«Serve più attenzione alla medicina di prossimità, ritardi sulle Case della salute»

Il segretario provinciale del Pd, Alessandro Barattoni, parla anche della prossima sfida a Faenza: «Isola è il candidato ideale per innovare e per aprire al dialogo. Serve una coalizione ampia, parleremo con tutti ecceo che con la destra»

Festa Alessandro Barattoni

Il segretario Alessandro Barattoni

Raggiunto (finalmente) l’accordo sul candidato sindaco a Faenza per le amministrative del 20 settembre e dopo l’annuncio che quest’anno, causa emergenza Covid, non si terranno le feste dell’Unità così come eravamo abituati a conoscerle e tanto meno ci sarà quella al Pala De André, incontriamo il segretario provinciale del Pd Alessandro Barattoni.

Segretario, Massimo Isola sarà il candidato a sindaco di Faenza dopo dieci anni da vicesindaco e una lunga trattativa interna al partito. La considera una sua vittoria?
«Non userei questi termini, sono convinto e non da ora che Massimo sia il miglior candidato possibile in questa situazione per diverse ragioni. Innanzitutto per la sua capacità di dialogo e di ascolto delle varie istanze della città e della forze politiche di tutto il centrosinistra e poi per la sua esperienza come vicesindaco. Viviamo in un momento in cui le Amministrazioni godono di una certa fiducia da parte dei cittadini per come hanno gestito l’emergenza sanitaria. Credo infine che sia la persona migliore, grazie alla sua intelligenza e apertura mentale, per portare avanti un progetto che non neghi quanto fatto di buono in questi anni da Malpezzi e allo stesso tempo possa essere in grado di innovare. Lo abbiamo visto anche nel 2019, a livello locale gli elettori ci chiedono un miglioramento, non un salto nel buio».

Quindi non la preoccupa il fatto che Isola potrebbe essere percepito come una scelta di continuità?
« In generale, credo che mai come in questo momento il fatto di avere un’esperienza politica alle spalle non debba e non possa essere percepito come un problema, pensiamo al consenso per esempio del presidente Bonaccini».

E anche la coalizione sarà sul modello di quella di Bonaccini? Da sinistra al centro? E i Cinque Stelle, che a Faenza sono particolarmente attivi e presenti da tempo?
«Credo che si debba partire da una coalizione come quella che ha sostenuto Bonaccini, magari con un’architettura diversa e con forze politiche che presenteranno per la prima volta il proprio simbolo come Azione civile o Italia Viva, ma penso sia giusto dialogare anche con i Cinque stelle su temi importanti, credo sia giusto confrontarci con tutte le realtà che non siano la destra perché ogni territorio ha peculiarità politiche e tematiche proprie».

Non teme i veti incrociati, dopo la rottura con Malpezzi di Domizio Piroddi di Insieme per Cambiare che però era candidato nella lista del presidente, per esempio? E Azione civile che, almeno a livello nazionale, è uscita dal Pd proprio contro l’accordo con i 5 Stelle?
«Non mi è mai piaciuta la politica dei veti incrociati, credo che dobbiamo invece aprirci e confrontarci e coinvolgere quante più forze politiche e civiche possibile per il progetto sul futuro di Faenza, il suo sviluppo economico e la tenuta sociale e credo che Massimo sia appunto la persone giusta per ragionare insieme ai cittadini, associazioni e forze politiche sul come cambiare le cose, a partire dai bilanci comunali che si dovranno adeguare alle nuove priorità e in generale tutto ciò a cui si dovrà mettere mano».

Quali le priorità per la città secondo il Pd che appunto la governa da decenni?
«Ci metterei la mobilità, data la posizione di Faenza sull’asse della via Emilia, un tema che va affrontato insieme a Imola, altra città al voto, per farla diventare un’opportunità. E sicuramente un’altra questione centrale è l’ospedale. Credo che la crisi Covid ci abbia mostrato bene come il sistema della nostra provincia con tre ospedali e il presidio di Cervia vada salvaguardato e potenziato».

A proposito di sanità c’è chi dice che la crisi Covid ha mostrato come le Asl più piccole siano state più efficienti e che sia ora di rivedere il grande progetto dell’Asl Romagna, elefantiaca e non vicina ai territori. Cosa ne pensa il Pd di Ravenna?
«Come dicevo, credo che il nostro territorio abbia affrontato al meglio la situazione grazie al lavoro di tutto il personale sanitario ma anche alla presenza dei tre ospedali. Credo che sulla sanità vada aperta una nuova riflessione, che possa analizzare nel nuovo contesto per esempio alcune soglie del cd decreto Balduzzi, il finanziamento della sanità pubblica e che magari ci può portare anche a confermare scelte fatte in passato, ma con più attenzione in particolare al tema della medicina di prossimità. C’è un ritardo sulle Case della salute, che vanno potenziate perché dove ci sono funzionano e sono apprezzate. C’è il tema adesso attualissimo del primo presidio a Cervia che ora è aperto solo dodici ore al giorno invece di 24 e credo che il Pd, per essere coerente, debba far sentire la propria voce. C’è anche il tema del personale che va potenziato e che turnando su tre ospedali può trovarsi in particolare difficoltà. Serve quindi una riflessione ampia su più livelli, dal nazionale al locale. Anche per questo credo che sarebbe quanto mai utile usufruire del Mes».

Un tema, quello del prestito dall’Unione europea, su cui rischia di cadere il governo, però…
«Io credo che su una battaglia così cruciale, il Pd possa e debba mobilitarsi per spiegare le proprie ragioni alle persone, come penso avremmo dovuto fare in maniera più incisiva e capillare su Quota100».

A proposito di mobilitazioni e campagne elettorali, quest’anno mancheranno le feste dell’unità tradizionalmente intese. Che tipo di coinvolgimento di iscritti e simpatizzanti possiamo aspettarci?
«Per Faenza, troveremo soluzioni innovative, sfrutteremo spazi aperti, approfittando del fatto che è estate. Per noi il contatto fisico, le strette di mano sono sempre state importanti e questa sarà quindi una sfida nuova. Ma non mancheranno incontri e occasioni per confrontarci».

Salvini era a Faenza anche sabato 27 giugno. Il Pd nazionale verrà in vostro aiuto? O sarà una campagna incentrata sul locale, un po’ come è stata quella di Bonaccini?
«Considerando che ci sarà anche la campagna per le regionali e il referendum, credo che qui ci muoveremo entro l’ambito regionale, a parte magari qualche ospite da Roma su temi specifici».

Ma per una volta il governo centrale di Roma potrebbe darvi una mano secondo lei o rischia di danneggiarvi? Come valuta la situazione?
«Penso che al governo serva un cambio di passo. L’emergenza ha mostrato più che mai le differenze, ci ha fatto vedere che oggi più che mai il luogo e le condizioni in cui nasci rischiano di determinare il tuo futuro e una sinistra che voglia considerarsi tale deve partire da qui. Evitare che i bambini, i lavoratori meno protetti e garantiti sentano e paghino la crisi più degli altri. Passata un poco la paura del contagio, oggi gli italiani hanno paura delle conseguenze della crisi economica. Credo questa sia quindi una grande occasione per il governo, che non vada sprecata per iniziare a costruire una società più giusta ed equa».
Federica Angelini

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