martedì
12 Maggio 2026
ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Intervista tripla ai tre candidati che sfidano il sindaco uscente di Faenza

Apicella Binni: «Asfalti solo prima delle elezioni». Miccoli: «Subito sicurezza, urbana e del territorio». Padovani: «Voglio costruire, non dividere». Tutti criticano la gestione del periodo delle alluvioni e promettono più ascolto della cittadinanza

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Quali sono le proposte dei tre candidati sindaci a Faenza che sfidano il sindaco uscente Massimo Isola? Abbiamo rivolto a tutti le stesse domande per un confronto diretto. Ecco le risposte (i candidati sono disposti in ordine alfabetico).

DOMANDA 1
Perché si candida a sindaco?

Giuseppe Apicella Binni: «Innanzitutto perché sono stato scelto dai membri del movimento in un’assemblea. Ho accettato l’incarico perché credo che Faenza sia una città bellissima con un grande potenziale a livello turistico, commerciale e industriale, potenziale che non è stato pienamente sfruttato, e noi, come cittadini che lavorano duramente, meritiamo una città più sicura, più pulita e con servizi pubblici più efficienti».

Claudio Miccoli: «Faenza ha bisogno di voltare pagina. In questi anni ho visto una città troppo spesso costretta a rincorrere i problemi invece che prevenirli, troppo lenta nelle risposte, talvolta addirittura assente e sicuramente troppo distante dai cittadini. La presentazione della variante al Pai Po è stato il motivo decisivo: oltre a non risolvere i problemi, addirittura ne crea altri e devastanti. Parlando con molti cittadini, la critica più grande è stata quella di non essere ascoltati. Ora più che mai serve un’amministrazione concreta, presente, capace di ascoltare, decidere e di assumersi responsabilità. Mi candido per questo: per restituire alla città sicurezza, autorevolezza e una visione chiara del presente e del futuro».

Gabriele Padovani: «Perché Faenza ha bisogno di una guida concreta, presente, capace di assumersi responsabilità nei mo- menti difficili e di trasformare i problemi in soluzioni. Non è una candidatura contro qualcuno, ma per qualcosa: per una città più sicura, più veloce nelle risposte, più vicina alle persone».

DOMANDA 2
Qual è stato l’errore più grave di Massimo Isola negli ultimi 5 anni?

GAB: «Credo che la gestione durante l’alluvione, dal punto di vista della prevenzione e dell’assistenza diretta alle persone colpite, sia stata molto carente. La mancanza di manutenzione è fatale, così come la mancanza di illuminazione e la necessità di una pavimentazione efficiente e durevole nel tempo, che non dovrebbe essere realizzata solo in prossimità delle elezioni, ma dovrebbe essere una pratica costante».

CM: «È stato non preparare Faenza ad affrontare le emergenze e, anche dopo l’al- luvione, non imprimere quella svolta amministrativa che i cittadini si aspettavano. È inammissibile, per esempio, che dopo tre anni il piano operativo di protezione civi- le non sia ancora attivo: che cosa si aspetta ancora? Troppa lentezza, troppe parole, poca capacità di trasformare la crisi in un’opportunità. Ci sono tantissime risorse stanziate, mai viste così tante, ma ancora oggi non si vede una direzione chiara. Il Pai ne è un esempio: chi applaudiva gli annunci all’Arena Borghesi oggi tentenna, ma senza mai avere un pugno fermo sul tavolo. Quando una città vive una tragedia come quella che abbiamo vissuto, non basta raccontare la solidarietà della comunità: bisogna farsi trovare pronti, organizzati e rapidi. Altrimenti a cosa servono gli amministratori?».

GP: «Non riuscire a dare un senso di direzione chiaro nei momenti più critici. Nei passaggi decisivi, i cittadini avevano bisogno di una guida forte, visibile, capace di tenere insieme tutto il sistema. Questo è mancato».

Niballo Rogo Nott de Bisò

DOMANDA 3
Riconosce almeno un merito a Isola?

GAB: «L’unica cosa è il funzionamento dei servizi sociali, ma credo che si possa fare molto di più, viste le condizioni precarie in cui vivono alcune famiglie a causa dell’aumento del costo della vita».

CM: «Se proprio devo riconoscergli un merito, è quello di aver occupato il ruolo istituzionale in una fase difficile. Ma per il resto il bilancio è impietoso. Un sindaco non si misura dalla presenza formale o se è bravo a parlare: si misura dalla capacità di guidare una giunta, decidere e portare risultati. E su questo Isola ha fal- lito. Ha consegnato ai cittadini un’amministrazione lenta, debole, confusa, incapace di imprimere una direzione chiara. Non ha dato alla città quella forza politica che sarebbe servita. È sembrato più impegnato a tenere insieme gli equilibri della sua maggioranza che a difendere fino in fondo i faentini. E quando un sindaco pensa prima agli equilibri politici che agli interessi della città, il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi: ritardi, immobilismo, occasioni perse. Io almeno posso dire di avere una squadra vera, compatta, fatta di persone che ci credono e che non stanno insieme per convenienza. Nessuno ha fatto richieste prima di candidarsi in lista, è puro senso civico. Ringrazio chi ha scelto di sostenermi con convinzione, a partire da Roberta Conti e Bruno Fantinelli e tutte le persone che mi supportano. Lega, Forza Italia e Democrazia Cristiana come partiti. Faenza ha avuto un sindaco in carica, ma non una guida. Io sono pronto ad essere entrambi».

