venerdì
25 Settembre 2026
il caso

Fine vita, il Governo impugna la legge dell’Emilia-Romagna. De Pascale: «Prevale la volontà dello scontro»

Palazzo Chigi ricorre alla Consulta sul suicidio medicalmente assistito. Il presidente: «Avevamo dato disponibilità a discutere i rilievi».

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Il Governo impugna la legge dell’Emilia-Romagna sul suicidio medicalmente assistito e si apre un nuovo fronte istituzionale tra Palazzo Chigi e la Regione. Il Consiglio dei ministri ha deciso di ricorrere alla Corte costituzionale contro la legge regionale 10 del 28 luglio 2026, con la quale l’Emilia-Romagna ha disciplinato le modalità organizzative per dare attuazione alle sentenze della Consulta sul fine vita.

Secondo le motivazioni riferite da Palazzo Chigi, la normativa regionale avrebbe invaso competenze esclusive dello Stato, in particolare demandando a successive linee guida regionali la definizione di alcuni requisiti per l’accesso alla procedura. Per il Governo, in questo modo sarebbero stati elusi i vincoli fissati dalla stessa Corte costituzionale. L’impugnazione richiama, tra gli altri, gli articoli 2, 32 e 117 della Costituzione, relativi ai diritti fondamentali, alla tutela della salute e alla ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni.

La legge emiliano-romagnola, approvata a luglio, non disciplina in senso generale il suicidio medicalmente assistito, ma interviene sugli aspetti organizzativi e sanitari della procedura, istituendo anche una commissione multidisciplinare incaricata di verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale. La decisione del Governo viene contestata dal presidente della Regione Michele de Pascale, che legge nell’impugnazione anche un riconoscimento, da parte di Palazzo Chigi, della possibilità per le Regioni di intervenire sulla materia. «Per la prima volta il Governo riconosce la titolarità delle Regioni a legiferare sul tema del suicidio medicalmente assistito e questo è un fatto importante», sostiene de Pascale. Secondo il presidente, il riconoscimento della titolarità regionale mette anche in evidenza «la gravissima carenza della maggioranza parlamentare nel non fare una legge nazionale».

De Pascale riferisce inoltre che nei giorni precedenti la Regione aveva dato «massima disponibilità» a confrontarsi con il Governo su alcuni rilievi tecnici sollevati sulla legge, pur non condividendoli nel merito. «Ma come spesso è accaduto – accusa il presidente – è prevalsa la volontà di avere comunque uno scontro istituzionale», arrivando all’impugnazione per quelli che definisce «elementi di assoluto dettaglio giuridico» e che, a suo giudizio, «non toccano in nessun modo la sostanza della tutela dei diritti e della persona».

Nella replica di de Pascale entra anche il tema delle cure palliative. Alcune fonti di Palazzo Chigi, secondo quanto riferito, avrebbero messo in discussione il sistema regionale, sostenendo che la legge non garantirebbe un effettivo percorso di cure palliative. Il presidente dell’Emilia-Romagna respinge le critiche e parla di un’offesa alle «professioniste e ai professionisti che tutti i giorni sono impegnati sul campo».
«Sul nostro sistema sanitario sono pronto in qualunque momento a un confronto anche diretto con la presidente del Consiglio per mostrarle cosa avviene e come vengono attivate nella nostra regione le cure palliative», aggiunge de Pascale.
Il presidente rivendica infine il raggiungimento, e anzi il superamento, degli obiettivi fissati dal Pnrr sulle cure palliative, ricordando anche l’attivazione delle cure palliative pediatriche. Ora la partita passa alla Corte costituzionale, chiamata a valutare i rilievi sollevati dal Governo sulla legge regionale.

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