
Un terzo della popolazione adulta soffre di malattie cardiovascolari. Queste non sono eventi improvvisi, ma il frutto di anni di micro-danni silenziosi e spesso sottovalutati. Il processo patologico inizia molto tempo prima che si manifesti l’evento acuto, alimentato da uno stile di vita che trascura i segnali. Talvolta vi è una predisposizione genetica, ma per la maggior parte delle persone si riscontra sedentarietà, mancanza di corretti stili di vita e di controlli periodici di parametri come il colesterolo, la pressione arteriosa e la glicemia. Questo quadro può essere ulteriormente compromesso da un cattivo riposo notturno, dallo stress e dall’inquinamento ambientale.
«Parliamo di malattie croniche – spiega il professor Giancarlo Piovaccari, direttore dell’Unità di Cardiologia del Maria Cecilia Hospital – che possono avere uno sviluppo lento oppure rapido in funzione della presenza di fattori di rischio, della loro combinazione e del periodo di tempo in cui sono rimasti incontrollati. I pilastri del rischio sono colesterolo, pressione arteriosa e diabete, che vanno monitorati a partire dai quarant’anni per mitigare l’effetto tossico che valori oltre la norma possono avere sul sistema cardiovascolare. A questi dobbiamo aggiungere anche il fumo da tabacco, che, oltre a essere la prima causa di tumore del polmone, esercita una vera e propria aggressione sistemica all’apparato circolatorio ogni volta che si accende una sigaretta. Il fumo mette a rischio la salute del cuore, fa impennare la pressione arteriosa e accelera il battito, danneggia la membrana dei vasi sanguigni creando il terreno perfetto per la formazione di placche di colesterolo e predispone a un maggior rischio di infarto e ictus».

Il colesterolo va a creare placche che possono ostruire le arterie, ma può essere abbassato. Un’alimentazione equilibrata e l’attività fisica costante possono ridurre i valori e, in caso sia indicato, ci sono farmaci come le statine che svolgono un importante ruolo nell’eliminazione dell’accumulo di questo tipo di grasso. «I farmaci – prosegue il professore – non vanno sospesi se i livelli scendono, al limite possono essere rimodulati, altrimenti si rischia una prognosi peggiore. Il colesterolo più basso è meglio è».
Quando, invece, il problema è la pressione arteriosa l’unica possibilità è di mantenerla attorno al valore considerato standard di 120/80 mmHG con i medicinali. Si può aiutare l’organismo anche con una dieta povera di sale, attività fisica e riduzione del peso corporeo.

«Se i valori pressori superano il livello di guardia va iniziata la terapia, che non va sospesa ma eventualmente rivista con il medico nel caso scendessero troppo, per evitare bruschi cali e conseguenti cadute, o restassero troppo alti senza dunque dare il beneficio atteso al paziente in termini di protezione cardio-cerebro-vascolare. Inoltre, controllare regolarmente la pressione, in particolar modo quando è nel range 130-139 mmHG, la cosiddetta pressione “normale alta”. Il paziente può fare molto per la propria salute: diminuire drasticamente il sale nell’alimentazione, perdere qualche chilo e incrementare il movimento».
Va poi prestata anche massima attenzione alla glicemia che, se troppo alta e non controllata, può favorire l’insorgenza del diabete, danneggiando vasi sanguigni, reni, cuore e vista. Anche le persone affette da obesità non devono trascurarsi: il peso in eccesso è un carico di lavoro extra per il cuore.

La prevenzione non è uguale per tutti. Se combattere la sedentarietà e fare una vita attiva sono indicazioni valide in senso generale per tutta la popolazione, per le malattie cardiovascolari bisogna fare attenzione anche alle differenze di genere. «Nella donna – aggiunge l’esperto – la protezione naturale degli estrogeni tende a svanire con la menopausa, momento in cui il rischio cardiovascolare subisce un’impennata. È qui che emerge il ruolo del fumo: tabagismo e menopausa rappresentano una combinazione esplosiva per l’insorgenza delle malattie delle coronarie. Sicuramente la regola dei 10mila passi al giorno può essere messa in pratica senza troppo sforzo e con la consapevolezza che fare attività fisica fa bene al cuore».
Lo stress cronico, infine, agisce come un acceleratore infiammatorio costante. A questo si aggiungono la scarsa qualità del sonno, spesso disturbata da apnee notturne che impediscono al cuore di riposare, e l’esposizione all’inquinamento atmosferico, le cui polveri sottili penetrano nel sistema circolatorio danneggiando l’endotelio. «La medicina moderna non deve solo curare l’emergenza, ma educare alla consapevolezza. La prevenzione è un atto di lungimiranza: agire oggi, vent’anni prima, significa dare al proprio cuore un futuro più sereno», conclude Piovaccari.

Maria Cecilia Hospital
www.mariaceciliahospital.com
Via Corriera 1 – 48033 Cotignola (RA)
tel. 0545 217111
Direttore Sanitario: Dott.ssa Silvia Rapuano