GP: «Gli riconosco l’impegno personale e la dedizione. In una fase così complessa, mettersi in prima linea non è mai semplice, e questo va riconosciuto».

DOMANDA 4
Che cosa avrebbe fatto di diverso sul tema dell’alluvione e dei ritardi da parte degli enti statali su risarcimenti e permessi?

GAB: «Pochi giorni prima dell’alluvione, il livello del fiume era quasi al limite, un segnale d’allarme già evidente. Tutti i sistemi di sicurezza avrebbero dovuto essere attivati, i vigili del fuoco allertati e i residenti che vivevano vicino al fiume evacuati in sicurezza. Alcune scuole vicine avrebbero potuto essere utilizzate per ospitarli temporaneamente fino a quando il livello del fiume non si fosse abbassato e le condizioni meteorologiche non fossero migliorate. Le rive del fiume erano da tempo ricoperte di vegetazione, che avrebbe potuto essere ripulita e potata senza sacrificare tutto il verde. Dopo l’alluvione, molte case e appartamenti sono diventati inabitabili, con costi di ristrutturazione enormi per i proprietari. Gli aiuti comunali sono stati insufficienti; infatti, ci sono ancora appartamenti abbandonati in condizioni precarie. Alcune attività commerciali di via Lapi hanno dovuto chiedere donazioni per poter continuare a operare, mentre altre, ad esempio, non sono ancora riuscite a riaprire».

CM: «Avrei imposto da subito un atteggiamento molto più fermo e incalzante verso tutti gli enti coinvolti. Un sindaco non può limitarsi ad aspettare: deve pretendere tempi certi, fare pressione ogni giorno, sollecitare continuamente i procedimenti. Avrei costruito una struttura comunale dedicata esclusivamente ad assistere famiglie e imprese nel percorso dei risarcimenti e delle autorizzazioni. Oggi sono spesso i cittadini ad aiutarsi tra loro: non possono continuare a sentirsi abbandonati. Sarebbe servita anche una voce politica più forte, più scomoda se necessario, ma totalmente schierata dalla parte dei cittadini».

GP: «Sull’alluvione serviva un approccio molto più operativo e pressante verso gli enti sovraordinati. Avrei istituito da subito una struttura di crisi permanente, con un presidio quotidiano su Roma e sulla Regione, per sbloccare risarcimenti e autorizzazioni. In situazioni straordinarie servono risposte straordinarie: meno burocrazia, più presenza, più pressione istituzionale, ogni giorno».

DOMANDA 5
Quale sarebbe il suo primo atto da sindaco?

GAB: «Instaureremo immediatamente un dialogo, o gruppi di lavoro, con tutti i settori della città. Insieme, stabiliremo le priorità e studieremo congiuntamente le possibilità di attuazione. Non ci piacciono le manovre politiche; vogliamo lavorare su basi solide, in base alle reali esigenze dei settori economico e sociale. Fin da giovane, ho sempre nutrito una grande sensibilità per le problematiche sociali. Lo studio dei processi storici mi ha permesso di analizzare le diverse evoluzioni politiche e il loro impatto sullo sviluppo della società. Stiamo vivendo profondi cambiamenti nel sistema economico, politico e sociale, che richiedono di porre l’essere umano al centro, come protagonista assoluto della nostra storia. Per questo motivo, mi appassiona l’idea di creare po- litiche pubbliche che contribuiscano al benessere e alla convivenza della società. Sappiamo che nella zona del Borgo esiste un comitato di persone colpite dall’alluvione, che ha avanzato alcune proposte tecniche per minimizzare le future inondazioni. Organizzeremo presto un incontro con loro per ascoltare le loro proposte, perché l’idea è di governare ascoltando i cittadini, dato che sono i cittadini ad avere l’ultima parola».

CM: «Convocherei subito un tavolo operativo permanente su sicurezza del territorio e protezione civile: tempi certi, responsabilità precise e un cronoprogramma pubblico che comprenda anche un piano straordinario di rifacimento strade. I faentini hanno il diritto di sapere chi decide, chi deve eseguire e
chi risponde dei ritardi. La burocrazia esiste, ma non deve essere sempre l’alibi. Allo stesso modo aprirei immediatamente un tavolo sulla sicurezza urbana, coinvolgendo anche terzo settore e comunità straniere. L’unica vera divisione è tra persone per bene e delinquenti. Chi oggi si sente solo o poco tutelato deve sapere una cosa: con me il Comune tornerà ad essere un vero punto di riferimento per la comunità».

