Femministe in corteo per allontanare Cagnoni dalla città dove uccise la moglie

Il 12 dicembre le associazioni riconosciute parti civili nel dibattimento sfileranno fino al carcere di Port’Aurea dove il dermatologo è stato di recente trasferito

Cagnoni

Matteo Cagnoni con Giulia Ballestri

Le associazioni femministe che sono state riconosciute parti civili nel processo per l’omicidio del 2016 di Giulia Ballestri, concluso lo scorso giugno con la condanna in primo grado all’ergastolo per il marito Matteo Cagnoni, hanno organizzato per il 12 dicembre un corteo per le strade di Ravenna che si concluderà davanti al carcere dove è stato recentemente trasferito il dermatologo da Bologna proprio per chiedere la revoca di questo trasferimento. Partenza alle 18.45 dalla piazzetta Serra dove si trova la scultura dedicata alle vittime di femminicidio.

L’iniziativa è curata da Unione donne in Italia, Linea Rosa, Dalla parte dei Minori e Casa delle donne di Ravenna: «Il corteo sfilerà, senza cartelli nè bandiere». Le stesse associazioni hanno lanciato la petizione online «Nè privilegi nè disparità. Per Giulia Ballestri” per chiedere al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, al Ministro della Giustizia e agli altri soggetti interessati di revocare il provvedimento e di disporre il trasferimento di Cagnoni in un altro carcere. La petizione ha raccolto 4.400 firme (l’obiettivo è cinquemila).

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Il trasferimento del medico ha suscito polemiche e perplessità. Quella di Ravenna è infatti una casa circondariale e in quanto tale destinata alla detenzione di persone in attesa di giudizio o che stanno scontando pene inferiori a cinque anni. A Port’Aurea Cagnoni è rimasto detenuto per tutto il tempo della custodia cautelare durante il processo ed era poi stato spostato alla Dozza, come accade per chi riceve pene elevate.

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