martedì
19 Maggio 2026

Cavina, lo scrittore con badile e penna: «Nascerà un libro, “Tropico del fango”»

Nei giorni più drammatici del maltempo, lo scrittore Cristiano Cavina di Casola Valsenio ha avuto la casa allagata a Faenza e non aveva contatti con i familiari nel borgo: «In collina si rischia lo spopolamento, spero diano case gratis a chi vorrà viverci»

348556807 6930612316965783 6475632528585963997 NQuello di Cristiano Cavina con Casola Valsenio è un legame solido che dura da tutta la vita. Non solo perché lì lo scrittore è nato e ha i suoi affetti, ma anche perché dopo il suo trasferimento a Faenza ha continuato a viverci, almeno virtualmente, attraverso i suoi libri. La tragedia dell’alluvione in Romagna lo ha colpito su più fronti: nella sua casa faentina, che si è allagata («Ma nulla in confronto ai miei vicini in zona Borgotto, lì è l’inferno») e nella sua Casola, dove la madre e tanti amici sono rimasti isolati per giorni.

Sulla sua pagina Facebook sono diversi i post in cui racconta i momenti dell’emergenza passati con i piedi nel fango e il badile in mano, aiutando chi ne aveva bisogno. Tra questi, ne spicca uno del 18 maggio in cui chiede “Qualcuno sa dove è stata evacuata mia mamma?”. «A Casola non c’era connessione – racconta – e qui a Faenza girava un vocale che diceva che a Casola stava finendo il paese nel fiume. Io non sapevo che fine avevano fatto mia mamma, tutti i miei parenti e i miei amici, e non c’era modo di saperlo, così sono andato subito a vedere, anche se l’unico modo di arrivarci era passare con la macchina sopra mezza frana».

Per fortuna in paese i residenti erano già stati tutti evacuati, ma per loro quelli di metà maggio sono stati comunque giorni lunghissimi: «È andata via la luce e sono stati tutta la notte al buio a sentire il rumore dei monti che cadevano nel fiume. Casola è trenta metri sopra l’acqua, era impossibile che si allagasse… il problema è che la parte di paese che dà sul Senio si staccava, si sentivano le montagne venire giù nel buio».

Sin da subito i casolani hanno dovuto fare i conti con le conseguenze delle frane, che sono state devastanti per il territorio e per le attività agricole: «Un mio amico allevatore è stato cinque giorni isolato a San Rufillo, lo tenevano lì perché era l’unico che aveva una radio che funzionava e faceva i collegamenti con i vigili del fuoco per dire chi aveva bisogno. Lui ha un’azienda avicola molto grossa e ha perso 120mila pulcini». La comunicazione, infatti, con le strade interrotte o franate, è stato il problema principale da affrontare: «I primi giorni ho aiutato portando in paese i giornalisti e la troupe che non sapevano come arrivare, io da casolano conoscevo le strade e i percorsi più agevoli. I primi giorni a Casola c’erano più elicotteri che a Los Angeles».

347435917 249695817580422 6588605973632047664 N (1)Adesso il paese è accessibile dalla strada provinciale, anche se con quattro semafori per il senso unico alternato, mentre tutte le altre strade non ci sono più. La viabilità interrotta o inesistente rappresenta un grave problema soprattutto per agricoltori e allevatori, che in alcuni casi riescono a far avere il fieno agli animali solo grazie agli elicotteri. «Tutto l’appennino da Bologna a Cesena – racconta Cavina – è costellato di chiazze marroni in mezzo al verde dei boschi e dei prati, sono come immense coltellate». A Casola, poi, la coltivazione dei castagneti ha subito un durissimo colpo: «Anche se costa tanto e bisogna fare dei sacrifici una cucina e un salotto li ricompri, ma un castagneto di 400-500 anni non lo vendono all’Ikea».

Il timore di Cavina, come quello di molti, è che questa catastrofe acceleri lo spopolamento degli Appennini con conseguenze disastrose anche sulla cura del territorio: «Nella lunga distanza sarebbe ora che capissero che bisogna ripopolare quei posti, che la gente ci vada ad abitare, che ci siano collegamenti che funzionino, servizi…perché poi se non ci abita più nessuno non c’è neanche chi tiene puliti i fiumi che scorrono in mezzo ai boschi e ai campi, ovvero i contadini che ci lavorano e la gente che ci abita. Io spero che diano la casa gratis a famiglie che vogliono andare ad abitare là. Il resto si aggiusta con le ruspe».

Per Cristiano Cavina i giorni dell’alluvione hanno coinciso con alcuni eventi importanti, tra cui la pubblicazione del suo ultimo romanzo Il ragazzo sbagliato, uno young adult scritto a quattro mani con Giada Borgatti. Alla partecipazione al Salone del Libro di Torino invece ha rinunciato: «È stato naturale, c’era bisogno qua. Al libro ho smesso di pesarci subito. Quando passi una notte a chiederti se riuscirai a salvare le tue figlie o meno e a sentire le urla dei tuoi vicini portati via con l’elicottero, i libri vanno al loro posto».

La scrittura, però, non l’ha abbandonata nemmeno nei momenti più duri. Gli è servita per mantenere vivo il ricordo e testimoniare quanto accaduto attraverso dei «reportage in diretta» delle sue giornate. Da questa esperienza nascerà un nuovo lavoro che ha già un titolo: «Si chiama Tropico del Fango – spiega – perché rappresenta la linea netta in cui sotto è una cosa e sopra un’altra». Un po’ come l’alluvione, che ha cambiato per sempre il volto di un territorio.

