Baldini e Bellosi su “Dante in Romagna”, tra leggende, aneddoti, fantasmi e racconti

I due studiosi raccolgono le “apparizioni” vere o presunte del Sommo Poeta in un volume in uscita per Il Ponte Vecchio

Cop DanteIl 4 settembre iniziano le celebrazioni dantesche e in libreria cominciano ad arrivare gioiellini dedicati al Sommo da leggere, gustare, condividere. Tra questi c’è sicuramente un volumetto in uscita il 20 febbraio per Il ponte Vecchio di Cesena a firma di due studiosi che sono di per sé una garanzia: Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi (che lo presenteranno il 28 febbraio alle 18 alla sala D’Attorre di Ravenna). Il titolo è Dante in Romagna, ma ancora più significativo è il sottotitolo Mito, leggende, aneddoti, tradizioni popolari e letteratura dialettale.

Appena 128 pagine per un excursus dettagliato e al solito, nello stile di Baldini e Bellosi che hanno già firmato altri saggi a quattro mani, documentatissimo con fonti che attraversano i secoli. Ed ecco così che scopriamo o riscopriamo come Dante da queste parti sia e sia stato un fenomeno largamente popolare, un personaggio leggendario protagonista di aneddoti tramandati oralmente attraverso i secoli. Ed è così che attraverso i capitoli vengono ricostruite le presenze vere o presunte in varie località della Romagna. Si comincia da Ravenna, dove si ricostruisce la sua fortuna letteraria dovuta alla presenza di Dante, da Byron in poi (con tanto di delusione diffusa dei visitatori di fronte alla tomba del Morigia). Ma dove scopriamo per esempio che Dante potrebbe aver avuto frequentazioni non proprio nobilissime, dove sarebbe stato consigliere d’amore per genti venute addirittura da Genova per incontrarlo e poter ricevere consiglio.

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Il capitolo 5 ci rivela che Dante, essendo stato in grado di andare e tornare dall’Aldilà, di scendere all’inferno e restare vivo, era considerato quasi un mago e negromante, quando non un vero e proprio eretico.

Un capitolo intero è dedicato a Bagnacavallo dove il Sommo Poeta si dice essersi fermato a pregare nella “chiesa di Polenta”. E per arrivarci potrebbe perfino essere passato per Lugo e Fusignano. Addirittura si sarebbe fermato a Traversara ad ammirare i resti del loro castello che i polentani avevano abbattuto. Del resto, pare probabile che durante il suo soggiorno a Ravenna Dante abbia visitato spesso i dintorni. Non solo, proprio a Bagnacavallo c’è chi pensa di scorgere una sorta di suo ritratto.

E se ci si sposta fino all’Appennino e al preappennino ecco spuntare nuovi “sassi di Dante” tra Galeata e Pianetto, nella Valle del Bidente, dove appare anche la “quercia del Malatesta” e il Sommo è “avvistato” anche a San Benedetto in Alpe e ad Acquacheta, mentre a Bertino ci sarebbe la “chiesa di Dante” dove si fermava a pregare anche Francesca da Rimini. E che dire dell’idea che il fatidico incontro con Beatrice sia avvenuto sotto i portici di Bagno di Romagna, dove il presunto padre della fanciulla possedeva una dimora?

E ancora, l’immortalità di Dante lo trasfigura in un fantasma che indica al figlio dove trovare i manoscritti che completano la Commedia. E, a proposito di manoscritti, dove sono finiti gli originali danteschi? Possibile che siano andati tutti distrutti nononostante la fama di cui ll Poeta già godeva in vita? E dove potrebbero essere? Tra le ipotesi ci sono il Vaticano, l’abbazia di Pomposa, ma anche i frati minori che custodirono, peraltro, le sue ossa, a Ravenna. Lì dove a settembre inaugurerà un nuovo museo dantesco, basato appunto più su suggestioni che su reperti d’epoca, ormai inesistenti. Utilissimo potrà allora essere questo libro, fatto di citazioni, stralci, suggestioni appunto, che rendono bene quanto la presenza di Dante da queste parti sia da tempo quanto mai concreta.

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