Maria Giovanna Maioli e la città della poesia

Fausto PiazzaIn questi giorni mi sono rimbalzati in testa diversi pensieri e ricordi sollecitati dal caso della recente scomparsa di Maria Giovanna Maioli – l’indiscussa Signora della Poesia a Ravenna – proprio nel 700esimo della morte del, cosiddetto con enfasi, Sommo Poeta.

La circostanza mi riporta alla metà degli anni ’80 quando, giornalista principiante nella redazione del “Nuovo Ravennate”, iniziai a collaborare con Maria Giovanna che affiancava alla sua smisurata passione per la poesia quella di pubblicista con una particolare inclinazione per le interviste “botta e risposta” a personaggi della cultura locali o di passaggio in città.

Era una donna colta, intraprendente e curiosa, anche negli ambiti dell’arte figurativa, della musica e del teatro. Negli anni, la sua ricerca e attività di divulgazione fra le molteplici vene della creazione poetica si è intensificata, vantando relazioni con vecchi e nuovi protagonisti della letteratura italiana, da Montale a Luzi, tanto per citare due fra i suoi autori preferiti. A partire dagli happening del Mercatino della Poesia degli anni ’70 fino alla costituzione dell’associazione culturale Ravenna Poesia, si è sempre prodigata per consentire al potere evocativo dei versi poetici, pubblicati e declamati, di uscire dalla nicchia un po’ depressa e snobistica in cui spesso erano relegati, per toccare la sensibilità di un pubblico più ampio, in una dimensione teatrale e popolare.

Per questo, nei primi anni Duemila, agli esordi di questo giornale, con Maria Giovanna si decise di aprire una sua rubrica “La bustina di Melpomene” che citava Umberto Eco e la musa della tragedia: colei che canta. Ogni settimana dispensava da queste pagine – con una brevissima introduzione biografica o il pretesto di un anniversario – una poesia scelta dal repertorio di tutto il mondo e di tutti i tempi. La rubrica si è fermata, per volontà della sua curatrice, alla fine del 2017: durata ben 15 anni ha proposto ai lettori di Ravenna & Dintorni una straordinaria antologia di quasi 650 testi in versi, a dimostrazione di quanto ambisse condividere la bellezza dell’arte poetica.

Ora è singolare che in occasione delle celebrazioni di Dante ‘700, fra gli eventi in programma, sia quasi irrilevante il tema della poesia – a parte ovviamente i convegni e le conferenze dedicate all’approfondimento della Commedia e degli altri scritti danteschi. Dopo una lunga vita attiva, uscita di scena da qualche anno Maria Giovanna Maioli e anche l’associazione “Ravenna Poesia”, la promozione della letteratura in versi nella nostra città è diventata quasi evanescente.

A questo proposito mi viene in mente un altro compianto, Nino Carnoli, che da diverso tempo, pensando all’anniversario dantesco, si chiedeva perché non cogliere l’occasione per progettare, realizzare e promuovere, anche oltre i limiti delle celebrazioni del Sommo Poeta, una Ravenna Città Internazionale della Poesia Contemporanea, dopo quella dei mosaici e se si vuole anche della musica e del teatro. Una città che probabilmente ha sempre sognato anche Maria Giovanna.

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