Nel primo semestre 2023 in provincia reati in calo del 16 percento rispetto al 2022

Il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ha disposto il dispiegamento di rinforzi per l’estate

PHOTO 2023 06 19 13 18 28 (1)I furti denunciati in provincia di Ravenna nel primo semestre del 2023 sono stati il 10 percento in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I reati nel complesso sono diminuiti del 16 percento. Sono dati resi noti dalla prefettura. Il calo dei reati a livello comunale è dell’8,9 percento a Ravenna, del 25,5 a Cervia e del 18,6 a Faenza. I furti nel comune capoluogo sono stabili. I dati sono stati comunicati in occasione di una riunione del comitato provinciale dell’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

Il comitato ha stabilito l’impiego dei rinforzi che andranno a potenziare i servizi di vigilanza sul litorale ravennate, in base al piano appositamente predisposto dal ministero dell’Interno. Le esigenze di potenziamento, pianificate già nel marzo scorso, vedranno complessivamente impiegate oltre cento unità di rinforzo tra polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza, oltre a unità del raggruppamento aeronavale della guardia di finanza e della guardia costiera che concorreranno nei servizi di vigilanza e controllo sul litorale romagnolo tra Ravenna, Cervia e Milano Marittima, compresi i servizi di vigilanza e sicurezza a mare. A questi rinforzi estivi si aggiungono le squadre di pronto intervento dei carabinieri e del reparto prevenzione crimine della polizia di Stato.

Cospicuo anche il contingente delle polizie locali di Ravenna e Cervia (200 unità) a cui si aggiungeranno gli “stagionali” per un totale di 55 unità di rinforzo, che opereranno secondo intese ormai consolidate per prevenire illeciti amministrativi, abusivismo commerciale ed assicurare il sano divertimento.

Ai rinforzi estivi si affiancheranno i dispositivi di controllo ordinario del territorio e l’apertura ai primi di luglio nella località di Pinarella di Cervia del “Presidio temporaneo della Polizia di Stato” dove opereranno 17 unità affiancate anche da personale della questura.

«È nostra intenzione – ha dichiarato il prefetto Castrese De Rosa – garantire un’estate tranquilla a turisti e villeggianti che affolleranno il litorale, secondo un piano ad hoc che toccherà tutte le località rivierasche e che sarà dettagliato dal questore in un apposito tavolo tecnico».

Ristorante Taverna del Molino a Ravenna: dove tradizione e creatività si fondono

Ristorante Taverna del Molino a Ravenna: dove tradizione e creatività si fondono

A pochi passi da Piazza del Popolo a Ravenna e dalle principali bellezze della città, si trova la Taverna del Molino. Questo ristorante incantevole ti accoglie con le sue specialità di carne e pesce, impreziosite dalla freschezza stagionale degli ingredienti. Che tu sia un appassionato di carne o un amante del pesce, la Taverna del Molino saprà soddisfare il tuo palato con una cucina creativa che riflette la passione e l’impegno dei suoi chef.

Una cucina che abbraccia radici, storia e innovazione

La filosofia culinaria della Taverna del Molino si basa sull’equilibrio tra tradizione e innovazione. La cucina si ispira ai sapori tradizionali e nazionali, reinterpretandoli in chiave contemporanea. La pasta fatta a mano e tirata al matterello è un vero trionfo di autenticità, mentre i dolci fatti in casa aggiungono un tocco di dolcezza e genuinità all’esperienza gastronomica.

Un’eccellenza enogastronomica

La Taverna del Molino non si limita a offrire piatti prelibati, ma si impegna anche nella selezione dei vini più adatti a completare ogni portata. La carta dei vini è ricca e variegata, pronta ad accogliere ogni tipo di esigenza e a valorizzare ogni sapore.

Atmosfera accogliente e calda

Leggendo le impressioni su TripAdvisor di chi è stato qui, l’atmosfera della Taverna del Molino è quanto di più accogliente e autentico si possa desiderare. L’arredamento in legno e i colori caldi creano un ambiente informale e rilassato, perfetto per una serata con gli amici o una cena romantica. Il locale dispone anche di accesso e servizi per disabili, dimostrando la sua dedizione all’ospitalità inclusiva.

Cosa ne pensano i clienti

Le recensioni entusiastiche dei clienti parlano da sole. La Taverna del Molino ha lasciato un’impronta indelebile nei cuori e nei palati di coloro che l’hanno visitata e che hanno condiviso la loro esperienza su TripAdvisor. I clienti si sono lasciati conquistare dagli ingredienti di alta qualità, dagli abbinamenti di sapori e dalla gentilezza del personale. Non c’è dubbio che questo ristorante sia diventato una tappa fissa per chiunque voglia assaporare il meglio della cucina a Ravenna.

Dove si trova la Taverna del Molino

La Taverna del Molino si trova a Ravenna, precisamente in Borgo San Rocco: la sua posizione è strategica anche per i turisti, perché è vicina a due ampi parcheggi e a soli 5 minuti a piedi da luoghi iconici della città come da Piazza del Popolo, il Battistero Neoniano e la Tomba di Dante.

Per saperne di più, vedere il menù e prenotare, è possibile visitare il sito web del ristorante cliccando qui.

