Le aree a tracimazione controllata restano uno strumento indispensabile per la sicurezza idraulica della Romagna, anche se sono oggi al centro di un acceso dibattito politico e territoriale. È questa la linea ribadita da Alessandro Delpiano, segretario generale dell’Autorità di bacino del Po, in un’intervista pubblicata da il Resto del Carlino oggi, 26 aprile.
Al centro c’è il Piano di assetto idrogeologico del Po (Pai Po), che prevede queste aree come “valvole di sfogo” dei fiumi in piena. Secondo Delpiano coprono circa l’1,2% del territorio regionale, una quota limitata ma decisiva per evitare esondazioni incontrollate in particolare in pianura (le casse di espansione servirebbero invece per le aree lungo la via Emilia ma non sono considerate un’alternativa). Un’impostazione che però è finita sotto osservazione anche da parte della Regione, che ha ipotizzato di rivederle ritenendole troppo estese.
Il problema è che non si tratta di spazi vuoti: dentro queste aree ci sono anche attività agricole e fabbricati. Sono previsti indennizzi fino al 70% del valore (e fino al 100% dei danni), ma resta aperta la questione dell’impatto sul valore degli immobili e sulla percezione del rischio.
Nell’intervista del Carlino del 26 aprile, Delpiano interviene anche su un altro tema molto discusso, quello dei tagli degli alberi lungo i fiumi. L’indicazione è netta: no agli abbattimenti indiscriminati. In alcuni casi, spiega, la vegetazione contribuisce alla stabilità degli argini; ciò che serve è piuttosto una manutenzione mirata e continua, a partire dalla rimozione della legna morta.
Infine, il capitolo risorse: il miliardo e mezzo già stanziato copre solo una parte degli interventi previsti dal Pai Po, e senza nuovi finanziamenti molte opere rischiano di non essere completate.



