La Madame Bovary di Lavia (Lucia)

La figlia d’arte porta in scena il grande personaggio di Gustave Flaubert

Lucia Lavia in Madame Bovary

Madame Bovary è stato il primo e più clamoroso caso di censura operata su un’opera moderna, che una donna potesse fare quella vita e che se ne potesse scrivere è stato considerato un oltraggio alla morale pubblica. Gustave Flaubert metteva a nudo la più grande ipocrisia della borghesia, ovvero che le famiglie fossero felici e che ogni donna fosse una moglie ideale solo perché quello era il suo compito. Flaubert passò un paio di anni difficili, ma il romanzo diventò immortale, perché raccontava una verità semplice, che tutti conoscevano e che proprio per questo non si poteva dire.

Andrea Baracco mette in scena una versione fedele e filologica del classico francese. A interpretare Madame Bovary è Lucia Lavia, giovanissima attrice, classe ’92, figlia d’arte visto che i suoi genitori sono veri e propri pezzi di storia del teatro italiano: Gabriele Lavia e Monica Guerritore. Sarà in scena l’11 dicembre al Novelli di Rimini.

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Come si sente a interpretare quello che probabilmente è il personaggio più famoso della letteratura Europea?
«Certo è una sfida impegnativa, siamo partiti proprio dal romanzo. Abbiamo lavorato assieme alla drammaturga Letizia Russo e al regista per portare in scena la storia integrale di Madame Bovary, non solo il personaggio di Emma. È la storia del romanzo con tutti i personaggi, uno spettacolo molto corale e fedele al testo con costumi ottocenteschi».
Ognuno ha in mente la propria Madame Bovary, come era la sua quando ha deciso di interpretarla?
«Io cerco sempre di arrivare alle prove senza un’idea precisa. Aspetto di sentire cosa vuole il regista. Abbiamo cercato di dar vita al personaggio come era nel romanzo. È un personaggio ricco e vario, con molte contraddizioni e con tante sfumature».
Madame Bovary è una donna sognatrice che cerca “le cose belle della vita”, ma anche un personaggio negativo e vampiresco…
«Sì, è una donna vittima della società dell’epoca. Non credo sia un personaggio negativo, ma sicuramente è oscuro. Mi piace pensarla come un “vampiro energetico”».
Flaubert fu processato come autore di un’opera indecente, addirittura scandalosa…
«Per la prima volta parlava del matrimonio come un luogo di sofferenza per la donna, questo non era accettabile centosessanta anni fa e forse per molti non lo è ancora».
In cosa pensa che questo testo sia più vicino al nostro tempo?
«I personaggi che hanno fatto la storia della letteratura sono tutti contemporanei perché non muoiono mai. Un personaggio è fatto di sentimenti e i sentimenti non cambiano: insoddisfazione, amore, gioia sofferenza erano così nell’800, sono così oggi e saranno così sempre».
È nata in una famiglia di attori, come è stato crescere sul palcoscenico?
«Per me nascere in una famiglia teatrale è stata la normalità, quindi faccio fatica a vederlo da fuori. Ho iniziato a lavorare con mio padre, poi mi sono staccata. Sono orgogliosa del cognome che porto, ma ora lavoro come tutti gli altri, niente di più niente di meno».
Le pesa avere alle sue spalle due genitori così ingombranti sulla scena teatrale?
«Ho avuto la fortuna di poter imparare sul campo, è stata una scuola al cento per cento, ogni giorno. Per fare gli attori la pratica è fondamentale. Certo è difficile perché le persone ti guardano vedendo sempre dietro di te i tuoi genitori e facendo continui paragoni. Credo però sia una questione che non interessa la gente, ma è più per addetti ai lavori. Le persone vogliono sentirsi raccontare una storia, poi se mi chiamo Lavia o Pincopallino non interessa».

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