Mecna, tra “karaoke”, ritmo e tristezza: «Non il solito concerto rap»

L’artista pugliese atteso a Ravenna. «Il tour? Fantastico, come andare in gita…»

MECNAVi ricordate quell’odiosa pubblicità della Sammontana che ci ha ammorbato per tutta l’estate un paio di stagioni fa? Ecco, Mecna è colui che ha prestato la voce a quello spot, parodizzato dai più, in vieppiù modi.

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Ora, ci rendiamo conto che la presentazione non è delle migliori, ma sappiate che oltre a questo Mecna è un artista unico nel panorama hip hop italiano; unico nelle scelte stilistiche quanto nel timbro vocale, uno dei pochi in Italia a riuscire a far convergere nella propria traiettoria – e in maniera davvero convincente – tutte le ultime tendenze in fatto di musica, moda e design.

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La copertina di Blue Karaoke

Oggi è in tour per promuovere il suo ultimo album, il bellissimo Blue Karaoke, e farà tappa il 15 dicembre al Bronson di Madonna dell’Albero (Ravenna). Lo abbiamo contattato, per fargli qualche domanda a proposito.

Se non sbaglio la dimensione live è molto importante per te: sei in giro quasi ininterrottamente da qualche anno e i tuoi concerti sono sempre curati nei minimi dettagli. Quanto è importante nella tua musica il contatto diretto col pubblico?
«Credo sia fondamentale. Quando fai i dischi sei da solo, non sai cosa pensano gli altri fino a quando la tua musica non esce. Ora magari, tramite i social, riesci a sapere abbastanza velocemente cosa pensano gli altri, e quanto la tua musica piace; ma i concerti sono un’altra cosa. Ai concerti vedi proprio le facce, senti le storie di chi è venuto lì per sentire suonare te».
I tuoi brani spesso rivelano un animo molto intimista, quasi timido. Come si concilia tutto ciò con l’essere sempre in giro e avere a che fare ogni giorno con persone diverse?
«Beh, quando sono in giro a promuovere la mia musica, tutto ciò non può altro che farmi piacere. Poi andare in tour vuol dire comunque essere a stretto contatto con degli amici, perché tutto il mio entourage è un gruppo affiatatissimo, quindi è veramente quasi come andare in gita. Ed è fantastico».
Il tuo ultimo disco si chiama “Blue Karaoke”, e la parola “karaoke” mi è subito saltata all’occhio. Ti capita mai di scrivere pensando già a come proporre i brani dal vivo e a come verranno “ricantati” dalla gente?
«In realtà no. Non l’ho mai fatto veramente. A dire il vero in passato mi hanno sempre recriminato il fatto di avere dei concerti molto poco energici, per via dei miei pezzi appunto. Ma io ci ho sempre creduto in questo diverso tipo di approccio e ho continuato a proporre il mio show come uno spettacolo che si discosta dai soliti concerti rap. E il tempo mi ha dato ragione».
Inoltre sei stato uno dei primi del rap in Italia a portare una grossa dose di effettistica sulla voce anche nei live. Oggi invece è una cosa piuttosto comune. È stata una scelta vincente, non trovi?
«Sì. Ho sempre amato mischiare i generi e, di conseguenza, gli effetti sulla voce. Autotune, distorsore, pitch, harmonizer, sono tutti elementi che riescono ad integrarsi bene con i brani più intimi e anzi a regalare a questi un’atmosfera inedita».
Musicalmente “Blue Karaoke” si discosta un po’ dal sound dai tuoi ultimi due dischi: ci sono dei brani in cui la componente ritmica è molto più accentuata. Come mai ti sei voluto spingere in quella direzione?
«A ogni disco provo ad esplorare qualche nuovo spazio. Mi andava di introdurre un po’ più di ritmo, pur senza snaturarmi, facendo pezzi “up”. Se noti, però, anche “Non sono come te” in realtà a un certo punto diventa mega triste, pur essendoci una cassa dritta durante tutto il pezzo. Quello che provo a fare da sempre è portare quello che mi piace nella mia dimensione, credo che solo così ci si possa migliorare senza mai perdere il focus dal proprio percorso artistico».
I tuoi lavori sono sempre molto curati sotto l’aspetto grafico, visuale e anche fotografico. Ti va di segnalarci qualche nome di qualche artista da tenere d’occhio?
«Si, certo: io! Se già non mi state tenendo d’occhio (risate, ndr)…».

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