Genitori sul piede di guerra: «Se i prof si comportano da bulli»

Gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento sono oltre 1.700 nelle  scuole della provincia

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Spesso vengono chiamati solo “Dsa”, la sigla che identifica i “Disturbi Specifici dell’Apprendimento” e che certifica un diverso funzionamento delle loro reti neuronali da quella delle maggior parte delle altre persone. E in una scuola pensata appunto per la maggioranza, gli studenti con Dsa si trovano in difficoltà perché faticano a leggere, a comprendere ciò che leggono, a memorizzare le tabelline, a imparare le lingue straniere con i normali metodi. Sono i dislessici, disortografici, disgrafici e discalculici, le cui diagnosi sono in esponenziale aumento da quando la legge 170 del 2010 ha stabilito le linee guida per assicurare loro il diritto allo studio.

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Prima molti di loro, come racconta Daniel Pennac (dislessico e disgrafico) nel suo Diario di scuola, erano semplicemente i “somari”. Oggi sappiamo che possono essere geni, anche a scuola, se adeguatamente supportati. Non vanno infatti confusi con i ragazzi che necessitano di un insegnante di sostegno, “certificati secondo la legge 104”. In quest’ultimo caso infatti si è di fronte in genere  ad altri tipi di diagnosi, come ad esempio a deficit cognitivi che sono esclusi a priori per i Dsa. In fase di diagnosi per dislessia, infatti, ci hanno spiegato esperti e psicologi, è innanzitutto necessario escludere la presenza di qualsiasi deficit tramite test di vario tipo che ne determinano innanzitutto il Qi (Quoziente intellettivo). Iscritti alle scuole di ogni ordine e grado in provincia di Ravenna a febbraio erano oltre 1.700 e adesso, a ridosso degli scrutini, in molte di queste famiglie cresce la preoccupazione: cosa accadrà quest’anno, la scuola e i docenti in particolare terranno conto delle loro particolari esigenze? Perché nonostante la legge e l’impegno sul campo di associazioni come Aid o di istituzioni come il Comune, i problemi restano per le famiglie.

Lo dimostra la lettera aperta inviata da Andrea Baravelli, a nome di un gruppo di genitori di ragazzi Dsa delle scuole superiori davvero esasperati, mettendo sotto accusa proprio i docenti che si comportano, secondo il genitore, come “bulli” essi stessi. «Abbiamo infatti a che fare con adolescenti, come tutti gli adolescenti fortemente condizionati dal giudizio espresso nei loro confronti dal gruppo; quindi letteralmente ossessionati dall’imperativo d’essere “come gli altri”. Come pensate che questi ragazzi possano sostenere lo sguardo di sufficienza, se non addirittura di scherno, rivolto loro dai compagni di classe o dagli insegnanti?» Baravelli  parla di «preoccupazioni di genitori rapidamente archiviate come scocciature che meritano appena un sorriso di compatimento» da professori che non sempre tengono conto delle difficoltà dei ragazzi e consentono l’utilizzo degli strumenti di aiuto previsti dalla legge.
«Qualche buona notizia tuttavia c’è – conclude Baravelli – e una di queste è che, anche a Ravenna, è cresciuto il numero delle famiglie che hanno preso coscienza dell’assoluta necessità di muoversi collettivamente, agendo come gruppo di pressione al fine di interessare le istituzioni. Solo in questo modo si può sperare di ottenere il rispetto di diritti che sono abitualmente disattesi, che alcuni docenti sono ancora convinti appartengano al campo della gentile e spontanea concessione.
A questo punto aspettiamoci un’estate rovente, e non solo per le polemiche che tante bocciature e infinite sequenze di ripetizioni finiranno per determinare».  In altre parole, par di capire, non si escludono azioni legali e ricorsi.

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