L’alternativa Possibile: «Il Pd non è fuori dal guado, a Ravenna è ostaggio del Pri»

Andrea Maestri, avvocato e cosegretario nazionale del partito fondato da Civati, su ordinanze, opposizione a Salvini ed elezioni

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Andrea Maestri, con la maglietta rossa divenuta simbolo di accoglienza verso i migranti

Le recenti ordinanze del sindaco De Pascale che impongono, tra le altre cose, l’obbligo di chiusura alle 20 (invece delle 24) per un negozio di via Gulli e rese possibili da un decreto dell’ex ministro Marco Minniti non hanno trovato critiche dagli avversari politici in consiglio comunale, De Pascale non si è sentito chiamare “sceriffo” come era capitato al suo predecessore, ma c’è comunque chi ha reagito. Un avvocato che è anche un politico e ora che non è più parlamentare sembra tornato alla sua professione con maggiore assiduità. Andrea Maestri, ex Pd, ex deputato di Possibile, oggi cosegretario del partito fondato da Pippo Civati, difende infatti il negoziante di via Gulli. Per capire chi è Maestri basti dire che ha scritto un libro dal titolo L’uomo nero (ossia Minniti) e che sabato scorso era a Roma con Alex Zanotelli per protestare contro le politiche del Governo in tema di migranti. Lo sentiamo mentre sta andando alla festa dell’Arci a Firenze a parlare di immigrazione.

Maestri, farete ricorso per il negoziante di via Gulli? A che punto siamo?
«Abbiamo fatto istanza di accesso agli atti al Comune per capire su quali elementi di valutazione abbiano agito, ma a tutt’oggi non ci è stata data risposta. L’ordinanza peraltro è a tempo e scade il 10 agosto, potrebbero non esserci i tempi tecnici per fare ricorso. Se invece dovesse essere prolungata, ci batteremo perché si tratta di un provvedimento inspiegabile, che va a colpire il negozio più tranquillo e più utile di quella zona, senza toccare altre attività limitrofe. Sembra davvero un’ordinanza ad personam».

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Lei difende anche un venditore abusivo multato in spiaggia…
«Certo. Nella smania di fare i fenomeni, hanno beccato forse l’unico “abusivo” che non lo è affatto perché titolare di regolare licenza commerciale. Quello che il ragazzo senegalese non poteva fare era esporre merci sul demanio, cosa per cui bisogna avere un’autorizzazione specifica. Si tratta al massimo di una violazione a metà. Anche su quel fronte però dal Comune tutto tace. Ma la cosa non mi sorprende, la risposta per il ricorso che facemmo per il violinista tedesco che suonava in strada arrivò dopo tre anni (un caso quello che si concluse a favore dell’assistito di Maestri, ndr)».

Maestri, lei è avvocato, ma anche politico. Ravvisa in questi due casi il segno di una linea precisa dettata dall’Amministrazione?
«Sì, esistono le questioni giuridiche che affronteremo nella sede appropriata, ma esiste anche una linea politica di un Pd che è ostaggio di una parte della maggioranza, il Pri, e anzi direi della parte più arretrata del Pri nel concepire una società moderna, libera, multietnica. Basti pensare agli annunci sul nuovo regolamento della polizia urbana, spero proprio che il sindaco prenderà le distanze…»

Ha assicurato che sarà improntato al rispetto delle persone. E va detto che il sindaco rivendica che queste scelte di rispetto dell’ordine pubblico e delle regole vanno di pari passo a una politica che favorisce l’accoglienza degli immigrati sul territorio. Almeno questo è disposto a riconoscerlo?
«Assolutamente sì, sul tema dell’accoglienza non ci sono rilievi particolari da fare, soprattutto in un contesto nazionale poco premiante che privilegia l’emergenza rispetto a progetti strutturati come lo Sprar che a Ravenna funziona da anni. Sono poi orgoglioso che a Ravenna si faccia il Festival delle culture, che ha ormai una rilevanza nazionale se non internazionale, che ci siano esperienze di “controinformazione” come Città Meticcia, tante cooperative e associazioni che si occupano di accoglienza, c’è un pluralismo e un attivismo che non dipende dalle istituzioni ma a cui l’Amministrazione è abbastanza sensibile».

Passando dal locale al nazionale, lei ora è cosegretario di Possibile, che dopo le elezioni si è sfilata immediatamente dall’esperienza di Leu, la forza politica nata alla vigilia delle elezioni con i bersaniani e Sinistra Italiana, che ora dovrebbe diventare un partito.
«Sì, in maniera chiara e irrevocabile».

Ma non sarebbe proprio questo il momento di unire il più possibile le forze a sinistra contro quello che voi stessi considerate il “Moloch” Salvini?
«Certo, bisogna unire le forze di buona volontà e lavorare per un campo largo aperto e progressista a livello nazionale e anche europeo, visti gli appuntamenti elettorali del prossimo anno. E per noi questo significa lavorare su temi specifici, è questa la cifra culturale di Possibile. Promuoviamo campagne, studiamo a fondo ed elaboriamo proposte, per esempio sul tema del salario minimo, sulla giusta paga ai riders, ci occupiamo di amianto proponendone la sostituzione con coperture fotovoltaiche».

State anche raccogliendo firme per sfiduciare il Ministro dell’Interno…
«Sì, è una petizione su change.org molto articolata, in cui spieghiamo nel dettaglio quali gravi violazioni abbia posto in essere il ministro da quando è al Viminale. Abbiamo già raccolto 100mila firme, andando ben oltre le nostre aspettative, e speriamo possa diventare uno strumento di pressione forte nei confronti dei parlamentari perché votino una mozione di sfiducia per Salvini. E stiamo pensando anche un’azione giudiziaria…».

Per istigazione all’odio razziale?
«I dettagli saranno resi pubblici a breve».

Ha accennato alle europee del 2019, ma contemporaneamente ci saranno anche amministrative in 14 comuni della provincia. Sarete della partita?
«Noi ci siamo, abbiamo comitati in tutta la Romagna, parteciperemo alle amministrative cercando di costruire nei territori un campo largo e aperto di forze progressiste ecologiste costruendo un’alternativa di governo alle realtà amministrative».

Lavorerete contro al Pd anche se il rischio è far vincere Lega e Movimento 5 Stelle?
«Noi siamo ferocemente ostili alla destra, ma anche alternativi a questo Pd che non è uscito dal guado. Per noi si tratta di una questione di coerenza: non possiamo pensare di lavorare con chi ha preparato il terreno all’avvento del Salvinismo, almeno finché non si dissocia nettamente da tutto questo».

Qualche sera fa a Ravenna c’era Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria del Pd. La convince?
«Con il massimo rispetto per la sua storia, mi sembra una mano di vernice fresca su un muro vecchio e scrostato, un restyling che non risponde alla necessità sostanziale per il campo progressista di ristrutturarsi dalla base».

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