giovedì
03 Settembre 2026
Ludopatia

Gioco d’azzardo in aumento, uno spettacolo a teatro «per guardare al mondo interiore dei giocatori»

Il 4 settembre a Piangipane in scena “Partita Aperta”. A seguire un momento di sensibilizzazione. La psicoterapeuta: «La versione online è ancora più rischiosa»

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Nel 2025 la spesa complessiva per il gioco d’azzardo in provincia di Ravenna ha superato i 942 milioni di euro, dei quali 513 sono stati spesi online. È come se ogni residente avesse speso in media 2.822 euro. Di gioco d’azzardo e di ludopatia parla “Partita Aperta – il modo più sicuro di ottenere nulla da qualcosa”, spettacolo scritto, diretto e interpretato dalla compagnia ravennate Anime Specchianti che andrà in scena domani, venerdì 4 settembre, alle 21 il teatro Socjale di Piangipane.

La serata, a ingresso libero e gratuito, è promossa dallo Sportello Esc, il servizio rivolto a giocatori d’azzardo e familiari gestito dalla cooperativa sociale Villaggio Globale, in collaborazione con il Serp di Ravenna dell’Ausl Romagna e con il Comune di Ravenna. Dopo lo spettacolo è previsto un momento di approfondimento con dibattito e testimonianze.

Lo Sportello Esc è attivo dal 2020 e offre gratuitamente ai residenti di Ravenna, Cervia e Russi un primo supporto psicologico e legale alle persone che hanno sviluppato un problema con il gioco d’azzardo, oltre che ai familiari. Al servizio lavora anche Chiara Pracucci, psicoterapeuta, che segue le persone nel percorso di orientamento e sostegno psicologico e interverrà nel dibattito alla fine dello spettacolo. «Le richieste più frequenti arrivano da chi vuole smettere di giocare, ma anche da familiari che non sanno come intervenire e chiedono come poter tutelare la situazione economica e il patrimonio della famiglia. In alcuni casi c’è bisogno anche di un orientamento sul piano legale».

Il quadro con cui il servizio si confronta è quello di un fenomeno cresciuto negli ultimi anni, anche nel territorio ravennate. «L’unica battuta d’arresto significativa è stata durante gli anni del Covid. Dal 2022, però, si è tornati a giocare più di quanto si facesse durante la pandemia e la crescita è proseguita».

A incidere sulla trasformazione del fenomeno è stata soprattutto la diffusione del gioco online, che nel 2025 ha superato quello fisico. «L’offerta online non ha sostituito quella fisica: si è aggiunta. Questo significa che oggi ci sono semplicemente più possibilità di giocare. L’online ha inoltre alcune caratteristiche che possono aumentare il rischio: si può giocare 24 ore su 24, non si toccano fisicamente i soldi e non si è sotto lo sguardo degli altri».

A cambiare, nel frattempo, sono anche i giocatori. «Il gioco d’azzardo si è talmente diversificato che ormai ci sono giochi per tutti. Gli under 25 sono molto più attratti dal gioco online, mentre tra gli over 65 troviamo più frequentemente gratta e vinci, giochi numerici, bingo e altre forme di gioco. Il problema può riguardare persone diverse e per ragioni diverse». Non esiste quindi un unico gioco all’origine della dipendenza. A fare la differenza, spiega Pracucci, sono soprattutto le modalità con cui una persona viene coinvolta e il rapporto che sviluppa con il gioco.

La dipendenza può inoltre intrecciarsi alla condizione economica, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. «Se guardiamo a quello che succede nei periodi di recessione, vediamo che il fatturato del gioco d’azzardo tende ad aumentare: ci si affida alla fortuna pensando che possa cambiare la propria situazione, sperando nella vincita. Ma non è soltanto una questione economica. Ci sono anche persone che non hanno difficoltà finanziarie e che vengono attratte dal gioco per la sfida, l’adrenalina e la sensazione che provoca».

All’interno della dipendenza possono così manifestarsi meccanismi psicologici che contribuiscono a rendere difficile interrompere il rapporto con il gioco. «In alcuni casi si può instaurare un pensiero magico e onnipotente, attraverso il quale la persona comincia a credere di poter controllare o prevedere qualcosa che in realtà non può fare. In altri casi si parla della sensazione di euforia legata alla vincita, questa viene registrata dal nostro cervello come un’esperienza appagante e può portare la persona a ricercarla nuovamente».

È proprio questo mondo interiore, spesso difficile da vedere dall’esterno, che “Partita Aperta” cerca di portare sul palcoscenico. «Lo spettacolo parla sì del gioco d’azzardo, cercando però di mostrare soprattutto quello che accade dentro la persona: i conflitti, la volontà di smettere e, contemporaneamente, il bisogno di continuare a giocare. Non vuole raccontare una sola storia, ma cercare di rappresentare esperienze diverse e dare voce a un fenomeno più ampio».

Per Pracucci, il linguaggio teatrale può aiutare a restituire concretezza a un problema che spesso resta nascosto. «Il gioco d’azzardo è qualcosa di invisibile. Quando la situazione diventa patologica, le persone possono arrivare a perdere le relazioni, il denaro, le passioni e anche l’autostima. Spiegare tutto questo soltanto a parole è difficile. Il teatro, invece, può tradurre questa esperienza e permettere al pubblico di entrarci in contatto, di vedere e sentire qualcosa di quel mondo interiore».

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