Opere pubbliche (e private): eppure si muove qualcosa

Fausto PiazzaNel nostro Paese, e c’entra anche Ravenna, non siamo proprio dei campioni rapidi e risoluti nella realizzazione di importanti opere pubbliche (ma anche private): incertezze politiche, lungaggini burocratiche, pastoie legali, problemi finanziari… ne fiaccano spesso le fondamenta fino addirittura all’abbandono.
Tanti progetti restano sulle carte, molti in termini di realizzazione si misurano in anni. Pochissimi vedono la luce presto e bene.

Eppure qualcosa si muove, anche all’ombra dell’incubo Covid. Ne è un esempio l’inaugurazione recentissima del sottopasso che dalla stazione ferroviara mena alla testata della Darsena di città. Mica parliamo di un’impresa grandiosa, è solo un tunnel ciclo-pedonale di appena un centinaio di metri, per di più con una pensilina – che dovrebbe essere il landmark dell’opera – non proprio esaltante. «Troppi pali» aveva scritto criticando il manufatto Alberto Giorgio Cassani proprio su queste pagine.

Però, va sottolineato, quest’opera pubblica non solo ha un notevole valore funzionale ma anche simbolico. Spezza la cesura, anche culturale e oserei dire antropologica, fra la città e la dimensione acquatica del vecchio porto e riallaccia – come si è detto a proposito di questo inedito collegamento – “il mare in piazza”.

Peraltro, il sottopasso sbuca in Darsena quasi a imboccare la passerella lungo il canale aperta quest’estate, ben fatta e molto apprezzata dai ravennati, consentendo cosi una passeggiata senza soluzione di continuità fra il centro di Ravenna e il cuore dell’ex area portuale, e forse nel prossimo futuro prolungata fino al ponte mobile.
Almeno questo è quello a cui ambisce il sindaco De Pascale, se riuscirà a convicere qualcuno del Governo a “mantenere” indirizzati su Ravenna un paio di milioni di euro (di quel pacchetto da 12,8 assegnati quattro anni fa col Bando Periferie) ora inutilizzabili per la marcia indietro di alcuni privati che si erano in impegnati in opere di rigenerazione in Darsena.

Fra i progetti “sfilati” da questo plafond di incentivi statali c’è anche la riqualificazione del Sigarone che era stata “premiata” con un milione di euro. Ormai un “tormentone”, visto che se ne parla da un decennio, prima col progetto dell’architetto Cino Zucchi poi con quello ideato da NuovoStudio (anche sensibilmente rivisto dopo un primo prelimanare).
Para­dossalmente, per l’ex magazzino Sir sembra invece si stia profilando un rilancio in chiave di ritrutturazione “leggera”, come si desume dalle recenti dichiarazioni della proprietà dell’edificio rilasciate a un quotidiano locale.
Di fatto, chi sia il progettista di questo nuovo intervento non è risaputo – visto che, interpellati, gli architetti di NuovoStudio hanno affermato di non essere più coinvolti – mentre appare evidente che per l’impresa di rigenerazione del colosso della Darsena, ormai in disfacimento, si conterà solo su capitali privati.

Vedremo se, fra tanti “tira e molla”, per la rinascita del Sigarone questa sarà finalmente la volta buona.

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