Decreto Ricostruzione: 2,5 miliardi di risorse e commissario in carica per un anno

Il sindaco di Ravenna apprezza che il governo si sia sbloccato ma ricorda la distanza tra stanziamenti e bisogni: la Regione Emilia-Romagna stima 9 miliardi di danni

358397277 826189172198459 5214669237815632469 NUn decreto legge del governo Meloni – ora alla firma del presidente della Repubblica – chiarisce la dimensione del portafoglio e il ruolo del commissario straordinario per la ricostruzione post alluvione in Emilia-Romagna, Marche e Toscana. Il generale Francesco Paolo Figliuolo resterà in carica fino al 30 giugno 2024 e avrà una struttura commissariale di circa sessanta persone. I fondi al momento stanziati sono 2,5 miliardi di euro, suddivisi in due voci: uno stanziamento di un miliardo ripartito in 500 milioni per il 2023, 300 milioni per il 2024 e 200 milioni per il 2025; altri 1,5 miliardi dovranno arrivare dalla riassegnazione delle risorse affluite all’entrata del bilancio dello Stato e da riduzioni di spese.

«Finalmente il Governo ha deciso, oltre a nominare il commissario, anche di stanziare le prime vere risorse utili a sostenere indennizzi e ricostruzione – commenta il sindaco e presidente della Provincia Michele de Pascale –. La cifra è purtroppo molto distante dai reali fabbisogni nel triennio che la Regione Emilia-Romagna ha stimato in circa nove miliardi, al fine di garantire tutti gli indennizzi e la ricostruzione». De Pascale ricorda che la Regione stima in 1,8 miliardi i costi per le opere di somma urgenza e 500 milioni per i primi indennizzi alle imprese.

«Va però finalmente riconosciuto al Governo di essersi sbloccato e di aver finalmente iniziato a stanziare risorse credibili. Più volte avevamo detto che se anche non ci fosse stata la disponibilità del totale delle risorse, sarebbe stato comunque importante cominciare a stanziarne almeno una parte, e dunque siamo lieti che anche in questo caso, come è accaduto per la nomina del commissario, circa un mese dopo a quando lo avevamo chiesto, il Governo ci abbia finalmente, almeno parzialmente ascoltato».

Per la prossima settimana è previsto un secondo incontro con il generale Figliuolo: «Sarà l’occasione per cercare di accelerare al massimo indennizzi e opere pubbliche».

Ristorante Radici nel cuore di Ravenna: una passione autentica per il cibo e il vino

Ristorante Radici a Ravenna: passione per il cibo e il vino

Proprio al centro di Ravenna, tra i monumenti storici più belli, scoviamo un ristorante che offre un’esperienza culinaria imperdibile nel cuore della città: il Ristorante Radici. Guidato da Paride e Valentina, due appassionati del cibo e del vino, il ristorante offre una combinazione irresistibile di cucina artigianale e selezione di vini eccezionale.

Leggi anche: “Gli 8 monumenti Unesco che raccontano la storia di Ravenna“.

Paride: una passione che diventa mestiere

Fin da bambino, Paride ha dimostrato un grande interesse per il cibo e la cucina. Nel corso degli anni, questa passione si è trasformata in un mestiere, attraverso un percorso professionale insolito ma affascinante. Senza frequentare scuole di cucina, Paride ha imparato l’arte culinaria direttamente sul campo, accumulando ben diciotto anni di esperienza in ristoranti, catering e persino come chef privato a domicilio. Questo approccio pratico e diretto alla cucina gli ha permesso di sviluppare una profonda comprensione degli elementi primari e dei prodotti artigianali.

La sua dedizione all’enogastronomia lo ha portato a ottenere una laurea in storia dell’alimentazione e un diploma di sommelier A.I.S.. Questo background unico si riflette nella sua filosofia culinaria, basata sulla scoperta e riscoperta di sapori autentici, nuovi e antichi.

Valentina: esperta sommelier e appassionata di vino

La passione di Valentina per il vino è cresciuta nel corso degli anni, evolvendosi attraverso studi privati, corsi, viaggi e degustazioni. Questo interesse ha portato alla sua certificazione come sommelier A.I.S. Emilia.

Per Valentina, questo diploma rappresenta solo l’inizio di un viaggio di scoperta nel mondo del vino. La sua attenzione è rivolta non solo alle etichette, ma soprattutto alla conoscenza dei produttori e dei loro metodi di lavoro. La cantina del Ristorante Radici riflette questa filosofia, offrendo una selezione di vini insolita e articolata, concentrata principalmente sui vini italiani, con qualche tocco internazionale.

La filosofia culinaria: sapori genuini e materie prime di qualità

La cucina del Ristorante Radici si basa su una filosofia semplice ma potente: offrire sapori autentici e netti attraverso la ricerca delle migliori materie prime. Il territorio locale è la principale fonte di ispirazione, ma a volte le scoperte si allargano anche oltre i confini. La pasta fresca, il pane e i prodotti da forno sono realizzati internamente, utilizzando farine locali e grani antichi e biologici. Gli impasti vengono preparati con altissima idratazione e lunga lievitazione, risultando in piatti finali leggeri e facilmente digeribili.

La cantina: un viaggio nel mondo dei vini

La cantina del Ristorante Radici offre un’esperienza unica. Molti dei vini sono disponibili anche al calice, consentendo ai clienti di degustare varie etichette e abbinarle ai piatti senza eccessivi costi. La selezione di vini è stata curata con attenzione, mettendo in primo piano le aziende che incarnano il rispetto e la coerenza nella produzione di vini autentici.

Cosa ne pensano i clienti

Le recensioni su TripAdvisor dei clienti parlano chiaro: il Ristorante Radici è una gemma culinaria nel centro di Ravenna. I visitatori lodano la varietà dei piatti proposti, che spaziano tra la tradizione e l’innovazione, con risultati sorprendenti e piacevoli. L’attenzione alle materie prime di qualità e la dedizione verso una cucina genuina sono evidenti in ogni piatto.

