Parla l’attrice Ana Asensio, al Nightmare Film Fest con il suo debutto alla regia

Acclamato dalla critica, “Most beautiful island” è un lavoro sociale e indipendente, su una giovane immigrata senza documenti che arriva a mettere in pericolo la sua vita

MOST BEAUTIFUL ISLAND Ana Asensio 1

Ana Asensio

Come Luciana, la protagonista del suo film, era molto giovane quando ha messo poche cose in valigia e da Madrid è volata a New York. Ana Asensio ha salutato famiglia, amici, paese natale e si è trasferita nella Grande Mela alla caccia del suo personale sogno americano. Un viaggio, un percorso di vita che la regista mette al centro di Most Beautiful Island, suo esordio alla regia.

Conosciuta come attrice per serie TV e film (The Afterlight, Zenith, The Archive), vincitrice al United Solo Theatre Festival di New York col monologo Mica’s Skin, dal best-seller spagnolo di Paloma Bravo, Ana debutta con un potente thriller psicologico, girato in 16mm, che ha fatto gridare ai critici i nomi di Polański e Cassavetes, una lucida riflessione sulle difficoltà del vivere tra le occasioni e di pericoli della grande città, specie se si è stranieri e senza documenti, specie se si è disposti a tutto pur di sopravvivere.

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Il film, già vincitore del Premio della Giuria all’SXSW Film Festival di Austin, Texas, e del Premio Life & Liberty Film al Sidewalk Film Festival a Birmingham in Alabama, continua a riscuotere successi ed è tuttora il caso cinematografico di cui tutti parlano nel circuito indipendente internazionale. Uscito finalmente anche nelle sale italiane, distribuito da Exit Media, Most Beautiful Island  arriva a Ravenna: Ana accompagnerà in sala il suo film nel corso della 16esima edizione dello storico Ravenna Nightmare Film Festival in programma dal 26 ottobre al 4 novembre (per il programma completo: www.ravennanightmare.it).

Ana questo è il tuo primo film, Most Beautiful Island ha avuto una lunga gestazione. Com’è nata l’idea?
«Volevo raccontare una storia che accade in un giorno e che mostra la realtà di una giovane immigrata senza documenti, come arriva a mettere in pericolo la sua vita. L’idea nasce nel 2010 e nel 2011 avevo finalmente pronta la sceneggiatura…».
Come debuttante, quali sono stati i maggiori ostacoli – e le gioie, perché no – di questa impresa?
«Tutto il processo, dalla scrittura al bussare alle porte in cerca di produttori e finanziamenti, vedermi dirigere un’intera troupe, fino al montaggio, tutto è stato una sfida immensa ed estenuante. Il coraggio di lanciarmi a tutto questo veniva dalla mia ingenuità/inesperienza e dalla passione per il progetto. Ma ci sono state molte lacrime. Soprattutto quando nessuno accettava di produrmi e io non riuscivo a trovare il denaro. Questa è la parte che ha portato via più anni, e quella che mi è risultata più difficile emozionalmente. Le gioie, tutte, sono arrivate dopo l’uscita del film. Da allora ho avuto solo momenti buoni».
Tu sei attrice, com’è stato porti nel ruolo di regista? Perché hai deciso di essere tu Luciana?
«Ho scritto la storia pensando a me in questo ruolo, è un ruolo molto interessante e fino ad allora non avevo avuto la possibilità di interpretare qualcosa del genere al cinema. Come regista, ho adorato dirigere gli altri attori, questa è la parte che mi è sembrata più facile, visto che capisco e intendo il loro linguaggio. La comunicazione con la troupe tecnica invece ho dovuto apprenderla mentre si girava».
Mbi è stato definito un film dal potente impatto sociale e politico. Parla di immigrazione, di povertà, dei più deboli, delle donne… Cosa volevi raccontare e che messaggio volevi dare al pubblico?
«Credo che il ruolo degli artisti sia quello di esporre le idee in un fomato differente dal semplice discorso in parole. Però è lo spettatore che sceglie o decide quello che le idee rappresentano. Nel mio caso particolare volevo raccontare una storia che conoscevo molto bene, dentro una cornice sociale di conflitto. In nessun caso volevo manipolare il contesto, semplicemente mostrarlo, inquadrarlo in modo che ognuno possa trarre le sue conclusioni».
Le recensioni hanno citato nomi come Polanski e Cassavetes, tu hai citato Krzysztof Kieślowski e Andrea Arnold. Ti sei ispirata a qualche film in particolare? Quali sono gli autori che ti hanno formato?
«Ho tratto inspirazione da diversi film però uno che ho visto una moltitudine di volte e che ammiro molto è 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni di Mungiu. Adoro poi le magnifiche trilogie di Antonioni e Kieślowski».
MBI viene definito film di genere. Volevi dare questa piega “horror” alla storia?
«No, in realtà è qualcosa che è sorto in modo organico, parte già esisteva nella sceneggiatura ma solo in fase di montaggio ho capito che il mio film era un “ibrido”, con una certa dose di terrore».
Il film si sente che è “personale”, che parte da esperienze sincere. Vivi ancora a New York?
«Sì, ormai da 16 anni».
Come è il tuo rapporto con questa città, cosa è cambiato dal tuo arrivo a oggi che il tuo film ha ricevuto molte critiche lusinghiere? “A New York è davvero tutto possibile” come dice il personaggio di Olga?
«Molto è cambiato! Sono venuta qua giovanissima, senza saper parlare inglese, con tutti i miei risparmi e una valigia piena di sogni. Non ne avevo uno concreto, volevo vivere esperienze nuove, imparare, crescere, non limitare le mie possibilità. Quando i miei risparmi finirono e già parlavo meglio la lingua, cominciai a capire che questa città chiede un prezzo molto alto per viverci. Ho vissuto la mia gioventù qui, la città è intrinseca nel mio modo di essere. Chissà, forse più aggressiva e impaziente di quello che sarei se fossi rimasta nella mia Madrid. Però anche compassionevole e combattiva. New York è una metropoli tremendamente competitiva ed esige molto. Io ora vivo una vita più stabile in un tranquillo quartiere di Brooklyn, con il mio ufficio a pochi passi da casa. Ho anche creato la mia famiglia. Questi anni mi hanno dato tanto. E quello che dice Olga è certo: tutto è possibile a New York, il buono e il cattivo».
Hai una tua compagnia di produzione, è vero che stai già scrivendo il tuo prossimo film?
«Ho una nuova sceneggiatura che spero si converta nel mio secondo film… Nel frattempo, sto prendendo in considerazione altri progetti, sia come attrice che come regista».
A maggio eri a Roma al Festival del Cinema Spagnolo, a novembre sarai ospite qui a Ravenna. A parte per lavoro, sei mai stata in Italia? C’è qualche film o autore italiano che ti ha colpito?
«Già alcune volte, è il mio paese preferito! Tanti film mi piacciono, La stanza del figlio o La Grande Bellezza… e come ho detto, il cinema di Antonioni mi appassiona. Ho il poster originale de La Notte nel salotto di casa».

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