GP: «Credo che chi si impegna per la città meriti sempre rispetto, al di là delle posizioni politiche. Il confronto è utile proprio quando parte da questo presupposto. La parola “combriccola” svilisce il nostro impegno. In ogni caso, guardando al futuro, penso sia importante concentrarsi su ciò che ciascun candidato può offrire concretamente. Per quanto riguarda me, ad esempio, esiste una storia amministrativa chiara: anni di presenza, attenzione alle criticità e proposte portate nei consigli comunali. Questo, a mio avviso, è un elemento di affidabilità. Sul tema delle alleanze, è vero che l’unità può rafforzare le possibilità elettorali, ma allo stesso tempo il quadro resta aperto e saranno i cittadini a determinare l’esito finale. Più che fare calcoli, credo sia utile valorizzare idee, programmi e capacità di governo. Alla fine, ciò che conta davvero è costruire una proposta credibile per la città, capace di unire e dare risposte concrete. E a volte… può accadere qualcosa di inaspettato..»

DOMANDA 6 – per Miccoli e Padovani
Perché il centrodestra non ha trovato un candidato unitario? E chi è disposto a sostenere in caso di ballottaggio?

CM: «La mia candidatura nasce per dare una risposta seria alla città e per mettere a disposizione competenze ed esperienza. Attorno a questo progetto ci sono forze politiche e persone che hanno scelto di so- stenermi con lealtà e senza chiedere nulla in cambio e li ringrazio, perché hanno capito che oggi la priorità è salvare Faenza. L’unità piena non si è realizzata, ma non la vedo un limite, considerato che esiste il ballottaggio. Mi si critica perché non sono di Faenza, ma la conosco molto bene. Ne conosco i problemi, le ferite, le paure, ma anche l’orgoglio, la forza e le potenzialità. Questa città merita di più. In caso di ballottaggio, spero di non dover scegliere chi sostenere, perché il mio obiettivo è esserci. Una cosa la posso dire con chiarezza: non potrei mai sostenere Isola, perché continuare con lui vorrebbe dire condannare Faenza. Chi vuole davvero voltare pagina, chi vuole avere Faenza sicura e protagonista, oggi sa da che parte stare».

GP: «Il tema non è perché il centrodestra non abbia trovato un candidato unitario, ma cosa serve oggi a Faenza. Io sono qui per costruire, non per dividere. Al ballottaggio parleremo con tutti quelli che condividono un’idea chiara: mettere Faenza al primo posto, con serietà e spirito di collaborazione. Chi ci sta, è il benvenuto».

DOMANDA 6 – per Apicella Binni
Avete cercato un accordo con la coalizione di centrosinistra? Cosa vi distingue maggiormente? Temete il “voto utile”?

GAB: «Il nostro movimento ha deciso di procedere in modo unitario, senza alcuna coalizione. Abbiamo idee chiare e precise e non vogliamo essere soggetti ai favori di altri partiti politici. Il nostro unico impegno è verso i cittadini, non verso i favori di gruppi politici».

I candidati:

Binni Grande
Apicella Binni

Il venezuelano laureato in Storia che lavora per una coop di multiservizi
GIUSEPPE APICELLA BINNI

Nato a Caracas (Venezuela) il 21 dicembre 1970 (55 anni) da genitori italiani emigrati dopo la guerra.
Stato civile: sposato con una giornalista
Titolo di studio: laurea in Storia
Professione: lavoro per un’azienda multiservizi (Copura)
Ultimo reddito annuo dichiarato: meno di 5mila euro
Veicoli e immobili di proprietà: nessuno
Precedenti esperienze in politica: capo dell’ufficio di consulenza storica, in qualità di funzionario legislativo di carriera al Parlamento del Venezuela fino al 2016
Tessera di partito: non risponde

Miccoli
Miccoli

Il geologo in pensione che è stato assessore negli anni ‘90
CLAUDIO MICCOLI

Nato a Ravenna il 2 dicembre 1954 (71 anni)
Stato civile: divorziato
Titolo di studio: laurea in Geologia
Professione: pensionato libero professionista
Ultimo reddito annuo dichiarato: 156mila euro
Veicoli e immobili di proprietà: Hyundai Tucson Precedenti
Esperienze in politica: assessore comunale a Ravenna 1992-1997
Tessera di partito: «Attualmente nessuna, da oltre dieci anni ho scelto un percorso indipendente, senza appartenenze partitiche»

Padovani
Padovani

Il coltivatore diretto che ha fondato un movimento
GABRIELE PADOVANI

Nato a Faenza il 25 agosto 1978 (47 anni)
Stato civile: celibe
Titolo di studio: diploma di agrotecnico
Professione: coltivatore diretto
Veicoli e immobili di proprietà: un’auto e 5 ettari di terra.
Ultimo reddito dichiarato: 1.065 euro
Precedenti esperienze in politica: 16 anni da consigliere comunale
Tessera da partito: Lega Nord, oggi Area Liberale (movimento di cui è fondatore).

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