Molti recensori evidenziano la professionalità del servizio e l’atmosfera accogliente del locale. L’approccio appassionato di Paride e Valentina è notato e apprezzato dai clienti, contribuendo a rendere il Ristorante Radici una scelta ideale per chi cerca un’esperienza culinaria autentica a Ravenna.

Per saperne di più, visita il sito web del ristorante.

Dove si trova il Ristorante Cantina Radici

Al MAG di Ravenna, tre giovani artisti e il fantastico immaginario di Montalbini

Nella galleria di via Mazzini, alla collettiva di Paoletti, M Fulcro e Pixa in corso, si è aggiunta la personale dell’artista ravennate. Visibile fino al 29 luglio

Margherita Paoletti, Opera 2023
Un’opera di Margherita Paoletti esposta al MAG

La personale di Nicola Montalbini al piano terra del MAG di Ravenna va ad aggiungersi come seconda e ultima tappa alla collettiva di altri tre giovani artisti aperta alla fine di aprile. La residenza di via Mazzini 35 è ormai un luogo di ritrovo per gli appassionati di arte contemporanea grazie agli allestimenti dei lavori nelle stanze del piano superiore, fra mobili e librerie di casa che ospitano le opere degli artisti seguiti da Alessandra Carini, curatrice della galleria.

In una stanza del piano superiore è quindi visibile una selezione di opere di Margherita Paoletti (1990), già conosciuta grazie ad altre esposizioni al MAG e in particolare al progetto di residenze artistiche “Equidistanze”, realizzato ogni anno a Filetto. Artista, illustratrice e designer, Margherita presenta un curriculum sostenuto fatto di residenze all’estero e una vita divisa fra Londra e Italia. Il suo mantra estetico punta a una concentrazione sull’interiorità fatta di eleborazioni di sogni e di un’essenzialità “invisibile agli occhi”. L’imagerie allora che nutre le sue visioni, spesso elaborate su piccole dimensione e incastonate in cornici di recupero, è composta da figure che cavalcano draghi o tigri, figure femminili distese su letti e cuori trafitti, iconografie che ricordano per espressività e segno volutamente naif i lavori di Frida Kahlo. Come la grande artista messicana utilizzava sogni, desideri e visioni interiori, anche Margherita utilizza le stesse sorgenti da cui attingere l’alfabeto visivo delle proprie opere che compongono una sorta di taccuino emotivo dei giorni.

Sempre al piano superiore, nella cosiddetta stanza rossa, sono visibili le opere di un altro artista seguito da MAG, anch’egli partecipe all’ultima edizione di “Equidistanze”. M Fulcro (1995) proviene da studi di arte condotti a Roma e Parigi: la sua formazione colta e accademica – esplicitata nelle copie precise di sculture classiche – è il substrato dei suoi interventi di Street Art ma è anche la fonte da cui nascono le piccole opere a chiaroscuro visibili in questa esposizione, a cui si aggiunge un lavoro dedicato a Dante, rivisitato secondo un immaginario pop e una vena critica, diffusa nelle nuove generazioni.

Un altro artista della scuderia è il giovane Alessandro Pixa (1991) che proviene da studi artistici a Bologna. La sua produzione spazia da interventi di Street Art alla pittura, esposta in questo caso fra primo piano e terra. Il sapore pop delle sue tele – dalle forme semplificate e dai forti contrasti di colore – è tutto in versione italiana con forti rimandi al lavoro di Concetto Pozzati, un maestro di numerose generazioni all’Accademia di Bologna.

Nicola Montalbini Autoritratto
Autoritratto di Nicola Montalbini

La recente esposizione delle opere del ravennate Nicola Montalbini (1986) conclude la mostra con un chiaro rapporto con Le città invisibili di Calvino e con Ravenna Festival che dedica l’edizione di quest’anno al testo nel centenario della nascita dello scrittore. Non a caso il quaderno-calendario del festival è illustrato dalle opere di Nicola, il cui immaginario – oscillante fra alto e basso, fumetto e citazione colta, illustrazione e rêverie – ben si adatta all’occasione. Apparentemente semplici, le immagini di Nicola si danno a una prima lettura come fantasie eccentriche e quasi parlanti per la forte espressività: così potremmo interpretare le sagome dei castelli e dei palazzi in cui si individuano bocche e occhi, barbe create dalla vegetazione; così si possono leggere gli scheletri-diavoli nella somma di edifici che costruiscono una città a piramide oppure il ghigno arcigno del Vesuvio e della bomba atomica. In poche parole si torna a quell’idea antica di spiriti che aleggiano sui e nei luoghi, una sorta di genius loci che non sono né buoni, né cattivi, ma svolgono la funzione anche distruttiva a cui sono destinati.

Visibili nelle iconografie di Nicola, i numi tutelari dei luoghi appaiono macroscopicamente come maschere animate da denti aguzzi e zampe acu- minate secondo un’espressività lampante agli occhi di un bambino. Ad una lettura più approfondita, i riferimenti alle letture molteplici dell’artista rimbalzano fra narrativa e storia, archeologia e mito, in un dichiarato collasso collezionistico di citazioni. Se il Vesuvio erutta sulla Pompei del I secolo dopo Cristo in una grottesca immagine paradossalmente allettante nei suoi colori squillanti, più sobria appare la Camelot dei cavalieri della tavola rotonda. Di nuovo magica e coloratissima è la personificazione del drago Ladone di guardia al giardino delle Esperidi mentre silenziosa fra le edere barbicanti si erge la scomparsa Porta Aurea che terminava uno dei lati del decumano di Ravenna.

