Il mondo del lavoro a spizzichi e bocconi

Fausto PiazzaVisto che scrivo queste poche righe proprio il primo di maggio – la Festa dei Lavoratori con L maiuscola – le voglio dedicare ai “lavoretti”, con il diminutivo in tutti i sensi. Quelli che fanno gli studenti, i giovani disoccupati o migranti e anche qualche “vecchio” rimasto senza un impiego vero, quota 100 o reddito di cittadinanza, che deve tirare a campare.

La chiamano gig economy o più correttamente economia digitale. Il nuovo che avanza online, con i suoi nuovi pària, che “pedalano” duro – anche letteralmente – per supportare con ancora quel poco di manuale e non artificiale che resta, l’ascesa dei mirabolanti profitti miliardari dell’industria globale dei dati e delle connessioni internet.

Quelli più noti, fra i rider di questa economia del login, sono i fattorini delle consegne di cibo a domicilio, che dilagano nelle grandi città, ma stanno spuntando anche a Ravenna. Il loro dettato è velocità, competizione, precarietà, isolamento…

In questi giorni se ne parla anche sui grandi giornali perché alcuni di questi lavoratori hanno spezzato “l’isolamento” per incazzarsi contro i fantasmatici datori di lavoro che li ingaggiano con un algoritmo, come nel più disumano dei cottimi, per pochi euro e senza alcuna tutela o garanzia.
A Milano hanno provocatoriamente pubblicato una lista dei vip che vanno a servire e che non si degnano di lasciargli neppure un centesimo di mancia. Un corto circuito social fra chi mangia comodo e fa i milioni apparendo sul www e chi invece fa la fame pedalando per le app.
Forse, i rider, sciopereranno l’1 maggio, invece di far festa e banchetto.

Di questi “corridori” strozzati dal web – che siano fattorini e autisti, baby sitter e badanti, colf e riparatori domestici, magazzinieri e impacchettatori, copywrighter, giornalisti e scrittori di content marketing per i social, e via andare – reperibili con una app, ne abbiamo raccontato anche su questo giornale, grazie ad una ricerca “sul campo”, poi è stata interpretata in uno spettacolo teatrale di Iacopo Gardelli, Lorenzo Carpinelli e un gruppo di giovani attori non professionisti. Titolo emblematico Vite da niente.

Vita Da Niente Collettivo Spettacolo

Foto dei giovani del collettivo dello spettacolo “Vite da niente”

Al di là dell’esito artistico  – per una produzione fatta con mezzi limitati –, questa messa in scena una decina di giorni fa all’Almagià mi ha fatto riconciliare con il senso ancora attuale del teatro come strumento culturale e popolare, per sollecitare l’attenzione e la sensibilità degli spettatori verso certe trasformazioni radicali della società, in questo caso nel campo del lavoro. Per riflettere, indignarsi e magari anche divertirsi, perché anche certe situazioni al limite del miserabile e del parossistico possono far ridere.

Un mondo del lavoro ridotto a spizzichi e bocconi, per certi versi grottesco, di cui i sindacati storici e autentici, che per l’appunto festeggiano il primo maggio, dovrebbero occuparsi ben più da vicino, rinnovarsi in proposito e da qui ripartire. Perché su questa gigantesca partita dei nuovi modi e mondi del lavorare, che rischia di ipotecare il futuro di milioni di persone e soprattutto le giovani generazioni, sarebbe meglio darsi una regolata. Tutti insieme e solidali, magari…

Ravvena&Dintorni: l'editoriale
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