Il carovita incide anche sulle vacanze, ma le presenze turistiche nel Ravennate tengono grazie all’aumento degli stranieri che compensano in parte il calo degli italiani. In attesa dei dati ufficiali su luglio e agosto, gli operatori del settore stimano una lieve flessione. Maurizio Rustignoli, presidente della Cooperativa Spiagge Ravenna, non si sbilancia e parla di «una riduzione contenuta, non a doppia cifra», mentre Federalberghi non azzarda numeri.
La tendenza è stata evidente già nel mese di giugno, sul quale sono disponibili le statistiche della Regione EmiliaRomagna. In provincia di Ravenna ci sono stati 2,5 milioni di pernottamenti, lo 0,9 percento in più rispetto all’anno precedente, trainato dai 153mila turisti stranieri (+3,66 percento) che hanno soggiornato per 571mila notti. Gli italiani sono invece stati 617mila (-0,54) per 1,9 milioni di notti. Tuttavia, sottolinea Rustignoli, «a giugno si è ancora più accentuata la tendenza a concentrare le vacanze nei fine settimana, in corso da anni. Dal lunedì al venerdì i lidi ravennati hanno sofferto un calo di presenze del 20-25 percento circa».
Per quanto riguarda luglio e agosto «i conti si fanno alla fine – precisa Rustignoli – ma temo che nel complesso ci sarà una lieve flessione. I due mesi di alta stagione sono andati molto bene e il meteo ci ha aiutato, ma non si può negare il calo dei turisti italiani. L’aumento degli stranieri non è bastato a compensarlo del tutto, ma almeno ha ridotto le perdite». In generale, però, «è evidente la tendenza dei turisti a ridurre i giorni di permanenza e le spese accessorie come le consumazioni al bar. Il motivo principale è il caro vita».
Sulle difficoltà economiche dei vacanzieri si è dibattuto per tutta l’estate. Nel 2026, secondo l’Ocse, il potere d’acquisto degli italiani è calato dello 0,9 percento. È una tendenza in corso da tempo: negli ultimi dieci anni il salario reale a parità di tempo lavorato è passato da 34.450 a 32.655 euro secondo l’Inps, mentre l’inflazione e i prezzi continuano ad aumentare. Solo nell’ultimo biennio il costo della vita è aumentato del 14 percento. Il rincaro principale ha riguardato i carburanti a causa della chiusura dello stretto di Hormuz dovuta alla guerra in Iran: secondo Confesercenti fare il pieno a luglio e agosto è costato il 21 percento in più rispetto all’estate precedente, quando un litro di gasolio non superava 1,65 euro, mentre oggi è oltre i 2,10 euro. Aumentati anche i generi alimentari (+2,5 percento) e le bollette (+8). Di conseguenza molti cittadini hanno rinunciato alle ferie fuori casa o ridotto il budget: secondo Eurostat il 35,7 percento degli italiani non può permettersi una settimana di vacanza.
Secondo il presidente di Federalberghi Ravenna, Raffaele Calisesi, la riviera romagnola è stata meno penalizzata da questa situazione: «Il carovita ha indubbiamente inciso sulle vacanze, ma nel nostro territorio si è sentito meno. Il motivo è il conflitto in Iran: da una parte ha provocato il rincaro dei prezzi, ma dall’altra ha favorito le presenze dei tanti turisti che andavano in vacanza in medio Oriente, per esempio a Dubai, e che quest’anno hanno deciso di stare in Italia perché è una meta più sicura». Calisesi sottolinea che «la questione sicurezza è diventata fondamentale nel turismo: i viaggiatori vogliono andare in luoghi tranquilli e il nostro territorio è percepito come un luogo lontano dai pericoli. Questo non riguarda solo la concorrenza estera ma anche altre mete nazionali, come per esempio la Campania penalizzata dai terremoti nei Campi flegrei». Proprio su questa caratteristica, conclude Calisesi, «si concentrerà la nuova campagna di comunicazione turistica su Ravenna permessa dal recente bando biennale che abbiamo vinto». Si tratta dello stanziamento di 400mila euro deciso nei mesi scorsi dal Comune. «Finora sul territorio mancava un progetto di marketing a lungo termine per comunicare Ravenna come una destinazione turistica. Ora potremo finalmente farlo e punteremo sui tanti eventi del territorio e sull’insuperabile percezione di sicurezza in Romagna».
Al fattore sicurezza se ne aggiunge un altro segnalato da Rustignoli: «La riviera ravennate è rimasta una meta popolare e alla portata di tutte le tasche. Proprio per il calo del potere d’acquisto, molti turisti hanno scelto i nostri lidi perché più abbordabili rispetto ad altri».
Non è la prima volta che accade. Da quindici anni i flussi turistici in riviera romagnola sono favoriti da elementi fortuiti. Dalla primavera araba che ha ridotto le partenze per il nord Africa alla guerra in Medio Oriente, passando per il Covid e la regressione economica, l’industria romagnola delle vacanze è stata finora favorita anche dalle crisi esterne e questo forse non ha favorito l’innovazione delle imprese del territorio. Secondo Rustignoli bisogna guardare avanti: «Per diventare più competitivi è necessario migliorare i servizi, rivedere i pacchetti e rendere più appetibile la costa romagnola dal punto di vista balneare e ricettivo. Si può fare di meglio per evitare che la situazione economica generale penalizzi anche il nostro territorio».