Fra le opere di Nicola è presente anche un riferimento diretto alle città invisibili di Calvino: una tavola è dedicata infatti a Tamara. la prima città dei segni, in cui fra le fitte vie le insegne che sporgono dai muri riportano figure di cose che significano altre cose, come nel titolo dell’attuale mostra. In questa specie di gioco alla Magritte – dove le immagini significano oggetti ma anche recipienti o le funzioni – Calvino esplorava le relazioni fra segni e immagini, realtà e finzioni, allargando il signifcato semantico a status, denotazioni e connotazioni, particolari e interi. In questa selva di oggetti trasformati in emblemi, Calvino avvertiva Kublai Khan – suo interlocu- tore e specchio – che non avrebbe mai potuto possedere il suo impero una volta conosciuti tutti gli emblemi, ma solo trasformarsi egli stesso in emblema tra gli emblemi.

“Figure di cose che significno altre cose”. MAG, via Mazzini 25, Ravenna. Fino al 29 luglio, ven. e sab. dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.30, dom. dalle 10 alle 13.

Una mattina dedicata alla raccolta delle balle di paglia per costruire un’arena

Appuntamento sabato 8 luglio alle 6, al termine colazione offerta a tutti. Gli spettacoli si terranno dal 12 al 18 luglio

PagliaRaccolta delle balle a Cotignola per costruire la 15esima arena delle balle di paglia: si svolgerà sabato 8 luglio alle 6 di mattina. L’arena si terrà dal 12 al 18 luglio, dove il Senio incontra il canale emiliano romagnolo.

Il ritrovo è in un campo di grano situato tra via Peschiera e via Ponte Pietra, vicino alla Fornace di Cotignola. Prima della raccolta, il concerto del coro gospel The Colours of Freedom di Bagnacavallo. Al termine, colazione offerta a tutti, all’ombra delle acacie dell’arena.

La partecipazione è gratuita e aperta a tutti, è consigliato indossare abiti lunghi, calzature chiuse ed essere muniti di guanti.

Per il programma completo dell’arena delle balle di paglia consultare il sito www.primolacotignola.it oppure la pagina Facebook “Nell’arena delle balle di paglia”.

Ap dice che l’aderenza del ponte mobile è ok ma fa lavori per renderlo più ruvido

L’Autorità portuale di Ravenna dice che i test sul ponte mobile certificano «miglioramento dell’aderenza del manto stradale determinata dall’usura dovuta al passaggio dei veicoli» ma dal 3 al 6 luglio sta eseguendo un intervento «per accentuare la ruvidezza»

Il ponte mobile di Ravenna è stato chiuso un mese per manutenzione per rifare il manto stradale e dopo l’apertura dell’8 giugno scorso è rimasto transitabile meno di 48 ore perché poi è stato chiuso d’urgenza dopo un incidente in un giorno di pioggia che ha fatto sorgere dubbi sull’aderenza del fondo. Dopo tre giorni di chiusura è stato riaperto al traffico, ma con l’aggiunta di dossi in entrata per obbligare i veicoli a viaggiare a passo d’uomo (vale il limite di 30 km orari). Dal 3 luglio è chiuso fino a domani, 6 luglio, per rendere il fondo stradale più ruvido.

Abbiamo provato a capire meglio cosa sia successo rivolgendo qualche domanda all’Autorità portuale, proprietaria dell’infrastruttura sul Candiano inaugurata nel 2010 e costata 11 milioni di euro. Le risposte sono dell’ufficio tecnico di via Antico Squero.

Partiamo dalle basi. Che lavoro è stato fatto nel mese di chiusura? «Un intervento di rifacimento integrale del piano stradale consistente nell’asportazione del rivestimento esistente ammalorato e posa del nuovo rivestimento analogo al precedente. Sono state eseguite anche altre attività fra cui la manutenzione straordinaria dell’impianto oleodinamico, ed il controllo e regolazione delle strutture portanti».

Ci siamo chiesti che tipo di verifiche siano state fatte nei giorni di chiusura dopo l’incidente del 10 giugno. Secondo il parere di un esperto di opere viarie che abbiamo interpellato, occorre misurare il cosiddetto coefficiente di aderenza (Cat). Non la pensa allo stesso modo Ap: «Sono state eseguite prove di resistenza allo slittamento/derapaggio secondo la norma Uni En 13036-4 in diversi punti del piano stradale. La prova fornisce un parametro Bpn (british pendulum number) che costituisce valore di riferimento utilizzato nei capitolati degli appalti del settore». L’opinione dell’ingegnere civile contattato è che quella norma sia più attinente alle pavimentazioni dei capannoni industriali. Abbiamo chiesto anche i dati delle misurazioni, ci è stato detto solo che «in base ai controlli effettuati sono rispettati i valori usualmente richiesti».

È sembrato anomalo a molti disporre la chiusura di un ponte appena aperto dopo la manutenzione e ha suscitato timori la testimonianza di un’automobilista coinvolta nell’incidente che parlava di un fondo su cui era impossibile stare in piedi per la scivolosità. «A seguito delle manutenzioni è stato eseguito il collaudo con esito positivo. Per quanto riguarda il piano viabile, trattandosi di mero rifacimento, il collaudo è consistito nel verificare la qualità dei materiali utilizzati e delle tecniche di posa del materiale. Per il momento, al 23 giugno, non vi è evidenza di inadempienze realizzative».

