holy Bible e il Deutsche Börse Photography Prize (2013) per War Primer 2.

L’ingresso è gratuito e libero fino a esaurimento posti. L’incontro si svolgerà in inglese, è prevista la traduzione per il pubblico.

Ravenna perde a Piombino, un altro rush finale condanna Faenza contro Andrea Costa Imola

Nella 24ª giornata di Serie B Nazionale l’OraSì Ravenna esce sconfitta dal campo della Solbat Golfo Piombino al termine di una fisica e intensa, chiusa sul punteggio di 82-76. Una partita equilibrata e, come si poteva immaginare, molto intensa per tutta la durata, con continui cambi di inerzia e giocata punto a punto, nella quale i giallorossi hanno mostrato carattere nonostante le rotazioni ridotte per le assenze e i problemi di falli. Una beffa allo scadere non permette alla Tema Sinergie Faenza di vincere il derby con l’Andrea Costa Imola, gara tesa e vibrante per quaranta minuti. Il tiro ben costruito di Romano colpisce il ferro proprio a fil di sirena sul punteggio di 77-78 per Imola, ma la nota negativa della serata è l’infortunio a Mbacke che non gli ha permesso neanche di scendere in campo.

Durante la prossima giornata di campionato (domenica 8 febbraio alle 18), Faenza sarà impegnata in un altro derby, questa volta contro Ferrara in terra estense. Ravenna ospiterà la capolista Caserta al Pala Costa. I giallorossi sono noni in classifica a 20 punti, a meno due dai cugini faentini che li precedono di una posizione in graduatoria.

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