Quella necropoli sotto l’ex concessionaria Francia, dove nascerà un supermercato

Lavori (e selezione del personale) in corso. Le preoccupazioni e le critiche di Ancisi (Lista per Ravenna) e Perini (Ama Ravenna)

Ingresso Ex Francia In Discesa Dal Ponte Nuovo Sullo Sfondo Il Cantiere Despar

Una foto dei lavori inviata ai giornali da Alvaro Ancisi

Sono già in corso le selezioni per i dipendenti del nuovo supermercato Despar che aprirà dopo l’estate in via Romea Sud, nell’area dell’ex concessionaria Francia, nei pressi della rotonda Gran Bretagna, a Ravenna. Un intervento che sta facendo discutere (a questo link l’interrogazione di Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna) innanzitutto per la presenza nelle vicinanze di altre strutture simili, ma che potrebbe aver ricadute anche dal punto di vista archeologico. Nel sottosuolo, infatti, in zona si trova una delle più grandi necropoli (costituita da circa 150 sepolture) del territorio.

La “necropoli di viale Europa” (come viene definita anche nella mappa interattiva da poco realizzata dalla fondazione Ravennantica, in cui si parla di “un consistente campione di sepolture comprese fra il 1° e il 3° secolo” è stata scoperta in occasione degli scavi per il sottopassaggio ferroviario della linea Ravenna-Rimini, all’inizio degli anni novanta. A ricordarlo è Marina Giusti, del comitato Ave Ravenna (nato negli anni scorsi per tenere alta l’attenzione a Ravenna sul “rischio” archeologico), con tanto di relazioni di scavo in mano in cui si parla di vari materiali presenti nelle tombe: la più alta percentuale è formata da monete, ma si contavano anche numerose lucerne, contenitori in ceramica, oggetti in bronzo, in ambra e oro. «Dove sono esposti – si chiede provocatoriamente la responsabile del comitato – per poterli ammirare?». Il comitato si dice preoccupato per questo intervento partito “nel silenzio generale” e si rammarica per quella che viene definita come un’altra occasione mancata per recuperare ulteriori sepolture (a pochi mesi dall’inaugurazione del nuovo museo di Classe) e magari allargare la conoscenza dell’area, collegando Classe alla Cesarea e tutte le aree che costituivano l’antico porto. «Qui la tendenza invece è a distruggere – continua Giusti –, a nascondere l’antico, anche in casi come questi in cui si potrebbe scavare a colpo sicuro, prelevare i materiali più interessanti e poi richiudere, magari cercando finanziamenti europei che altre città usano allo stesso scopo, e impiegando gli studenti della nostra università».

Dalla Soprintendenza Archeologica, da noi contattata, sottolineano come, essendo un intervento privato, non abbiano la possibilità di fare molto, senza una Carta delle potenzialità archeologiche (la cui approvazione a Ravenna è attesa da anni) che sia in grado di limitare in determinate zone gli interventi già in fase di pianificazione urbanistica. «L’area ha un’alta potenzialità archeologica, ma fortunatamente, essendoci anche un vincolo regionale che imponeva un rialzamento per questioni idrogeologiche, il progetto non pare così impattante per il sottosuolo – ci dice il nuovo funzionario della Soprintendenza, Massimo Sericola –. Senza una carta delle potenzialità archeologiche non abbiamo particolari strumenti normativi a disposizione. Del progetto ne siamo venuti semplicemente a conoscenza, quindi abbiamo chiesto elaborati progettuali e abbiamo dato loro indicazioni. Abbiamo suggerito un archeologo in cantiere, abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare. Adesso, a rigor di legge, si deve pronunciare chi sta lavorando, seguendo l’iter classico: in caso di ritrovamenti dovranno essere segnalati e in quel caso si interverrà».

A essere preoccupato per l’intervento, anche il consigliere di maggioranza Daniele Perini, che ha depositato un’interrogazione sul tema

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