Quanto deve durare la vergogna delle buche?

Andrea AlberiziaNon è ben chiaro dove si collochi sul planisfero ma sulla sua esistenza non sembrano esserci dubbi, almeno a giudicare dal tono di sicurezza dei discorsi sentiti negli ultimi giorni in quei noti consessi di fini pensatori come social network e bar: da qualche parte esiste una città chiamata Normale in cui tutto funziona. “Ah, in una città Normale questo non sarebbe successo”: è stato lo sbuffo di molti, in particolare commentando lo stato dell’asfalto della viabilità ravennate o la gestione delle scuole (tenute aperte o chiuse) con la neve.

Per il 27 febbraio il sindaco di Ravenna ha deciso di chiudere le scuole, il sindaco di Faenza ha deciso di tenerle aperte. Entrambe le loro bacheche Facebook sono state riempite di insulti della peggior specie (il primo cittadino manfredo ha minacciato querele).
A Ravenna il sindaco ha scelto per la chiusura, valutando che nell’ottica del bene comune per la collettività fossero meno pesanti i disagi creati a quei genitori che lavorano entrambi e non hanno nonni arruolabili rispetto a mettere per strada migliaia di persone. Di solito a questo punto del ragionamento qualcuno si alza e dice che basterebbere tenere pulite le strade. Bisogna però anche avere la lucidità per rendersi conto che, statistiche alla mano, l’evento neve è qualcosa che dalle nostre parti si verifica con una incidenza piuttosto bassa e la dotazione di una pubblica amministrazione a livello del mare non può essere quella di un comune dolomitico (sebbene, tanto per fare un esempio recente, Cervinia a 2.040 mslm sia stata bloccata per giorni a gennaio). È un cinico – ma anche razionale – calcolo di costi-benefici: faccio girare le lame e cerco di far girare meno auto possibili.

Tutto questo regge perché di solito quando da altre parti nevica a queste latitudini piove. Ecco, la pioggia non è un evento raro. E allora qui sì che diventa imbarazzante per chi amministra il territorio – non solo a livello locale ma anche gradini più su – vedere automobilisti con gomme squarciate e tratti di strade vietati al transito per le buche. Visto che cantieri se ne vedono ogni tanto, poi viene spontaneo pensare male e dubitare che le opere siano state fatte a regola d’arte: perché siamo d’accordo che il traffico pesante del porto si faccia sentire ma bisognerà che una strada regga più di qualche settimana. E se le arterie più disastrate sono quelle di competenza statale, ci sarà bisogno che qualcuno a livello locale si attacchi a un telefono. Non si può nemmeno incolpare l’alternanza di governo locale, visto che non cambia colore da decenni.

Però si può stare sereni e ottimisti verso il futuro: nella campagna elettorale delle amministrative del 2016 colui che poi è diventato sindaco promise una nuova tangenziale in cinque anni.

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