In una dichiarazione rilasciata al quotidiano Il Resto del Carlino, il presidente di Ap Daniele Rossi ha parlato di “resina posata come manto stradale”. L’ufficio tecnico precisa meglio: «Il ponte mobile non può essere pavimentato con conglomerato bituminoso, impiegato ordinariamente per le strade, perché troppo pesante e non sufficientemente adesivo al fondo metallico per cui si utilizzano resine epossi-poliuretaniche mescolate a sabbia di quarzo che contemporaneamente proteggono la struttura metallica e fungono da piano viabile». Secondo le valutazioni del tecnico già ricordato, che cita il Bollettino ufficiale 125 del 1988 del Cnr, la resina andrebbe usata come impermeabilizzante sulla lamiera e sopra alla resina va fatta la stesura della pavimentazione.

Nella mattinata del 27 giugno sono stati eseguiti dei nuovi monitoraggi del piano viabile. Citiamo testualmente la nota di Ap successiva ai test: «L’esito di tali controlli tecnici è stata la certificazione di un miglioramento dell’aderenza del manto stradale determinata dall’usura dovuta al passaggio dei veicoli. Nonostante il buon esito di tali verifiche, si è valutato di procedere alla esecuzione di lavori per accentuare la ruvidezza della pavimentazione. Dal 3 al 6 luglio il ponte resterà chiuso al traffico per consentire questi ulteriori interventi manutentivi». Dal 13 giugno si transita e Ap dice che non erano emerse inadempienze realizzative ma si fanno lavori per renderlo più ruvido.

I dossi sono definitivi o temporanei? «Sono stati posizionati per garantire il rispetto dei limiti di velocità a 30 km/h che è condizione essenziale per il transito in sicurezza, nell’attesa delle nuove prove di aderenza e degli eventuali interventi migliorativi della scabrezza superficiale. Pertanto rappresentano una misura temporanea».

L’intervento di rifacimento del manto rientra in un appalto di quattro anni per circa 5 milioni di euro totali al consorzio Ceir di Ravenna che  ha indicato come esecutrici le ditte Dz Engineering, Acmar e Nordelettrica.

Ristorante Oasi a Punta Marina: mangiare a due passi dal mare a Ravenna e dintorni

Ristorante Oasi, Punta Marina: mangiare a Ravenna e dintorni

Se sei un amante del buon cibo e stai cercando una destinazione gastronomica che offra non solo piatti prelibati ma anche un’atmosfera accogliente, il Ristorante Oasi a Punta Marina è sicuramente un nome da tenere in considerazione. Ravenna e dintorni sono noti per la loro ricca tradizione culinaria, e il Ristorante Oasi è indicato da TripAdvisor come uno dei migliori della zona.

Un’eccellenza radicata nel tempo

Le recensioni dei clienti parlano chiaro: il Ristorante Oasi è una valida realtà consolidata nel cuore di Punta Marina. I frequentatori abituali testimoniano di anni di esperienze culinarie appaganti, creando una connessione speciale con questo luogo. La loro piadina “Piadaza Salsiccia e friarielli” è un vero piacere per il palato, mentre la vasta gamma di piatti nel menù garantisce una scelta adatta a ogni gusto. Molti clienti consigliano di non perdere l’opportunità di assaporare la tagliata di tonno, che incanta con la sua qualità e freschezza.

Un paradiso per bambini e famiglie

Il Ristorante Oasi va oltre l’aspetto gastronomico, offrendo un’esperienza completa per tutta la famiglia. Con un’area giochi per bambini e una pista per macchinine a gettoni, i più piccoli troveranno intrattenimento mentre i genitori possono rilassarsi e gustare il pasto in tutta tranquillità. Questo è un aspetto che spesso non passa inosservato, poiché rende il Ristorante Oasi una scelta ideale anche per le famiglie che cercano un luogo accogliente dove passare del tempo di qualità e mangiar bene.

Servizio e qualità nella presentazione dei piatti

Le recensioni elogiano l’ottimo servizio e la presentazione impeccabile dei piatti al Ristorante Oasi. I passatelli sono definiti “buonissimi“, e i piatti di pesce si distinguono per la loro freschezza e qualità. L’approccio familiare e l’atmosfera amichevole rendono ogni visita un’esperienza indimenticabile. Inoltre, la grigliata mista è un tripudio di sapori e le porzioni abbondanti soddisferanno anche gli appetiti più esigenti.

Imperdibile a Punta Marina

Il Ristorante Oasi è indicato dai suoi clienti, anche abituali, come un punto di riferimento che richiama chiunque passi da Punta Marina. Le recensioni lodano l’autenticità dei piatti, la gestione familiare e la possibilità di scambiare qualche chiacchiera con il personale. Il rapporto qualità-prezzo è giudicato ottimo, il che contribuisce a consolidare la reputazione del ristorante come un’opzione ideale per un pasto eccezionale.

Dove si trova il Ristorante Oasi

Se stai pianificando una visita al Ristorante Oasi, puoi trovare facilmente questo gioiello gastronomico sul Lungomare Colombo, 19, a Punta Marina (RA). La posizione è perfetta, ad un solo minuto a piedi dalla spiaggia, rendendo il ristorante una scelta perfetta per un pasto piacevole dopo una passeggiata rigenerante sulla spiaggia o sul lungomare.

Potete trovare altre info, menù e orari di apertura sulla pagina Facebook del Ristorante Oasi.

