La Pigna torna all’attacco del Museo di Classe: «Inutile, costoso e già in perdita»

La lista civica d’opposizione contesta anche i dipendenti precari assorbiti dalla Fondazione Ravennantica nelle biglietterie

Veronica Verlicchi

Veronica Verlicchi

La lista civica d’opposizione La Pigna torna all’attacco dell’assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, Elsa Signorino, e contro il nuovo museo di Classe fortemente voluto naturalmente anche dalla stessa Signorino, per anni presidente della Fondazione Ravennantica, creata appositamente per dare vita al nuovo complesso di Classe.

La consigliere Veronica Verlicchi, in particolare, ricorda ancora una volta i circa 25 milioni di euro spesi, di cui 18 provenienti da fondi pubblici, e gli anni di ritardo nella realizzazione del museo che verrà inaugurato (da ultime dichiarazioni del nuovo presidente di Ravennantica) il prossimo autunno e che ospiterà reperti provenienti da altre istituzioni (come il Museo Nazionale). La consigliera della Pigna cita poi il piano di sostenibilità del museo, basato su una consulenza affidata nel 2013 e in fase di aggiornamento (che abbiamo pubblicato a questo link), sottolineando come sia prevista « una perdita consistente e perdurante dell’attività. Perdita che si aggiunge a quelle già in essere da anni da parte della Fondazione e a cui si aggiungerà probabilmente anche quella della gestione della biglietteria e dei bookshop», dice Verlicchi.

La Pigna sottolinea poi come non sia riuscita a entrare in possesso, nonostante le richieste, della documentazione relativa all’appalto per l’allestimento della prima area espositiva del museo, assegnato «per un importo di € 964.105,23 al netto dell’Iva, in data 13 settembre 2016, è una ditta individuale che intrattiene, da anni (almeno dal 2011), rapporti commerciali con la Fondazione Ravennantica». E lo stesso titolare della ditta avrebbe partecipato, «quale relatore, per la Fondazione Ravennantica a diversi incontri pubblici. Lo troviamo anche in qualità di invitato permanente della Presidenza dell’Associazione Amici di Ravennantica unitamente a Sergio Fioravanti che ne è il tesoriere. Ed è sempre lui che ha imballato e trasportato col proprio mezzo, per conto della Fondazione Ravennantica, l’elmo di Negau dal Museo Didattico di San Pietro in Campiano al Museo di Classe».
Ma lo stesso allestimento «è stato anche oggetto di una richiesta di contributo da parte del Comune di Ravenna – continua Verlicchi – , ovviamente concesso, dalla Regione per un importo di € 730.000 che secondo la delibera della Giunta Regionale dovevano terminare entro il 31 dicembre 2016. Ma due richieste dei Sindaci Matteucci e de Pascale avevano chiesto ed ottenuto una proroga dei lavori al 31/12/2017 e al 31/12/2018. Quante risorse vengono utilizzate per l’allestimento? Ma il contributo specifico della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna (quello iniziale di 1,5 milioni di euro, ndr) non aveva già ampiamente coperto tutti i costi?».

Il Museo di Classe secondo la Pigna «è inutile, e  sarà costosissimo in termini di gestione  per le casse comunali» e alla lista civica non piace la decisione di dover ricorre «al trasferimento di reperti in gran parte provenienti dal Museo Nazionale, da Faenza, quale ad esempio il mosaico della pantera nera, da San Pietro in Campiano quale l’Elmo di Negau, e dal Museo Archeologico di Castelbolognese. Per citarne alcuni. Si devono spendere 25 milioni di euro per esporre reperti di altre comunità, privandole, peraltro, della testimonianza della loro storia?».

Infine, la Pigna punta gli occhi sul servizio di biglietteria e dei bookshop, e rivela come i dipendenti della precedente gestione dei siti del ministero (assorbiti da Ravennantica che ora gestisce appunto biglietterie e bookshop) siano inquadrati nella fondazine con otto contratti a tempo determinato. «E cioè – termina la nota della Pigna – dal giorno 11 novembre al 1 dicembre 2017. Assunzioni a tempo determinato per 1 solo mese! Il giorno 7 dicembre 2017 vengono rinnovati fino al 28 febbraio 2018 n. 5 contratti. E infine, a contratto già scaduto il 28 febbraio 2018, i 5 lavoratori ai quali era stato rinnovato il contratto, in data 10 maggio 2018, viene loro prorogato il contratto fino al 31 agosto 2018. Eppure si tratta di personale che aveva già maturato esperienza e professionalità nella gestione proprio di quei siti del servizio di biglietteria e bookshop. Perché tenere in una situazione di precariato questi lavoratori? Perché si vogliono sostituire tutti o in parte dopo la scadenza del 31 agosto 2018?».

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