Vuole raccogliere 18 milioni tra i cittadini in 15 giorni per comprare la sede Cmc

L’iniziativa di un ingegnere di 61 anni: «So che è una pazzia, ma se nessuno ci prova…». Il sogno è un villaggio di botteghe artigiane impedendo a Conad di fare case e un supermercato

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La sede Cmc vista dall’alto

Sarà retorico, ne siamo consapevoli mentre scriviamo, ma qui tocca tirare fuori la storia di Davide e Golia per sintetizzare la vicenda ravennate che sta nascendo sul mondo social. Nei panni di Davide c’è un ingegnere di 61 anni: Riccardo Merendi si è messo in testa di convincere più persone possibili per raccogliere 18 milioni di euro in due settimane (sic) e comprare la sede del gigante Cmc in via Trieste e sfilarla alla Conad che ha già fatto un’offerta. «È una pazzia, ne sono consapevole – ammette il faentino che vive a Ravenna da una ventina d’anni – ma perché non provarci?». La “missione quasi impossibile”, come la chiama Merendi con buona dose di ottimismo, per il momento conta solo su un gruppo Facebook chiamato “Ravenna può” con 150 iscritti in meno di una settimana.

La molla che ha spinto l’ingegnere è di quelle apprezzabile: «A Ravenna vedo tante iniziative che partono con belle parole e poi non portano a niente. In questi anni ho visto tanti gruppi, liste politiche e associazioni che sono nate e non hanno poi fatto nulla di concreto. Se non ci si prova mai, se non si è disposti a impegnarsi in prima persona, poi non ci si può lamentare». E a Merendi non piace l’idea che l’area oggi occupata dalla Cmc diventi case e supermercato. Per quella superficie tra il Candiano e via Trieste il 61enne immagina altro: «Un villaggio di botteghe artigianali dove possano trovare posto veri professionisti con abilità e capacità preziose. Può diventare un luogo di attrazione turistica, dove le persone visitano le botteghe e comprano prodotti vari».

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Il tempo stringe. Per presentare offerte c’è tempo fino al 9 marzo. La base d’asta, come detto, è diciotto milioni. Roba che se Merendi riuscisse nell’impresa potrebbe legittimamente ambire a un posto in questo Governo Draghi. Ma di folli imprese ne ha già fatte, assicura: «A 19 anni con altri amici abbiamo costruito il primo campo da baseball di Faenza, ho comprato una mongofliera in società con altri, ho lavorato per la ditta che produceva le bielle dei motori Aprilia nel campionato del mondo 125 negli anni Novanta».

L’idea è quella di aprire un conto corrente dove ogni partecipante versi la cifra che è disposto a mettere: «In base alla quota si ottiene una percentuale della proprietà, se non si riesce a fare nulla ognuno riprende la sua cifra. Servirebbe un notaio disposto a fare da garante in questa fase. Le porte sono aperte a tutti, ai comuni cittadini e agli imprenditori che abbiano voglia di fare qualcosa per la loro città».

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