Marina sott’acqua: un problema da risolvere

Alessandro MontanariSi dirà che con la partita dei fondali in bilico da anni, Autorità portuale avrà avuto altro a cui pensare. La situazione in cui si trova però la parte demaniale di Marina di Ravenna, finita di nuovo sott’acqua per tre giorni, merita ormai un intervento da parte dell’ente. Anche senza tirare fuori paragoni inappropriati con Venezia, non può essere considerato normale che la strada del porto si allaghi regolarmente in determinate condizioni di pioggia, vento e alta marea. Soprattutto perché – è giusto ricordarlo – in quella strada insistono diverse attività commerciali (pescherie, bar ma ci sono anche qualche ufficio e ristorante) che pagano un canone piuttosto salato ad Autorità portuale. La cosa che rende particolare la situazione di Marina di Ravenna – rispetto ad altre località di mare come Cesenatico o Rimini – è la modalità con cui l’acqua invade la carreggiata: non direttamente dal porto ma risalendo dai tombini che non riescono più a scolare l’acqua piovana in mare. Questione strutturale, insomma. Nell’ultimo allagamento poi a rendere peggiore la situazione era un cratere comparso su via Molo Dalmazia da cui l’acqua sgorgava a mo’ di fontanazzo.

Mareggiata Marina

Il molo di Marina di Ravenna allagato

La situazione generale in cui versa la zona demaniale di Marina meriterebbe un approfondimento da parte degli enti. Basta fare una passeggiata per notare, ad esempio, locali scoperchiati e in generale un bisogno di manutenzione diffusa per tutto il comparto. Durante la presidenza di Ap da parte di Giuseppe Parrello (dal 2003 al 2011) erano stati fatti progetti interessanti, come gli arredi del molo guardiano, poi rimasti sulla carta. In quegli anni era emerso anche il progetto di una urbanizzazione a Porto Corsini, in zona terminal crociere, promossa sempre da Autorità portuale e di cui nessuno parla più. Urbanizzazione che era stata anche criticata, visto il poco successo di Marinara, ma che dava quanto meno l’idea di un interesse dell’ente per lo sviluppo urbanistico e non soltanto per l’approfondimento dei fondali.

Ora che la partita del bando sembra giunta a conclusione, sarebbe forse il momento di fare il punto sui lavori in cui è in qualche modo coinvolta Ap, magari mettendosi a un tavolo insieme al Comune? Oltre alla situazione degli allagamenti, l’ordine del giorno potrebbe contenere diversi interventi: a titolo non esaustivo ci sarebbe il restauro della Fabbrica Vecchia e del Marchesato, il risanamento del Piomboni, il mercato del Pesce, gli arredi nelle zone demaniali, le banchine di Porto Corsini… Tutte questioni aperte da anni e alle quali è forse ora di mettere un punto in maniera definitiva. Una volta, prima delle crisi, la chiamavano “concertazione”. Oggi sembra essere diventato conflitto di competenze.

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