Una eccellenza tra i ristoranti a Ravenna: Osteria USTARÉIA

L'eccellenza dei Ristoranti a Ravenna: Osteria USTARÉIA

Se sei in cerca di un’esperienza culinaria autentica e gustosa nella pittoresca città di Ravenna, non puoi fare a meno di visitare il Ristorante Osteria USTARÉIA. Questo incantevole locale ti offre l’opportunità di immergerti nella tradizione gastronomica romagnola con una dose di originalità e creatività. Con la sua atmosfera accogliente e il cibo di qualità, USTARÉIA si è guadagnato una reputazione eccellente tra i locali e i turisti.

Esperienza unica di gusto

Uno dei punti di forza di USTARÉIA è la sua capacità di portare in tavola i piatti tipici della cucina romagnola con un tocco di originalità che li rende unici e indimenticabili. Che tu sia un amante della pizza o desideri deliziarti con la grigliata di pesce, qui troverai piatti che soddisferanno ogni tuo desiderio culinario. La grigliata di pesce, ad esempio, è una delle specialità più apprezzate: pesce di ottima qualità cotto alla perfezione e servito in abbondanza, rendendo ogni boccone un’esperienza gustativa straordinaria.

Atmosfera accogliente e cordiale

L’accoglienza calorosa e il personale cordiale sono ulteriori elementi che rendono USTARÉIA un luogo da non perdere. Molti ospiti hanno sottolineato la gentilezza e la professionalità del personale, che rende ogni visita un’esperienza piacevole e rilassante. La location è stata curata nei minimi dettagli per creare un ambiente accogliente e raffinato, perfetto per una serata speciale o un pranzo tranquillo.

Il verdetto dei clienti

Le recensioni entusiastiche su TripAdvisor dei clienti confermano la qualità eccezionale del Ristorante Osteria USTARÉIA. Ogni anno, persone provenienti da diverse parti scelgono di fare una sosta fissa presso questo ristorante durante le loro vacanze a Ravenna. Le porzioni abbondanti, la varietà dei piatti e la freschezza delle materie prime sono solo alcune delle qualità che vengono costantemente elogiate.

Da non perdere: gli eventi speciali

USTARÉIA non è solo un luogo dove gustare un pasto straordinario, ma anche un punto di riferimento per eventi speciali. Le serate con musica dal vivo e le serate barbecue sono solo alcune delle iniziative che rendono il ristorante ancora più attraente per chi cerca intrattenimento e gusto in un unico pacchetto.

Dove si trova Ustareia

Don Chisciotte, Sancio Panza e un coro di 200 cittadini-attori

Va in scena al Ravenna Festival l’attesa prima parte della nuova trilogia del Teatro delle Albe, fra letteratura e rappresentazione popolare. 11 repliche dal 5 al 16 luglio a Palazzo Malagola

Don Chisciotte Gruppo
Prove del “Don Chisciotte ad aerdere” (foto di Marco Sciotto)

Al Palazzo Malagola di Ravenna , per la prima volta luogo pubblico adibito a una rappresentazione teatrale, andrà in scena dal 5 al 16 luglio la prima anta del progetto triennale (2023-2025) Don Chisciotte ad ardere, una Chiamata Pubblica ideata e diretta da Ermanna Montanari e Marco Martinelli.
Dopo lo straordinario successo della Chiamata Pubblica per la Divina Commedia, a cui hanno aderito migliaia di cittadini, i due fondatori del Teatro delle Albe si sono cimentati con uno dei testi più rappresentativi della letteratura spagnola, il Don Chisciotte di Miguel Cervantes.

È un lungo percorso che si snoda da Dante a Cervantes, dal cantiere Dante al cantiere Malagola, dal viaggio itinerante per la città al percorso negli spazi del palazzo di via di Roma, sede del Centro di ricerca vocale e sonora fondato e diretto da Ermanna Montanari e Enrico Pitozzi, studioso e docente dell’Università di Bologna.

Le differenze tra le due opere sono molte. Come spiegano i due direttori artistici, in Dante la guida è Virgilio, un sapiente, chi conosce la via anche se è inerpicata; nella Divina Commedia esiste una linea retta, che parte dalle tenebre e giunge alla luce, una dimensione che porta a una sicura luce. Don Chisciotte, invece, è un cavaliere ingegnoso che attraversa numerose peripezie: picchiato, deriso, da tutti considerato folle, ogni volta si rialza nell’assoluta fede negli ideali cavallereschi. Cervantes scompiglia le carte, tutto è più nebuloso: il vero e il falso, la ragione e la follia, il sogno e la realtà sono inestricabilmente intrecciati, in disequilibrio e inscindibili.

A livello teatrale, invece, se nel cantiere Dante i cori dei cittadini erano una sorta di apparizioni, nel cantiere Malagola i cittadini recitano insieme agli attori delle Albe; è uno spettacolo più corale.
«Siamo partiti – rivelano Montanari e Martinelli – da un suggerimento che Don Chisciotte dà al suo fedele Sancio: “Devi tener presente, sempre dinanzi agli occhi, quello che sei, cercando di conoscere te stesso, che è la conoscenza più difficile che si possa immaginare”. In questa frase, come in una gemma, il senso del romanzo come viaggio iniziatico a cui gli spettatori-erranti vengono invitati: attraverseranno i luoghi di Palazzo Malagola, scenderanno nelle “stanze” interne del proprio inconscio. Il cammino li condurrà nel giardino adiacente, sede della locanda a cui approda Don Chisciotte, e dove avranno inizio le sue grottesche vicende».

