venerdì
26 Giugno 2026
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Il cuore si ammala 20 anni prima dell’infarto

Le malattie cardiovascolari sono il frutto di anni di micro-danni silenziosi e sottovalutati: valori non controllati, stress, sedentarietà, qualità del sonno scadente e infiammazione

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Maria Cecilia Hospital
L’ingresso esterno di Maria Cecilia Hospital

Un terzo della popolazione adulta soffre di malattie cardiovascolari. Queste non sono eventi improvvisi, ma il frutto di anni di micro-danni silenziosi e spesso sottovalutati. Il processo patologico inizia molto tempo prima che si manifesti l’evento acuto, alimentato da uno stile di vita che trascura i segnali. Talvolta vi è una predisposizione genetica, ma per la maggior parte delle persone si riscontra sedentarietà, mancanza di corretti stili di vita e di controlli periodici di parametri come il colesterolo, la pressione arteriosa e la glicemia. Questo quadro può essere ulteriormente compromesso da un cattivo riposo notturno, dallo stress e dall’inquinamento ambientale.

«Parliamo di malattie croniche – spiega il professor Giancarlo Piovaccari, direttore dell’Unità di Cardiologia del Maria Cecilia Hospitalche possono avere uno sviluppo lento oppure rapido in funzione della presenza di fattori di rischio, della loro combinazione e del periodo di tempo in cui sono rimasti incontrollati. I pilastri del rischio sono colesterolo, pressione arteriosa e diabete, che vanno monitorati a partire dai quarant’anni per mitigare l’effetto tossico che valori oltre la norma possono avere sul sistema cardiovascolare. A questi dobbiamo aggiungere anche il fumo da tabacco, che, oltre a essere la prima causa di tumore del polmone, esercita una vera e propria aggressione sistemica all’apparato circolatorio ogni volta che si accende una sigaretta. Il fumo mette a rischio la salute del cuore, fa impennare la pressione arteriosa e accelera il battito, danneggia la membrana dei vasi sanguigni creando il terreno perfetto per la formazione di placche di colesterolo e predispone a un maggior rischio di infarto e ictus».

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Il colesterolo va a creare placche che possono ostruire le arterie, ma può essere abbassato. Un’alimentazione equilibrata e l’attività fisica costante possono ridurre i valori e, in caso sia indicato, ci sono farmaci come le statine che svolgono un importante ruolo nell’eliminazione dell’accumulo di questo tipo di grasso. «I farmaci – prosegue il professore – non vanno sospesi se i livelli scendono, al limite possono essere rimodulati, altrimenti si rischia una prognosi peggiore. Il colesterolo più basso è meglio è».

Quando, invece, il problema è la pressione arteriosa l’unica possibilità è di mantenerla attorno al valore considerato standard di 120/80 mmHG con i medicinali. Si può aiutare l’organismo anche con una dieta povera di sale, attività fisica e riduzione del peso corporeo.

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Visita cardiologica

«Se i valori pressori superano il livello di guardia va iniziata la terapia, che non va sospesa ma eventualmente rivista con il medico nel caso scendessero troppo, per evitare bruschi cali e conseguenti cadute, o restassero troppo alti senza dunque dare il beneficio atteso al paziente in termini di protezione cardio-cerebro-vascolare. Inoltre, controllare regolarmente la pressione, in particolar modo quando è nel range 130-139 mmHG, la cosiddetta pressione “normale alta”. Il paziente può fare molto per la propria salute: diminuire drasticamente il sale nell’alimentazione, perdere qualche chilo e incrementare il movimento».

Va poi prestata anche massima attenzione alla glicemia che, se troppo alta e non controllata, può favorire l’insorgenza del diabete, danneggiando vasi sanguigni, reni, cuore e vista. Anche le persone affette da obesità non devono trascurarsi: il peso in eccesso è un carico di lavoro extra per il cuore. 

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Il Professor Giancarlo Piovaccari, direttore dell’Unità di Cardiologia del Maria Cecilia Hospital

La prevenzione non è uguale per tutti. Se combattere la sedentarietà e fare una vita attiva sono indicazioni valide in senso generale per tutta la popolazione, per le malattie cardiovascolari bisogna fare attenzione anche alle differenze di genere.  «Nella donna – aggiunge l’esperto – la protezione naturale degli estrogeni tende a svanire con la menopausa, momento in cui il rischio cardiovascolare subisce un’impennata. È qui che emerge il ruolo del fumo: tabagismo e menopausa rappresentano una combinazione esplosiva per l’insorgenza delle malattie delle coronarie. Sicuramente la regola dei 10mila passi al giorno può essere messa in pratica senza troppo sforzo e con la consapevolezza che fare attività fisica fa bene al cuore».

Lo stress cronico, infine, agisce come un acceleratore infiammatorio costante. A questo si aggiungono la scarsa qualità del sonno, spesso disturbata da apnee notturne che impediscono al cuore di riposare, e l’esposizione all’inquinamento atmosferico, le cui polveri sottili penetrano nel sistema circolatorio danneggiando l’endotelio. «La medicina moderna non deve solo curare l’emergenza, ma educare alla consapevolezza. La prevenzione è un atto di lungimiranza: agire oggi, vent’anni prima, significa dare al proprio cuore un futuro più sereno», conclude Piovaccari. 

 

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Direttore Sanitario: Dott.ssa Silvia Rapuano

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