Le opposizioni del consiglio comunale di Ravenna fanno fronte comune e annunciano che non parteciperanno alle elezioni per il rinnovo dei dieci consigli territoriali, in programma domenica 13 dicembre. Una decisione condivisa da tutte le forze di minoranza, che parlano di «elezioni farsa» e accusano la maggioranza guidata dal sindaco Alessandro Barattoni di voler riproporre un modello ormai fallimentare, senza affrontarne le criticità.
A firmare il documento sono Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna), Alberto Ancarani (Forza Italia), Claudio Fiocco (Viva Ravenna), Nicola Grandi (Fratelli d’Italia), Gianfranco Spadoni (Lista per Ravenna-Lega-Pdf) e Veronica Verlicchi (La Pigna).
Al centro della contestazione c’è innanzitutto il mancato intervento sul regolamento che disciplina il funzionamento degli organismi di decentramento. Le opposizioni ricordano che i Consigli territoriali sarebbero dovuti andare al rinnovo entro cinque mesi dalla scadenza del precedente Consiglio comunale, ma che le elezioni sono state rinviate più volte, anche per consentire una riflessione sulle criticità emerse durante l’esperienza precedente. Secondo quanto riferito dai firmatari, nella conferenza dei capigruppo del 10 ottobre il sindaco avrebbe comunicato che, non essendo arrivate richieste di modifica del regolamento, le elezioni sarebbero state fissate entro la fine del 2026. Una ricostruzione che le minoranze contestano: sostengono infatti di aver avanzato più volte proposte, l’ultima il 15 settembre, chiedendo di ripartire dal sistema elettorale utilizzato nel 2016, quando i Consigli territoriali venivano eletti contestualmente alle elezioni comunali, per costruire un modello più efficace sul piano della rappresentanza e delle competenze. La proposta, sempre secondo il racconto delle opposizioni, sarebbe stata respinta dalla maggioranza, intenzionata a mantenere invariato il regolamento.
Il nodo dell’affluenza
Uno degli argomenti principali della protesta riguarda la partecipazione al voto. Alle precedenti elezioni dei Consigli territoriali, svoltesi il 3 aprile 2022, si presentò alle urne appena il 5,10 percento degli aventi diritto. La percentuale scese ulteriormente in alcune aree del capoluogo: 3,39 percento nel Centro Urbano, 4,40 percento a Ravenna Sud e 4,04 percento in Darsena.
Numeri che, secondo i sei esponenti, dimostrano la perdita di credibilità di organismi che dovrebbero rappresentare le comunità locali, ma che faticano a coinvolgerle. «I Consigli territoriali sono stati eletti da pochi intimi o addetti ai lavori», sostengono, parlando anche di gravi disfunzioni e di un’attività spesso priva di risultati concreti.
«Senza poteri e senza strumenti per incidere»
Le critiche riguardano soprattutto il ruolo effettivo dei Consigli. Per le opposizioni, i componenti sono chiamati a esprimere pareri e a raccogliere le esigenze dei cittadini senza disporre di reali strumenti per incidere sulle decisioni dell’Amministrazione. Inoltre, denunciano una carenza di informazioni e documentazione quando vengono richiesti pareri su questioni specifiche e un utilizzo delle osservazioni dei Consigli da parte della Giunta a seconda della convenienza politica. Una situazione che, a loro giudizio, avrebbe alimentato la disaffezione non soltanto degli elettori, ma anche degli stessi consiglieri territoriali, compresi quelli di maggioranza, con una partecipazione sempre più ridotta alle sedute.
«In un Comune vasto e articolato come Ravenna, i Consigli territoriali potrebbero svolgere una funzione essenziale: raccogliere bisogni, segnalare problemi, proporre interventi e verificare le risposte dell’Amministrazione», scrivono i firmatari. Che accusano invece questi organismi di essere diventati troppo spesso «presidi politici del Pd».
Le opposizioni si organizzeranno autonomamente
Da qui la decisione di non presentare liste e non partecipare alla consultazione del 13 dicembre, ritenuta inutile senza una preventiva revisione del sistema. «Di fronte al rifiuto del sindaco e della maggioranza di aprire un confronto su come restituire dignità, valore e credito a questi organismi evanescenti, tutte le forze di opposizione rappresentate in Consiglio comunale hanno deciso di non partecipare». Le minoranze annunciano comunque che valuteranno forme autonome di organizzazione nei territori, per continuare a raccogliere le segnalazioni e le richieste dei cittadini delle diverse aree del Comune. E lanciano una provocazione alla maggioranza: sarà interessante, concludono, verificare quale funzione e quale ragione di esistere potranno avere Consigli territoriali privi di una dialettica interna con le forze di opposizione.
La sala del consiglio comunale di Ravenna