Le prime parole di apertura al Don Chisciotte saranno pronunciate dal balcone di Palazzo Malagola da una maga – Ermanna Montanari – con una bacchetta spuntata come la sua “lingua rotta“, fatta di parole storpiate e monche; all’entrata ci sarà un coro di sognatori. Attraverso i sogni gli spettatori entreranno in una gola e attraverseranno varie stanze e figure fantastiche. Vedranno delle contraddizioni come nei sogni; ad esempio, una famiglia a tavola che mangia il brodo con un coltello. Ai cittadini che hanno aderito alla Chiamata Pubblica è stato chiesto di scrivere un loro sogno e di condividerlo con Marco ed Ermanna, i quali hanno raccolto le varie visioni in foglietti che saranno distribuiti al pubblico.

A ogni serata gli spettatori-erranti saranno una cinquantina e percorreranno dapprima le stanze del Palazzo Malagola – il castello incantato, come lo ha definito Ermanna Montanari – per poi dirigersi nel cortile del palazzo settecentesco, dove più di duecento cittadini balleranno sulle musiche della rock band Leda: una cantante del gruppo, tra l’altro, è stata un’allieva della scuola Malagola. I tre personaggi principali del romanzo, Don Chisciotte, Sancio Panza e Dulcinea, sono interpretati rispettivamente da Roberto Magnani, Alessandro Argnani e Laura Redaelli, mentre Marco Saccomandi indosserà le vesti del commissario.

«Con la Chiamata Pubblica per la Divina Commedia – ha commentato l’assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, Fabio Sbaraglia – Marco Martinelli ed Ermanna Montanari hanno realizzato e condiviso con l’intera comunità ravennate un’opera straordinaria, che ha coinvolto un numero incredibile di cittadine e cittadini in una dichiarazione d’amore collettiva a Dante, alla nostra città e alla cultura. Il Cantiere Malagola saprà rinnovare e rilanciare la passione, la creatività e lo spirito corale di una città che nel teatro ha sempre trovato naturalmente una pratica di partecipazione popolare. L’opera di Cervantes sarà un nuovo terreno da attraversare insieme e attraverso cui confrontarci con i temi più grandi e rilevanti del nostro esistere».

«Dopo il grande trittico dantesco – osserva Franco Masotti, direttore artistico Ravenna Festival – il Festival partecipa con immutata convinzione anche a questo nuovo entusiasmante progetto de Le Albe, che parte da un altro dei canoni della letteratura, e dell’immaginario, occidentali, “rimesso in vita” dalla sapienza di Marco ed Ermanna, e la partecipazione dei cittadini racconta di una città dove il senso della comunità non è venuto meno».

Il lavoro di Marco ed Ermanna ha fatto crescere nuove generazione di artisti e ha portato a una proliferazione di chiamate pubbliche. I ravennati percepiscono la forma partecipativa del teatro, la forma espressiva che è entrata di più nel Dna dei cittadini.
È stato anche annunciato che la prima anta del Don Chisciotte sarà rieseguita insieme alla seconda l’anno prossimo. Nel 2025 la prima e la seconda anta saranno rappresentate insieme alla terza.

Questo nuovo percorso drammaturgico, vocale e sonoro, vedrà, oltre ai cittadini e alle cittadine della Chiamata Pubblica, diversi attori del Teatro delle Albe insieme a Martinelli e Montanari, che vestono i panni di mago Marcus e maga Hermanita. In scena ci saranno Alessandro ArgnaniLuca FagioliRoberto MagnaniLaura RedaelliMarco Saccomandi. Guide saranno Cinzia Baccinelli, Alice Billò, Vittoria Nicita, Marco Saccomandi, Marco Sciotto e Anna-Lou Toudjian.

Le musiche sono state composte e saranno eseguite dal gruppo LedaSerena Abrami, voce/synth; Enrico Vitali, chitarre; Fabrizio Baioni e Paolo Baioni, batteria/impulsi e segnali metallici; Giorgio Baioni, basso. Sound design Marco Olivieri, disegno dal vivo Stefano Ricci, spazio scenico Ludovica Diomedi, Elisa Gelmi, Matilde Grossi; costumi Federica Famà, Flavia Ruggeri; disegno luci Luca Pagliano, Marcello Maggiori; direzione tecnica Luca Pagliano, Alessandro Pippo Bonoli Luca Fagioli.

 

Ravenna, un nuovo autovelox sulla Dismano all’ingresso di Ponte Nuovo

Lo ha annunciato l’assessora Del Conte rispondendo a una richiesta del Pd

Via DismanoUn nuovo velox in via Dismano, a Ravenna. Lo annuncia l’assessora Federica Del Conte, rispondendo a un question time della consigliera del Pd Maria Cristina Gottarelli, sulla presunta pericolosità della strada, nel quartiere di Ponte Nuovo.

L’assessore in consiglio comunale ha confermato la criticità «evidenziata dalle ultime analisi e dai controlli al trasporto pesante che avevano accertato il transito di veicoli non autorizzati. Si è quindi prevista l’installazione di un velox attivo 24 ore che sarà posizionato in prossimità dell’ingresso al centro urbano, nella zona artigianale, per il traffico proveniente dalla SS16».

«C’è un importante problema causato dai camion di grandi dimensioni che attraversano Ponte Nuovo – conferma la consigliera Gottarelli – per risparmiare tempo e chilometri, nonostante l’esistenza di un divieto. Ora è importante mettere in campo altre azioni per dare garanzia di sicurezza agli abitanti del quartiere».

Nella zona interessata è già stato installato il sistema di lettura targhe che consentirà, non appena si sarà ottenuta l’autorizzazione necessaria da parte del Ministero delle Infrastrutture, di accertare in modalità h24 anche il transito di veicoli pesanti non autorizzati.

 

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi