Ravenna è il primo comune dell’Emilia-Romagna e il quinto in Italia per la quantità di suolo consumato nell’ultimo anno. Il dato emerge dal nuovo rapporto annuale di Snpa e Ispra sul consumo di suolo, presentato oggi a Roma.
Le statistiche si riferiscono al 2025. Nella classifica nazionale tra i comuni con più di 100mila abitanti, Ravenna è in quinta posizione con oltre 41 ettari di terreno cementificati in un anno. Davanti ci sono solo Catania (198 ettari), Foggia (82), Roma (79,6) e Cagliari (50,8). Molto negativo è anche il dato di Forlì, seconda città dell’Emilia-Romagna e tredicesima in Italia per suolo artificializzato con 19,99 ettari persi nel 2025. Il terzo comune peggiore in regione è Valsamoggia (Bologna) con 19 ettari.
Il 10% del territorio è cementificato
In totale il comune di Ravenna ha raggiunto i 7.511 ettari di terreno impermeabilizzato, circa il 10% della sua estensione, sopra la media nazionale che è del 7%. In termini percentuali il capoluogo bizantino non è tra i primi in classifica grazie alle elevate dimensioni del suo territorio (è il secondo comune più grande d’Italia dopo Roma), ma in termini assoluti continua a essere tra i comuni che ogni anno consumano più suolo nella penisola. In Emilia-Romagna, Ravenna resta la prima città per superficie consumata.
Rimini fa peggio in termini percentuali: con il 27% della sua superficie artificializzata, pari a oltre 3.700 ettari, è il ventiduesimo comune in Italia. Più grave ancora è la situazione a Cattolica (63%) e Riccione (52%), seppure in termini assoluti si tratti di quantità minori dovute alle dimensioni inferiori dei loro confini.
Altri 71 ettari persi in provincia
A livello provinciale Ravenna conta ad oggi 19.358 ettari di suolo consumato, equivalenti al 10,45% del territorio. Snpa e Ispra hanno calcolato un consumo netto annuale di 71 ettari in tutta la provincia, che corrisponde a una crescita dello 0,37% rispetto alla superficie precedentemente artificializzata.
Anche l’intera Emilia-Romagna ha una percentuale di suolo artificializzato superiore alla media nazionale, con oltre 2mila chilometri quadrati (pari a 200.912 ettari) di territorio consumato. Si tratta di quasi il 9% della sua estensione. Il nuovo consumo netto nell’ultimo anno è stato pari a 466 ettari, circa 1,28 al giorno. In altri termini, quasi un ettaro ogni 11 del territorio emiliano-romagnolo è coperto da edifici, infrastrutture, piazzali o altre superfici artificiali.
Il dato è particolarmente significativo per una regione che comprende ampie aree montane, dove il consumo di suolo è generalmente più contenuto. Nelle rilevazioni Ispra, l’Emilia-Romagna si colloca al quarto posto nazionale per percentuale di suolo consumato dopo Lombardia, Veneto e Campania. Un altro dato interessante riguarda il lungo periodo: tra il 2006 e il 2024 l’Emilia-Romagna ha consumato 14.204 ettari di suolo, risultando seconda in Italia per incremento complessivo dietro la Lombardia (16.220 ettari).
Recuperabili 1.500 ettari di aree private
Nell’edizione di quest’anno, il rapporto Snpa-Ispra dedica un approfondimento alle superfici potenzialmente recuperabili, che potrebbero essere destinate alla rigenerazione urbana e alla creazione di nuovi spazi verdi. In Italia ce ne sono oltre 2100 chilometri quadrati. Ravenna ha un posto di rilievo anche nella mappatura nazionale delle opportunità di recupero: è infatti tra i primi comuni italiani con superfici potenzialmente recuperabili per il ripristino del verde urbano, con 148 ettari di aree pubbliche (l’1,1% del territorio) e 1.524 ettari di aree private (l’8,3%). Relativamente agli ambiti privati, si tratta del terzo dato nazionale dopo Thiesi (Sassari) e Fondi (Latina).
Perché è importante preservare il suolo
In Italia il consumo di suolo ha raggiunto un nuovo record: nel 2025 sono stati cancellati oltre 102 chilometri quadrati di superfici naturali, a un ritmo superiore a tre metri quadrati al secondo, pari a oltre 280mila metri quadrati al giorno. Le superfici artificiali coprono ormai 21.644 chilometri quadrati, il 7,19% del territorio nazionale. Solo nell’ultimo anno sono stati consumati oltre 10.200 ettari di suolo naturale a fronte di appena 746 ettari ripristinati, con un bilancio negativo di quasi 9.500 ettari.
Il terreno non è una superficie vuota in attesa di essere edificata, bensì un ecosistema vivente che svolge funzioni essenziali e insostituibili. Un suolo sano assorbe e trattiene l’acqua piovana, riducendo il rischio di alluvioni; immagazzina carbonio, contribuendo a contrastare il cambiamento climatico; sostiene la biodiversità e garantisce la produzione alimentare. La cementificazione compromette queste funzioni e provoca danni che non possono essere compensati semplicemente piantando nuovi alberi o realizzando spazi verdi altrove. Per questo il rapporto Snpa-Ispra sensibilizza ogni anno sulla gravità di un problema che non riguarda solo il paesaggio e l’ambiente, ma anche la sicurezza e la salute delle persone.
Il rapporto completo e le schede di sintesi sul consumo di suolo si trovano sul sito del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.


