Una storia d’amore in un lago di horror e fantasy per un film da non perdere

“La forma dell’acqua” consacra Guillermo Del Toro come grande regista, non solo per la vittoria a Venezia

Pag10Il giorno di San Valentino, 14 febbraio, esce in sala la migliore delle favole d’amore contemporanee: il film vincitore di Venezia 2017, e cioè il fantasy-horror La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro. Il prolifico regista messicano (esponente di quella colonizzazione al contrario di Hollywood da parte di registi e attori messicani tra cui anche Alfonso Cuaron, Alejandro Gonzalez Inarritu e Gabriel Garcia Bernal) è un autore di genere, tra horror, fantasy e fantascienza, che aveva finora oscillato tra ottime prove come Il Labirinto del Fauno e sbiaditi kolossal para-commerciali quali Pacific Rim. Questa sua ultima opera, finalmente, lo consacra come grande regista, e non solo per essere riuscito a vincere a Venezia con un film horror, ma anche e soprattutto per aver portato a maturità tutte le sue tematiche artistiche.

Ma veniamo alla storia. Siamo nell’America tra gli anni ’50 e ’60: l’epoca delle casalinghe felici, dei mariti in Cadillac, del boom dei consumi; al cinema è il momento d’oro dei musical e delle storie d’amore. Ma è anche l’America della Guerra Fredda, del maccartismo e del razzismo verso i neri. La protagonista è la giovane Elisa Esposito, orfana di evidente origine italiana, muta da tanto tempo a causa di antiche violenze, che lavora come umile donna delle pulizie in un segreto centro di ricerca militare. Le sue uniche amicizie sono il vicino di casa Giles, anziano pittore omosessuale umiliato dalla vita e costretto a disegnare cartelli pubblicitari, e la collega di lavoro Zelda, afroamericana, anche lei donna delle pulizie presso il centro militare. Elisa può comunicare solo con la lingua dei segni, e di fatto solo Giles e Zelda l’hanno imparata e sono i suoi interpreti nel mondo.
La routine di Elisa è fatta di bagni da pulire al lavoro, e sogni a occhi aperti a casa, incantata di fronte ai protagonisti dei musical che ballano e cantano. Quando un giorno, nel centro di ricerca, succede qualcosa. È arrivato “qualcosa” di strano e molto pericoloso, scoperto nelle foreste dell’Amazzonia, e scortato dal crudele colonnello Strickland: una creatura umanoide e anfibia, metà uomo e metà rana, un inquietante mostro venerato dagli Indios e per questo tenuto incatenato. Il “mostro” non è amato dai vertici militari, che vorrebbero ucciderlo per “studiarlo”, ed è anche oggetto di interesse da parte dei russi, attraverso le loro spie infiltrate nel centro di ricerca… Un mostro pericoloso per tutti, una creatura orrida, ma non per Elisa, che segretamente inizia a “comunicare” con il mostro, passo dopo passo, affezionandosi e legandosi sempre di più a lui, forse innamorandosene…

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Il primo mito apparente che sembrerebbe evidente è quello de La Bella e la Bestia: la ragazza umana che si innamora del mostro, unica a comprenderne la vera bontà. Ma dietro questo schema, tuttavia il film si compone di una trama più complessa, perché in realtà anche Elisa è, a modo suo, una “creatura”: immigrata, orfana, muta, e donna. È cioè una persona diversa dalla norma imperante nella società. E come lei, sono diversi i suoi compagni di avventura: l’artista Giles omosessuale e messo ai margini, e l’amica di colore Zelda.
E non è casuale che Giles e Zelda siano gli unici che hanno imparato a comunicare con Elisa attraverso la lingua dei segni: primo segno nella storia affinché sia proprio la reietta Elisa l’unica a comunicare con la creatura, a esprimerle i suoi sentimenti e a scoprire che anche la Bestia sa amare: che sono proprio i diversi e gli umili coloro che sono capaci di vero amore e vera esistenza. Attorno a loro, i colori vividi dei vecchi film musicali, la dolcezza e bellezza del mondo pur se tanti esseri umani sono crudeli, e una raffinata messa in scena piena di citazioni cinefile dei film dell’epoca, dal Mostro della Laguna Nera, ispiratore della Creatura, al tip tap di Fred Astaire. Meritato vincitore di Venezia, probabile accaparratore di Oscar il 4 marzo, La forma dell’acqua incanta per la sua emozionante storia d’amore immersa, come la Creatura, in un lago di horror e fantascienza.

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