140 – Perizia calligrafica

CartolinaLa semplice cassetta lignea nella quale il 27 maggio 1865 furono provvidenzialmente quanto inaspettatamente rinvenute le ossa di Dante, presentava due importanti iscrizioni: «Dantis Ossa/ A me Frē Antonio Santi/ hic posita/ Anō 1677 Die 18 Octobris» e «Dantis Ossa/Denuper revisa die 3 Junij/1677».
Fu proprio grazie anche a questi brevi ma chiari testi, che le reliquie custodite all’interno della cassa – una volta verificato che il sepolcro fosse vuoto – poterono essere attribuite al Sommo Poeta.

Evidentemente, era di capitale importanza per una giusta attribuzione delle stesse ossa, stabilire che la calligrafia fosse veramente quella del frate Antonio Santi e dunque la cassetta fu oggetto di accurate indagini. Anacleto Piomarta, Cesare Guidotti e Gaetano Badessi ebbero dalla Giunta Municipale di Ravenna «l’onorevole ed alta missione di confrontare e giudicare se gli scritti esistenti […] sieno stati vergati dalla mano del medesimo Frate Antonio Santi».
Dall’11 giugno, i tre periti calligrafi «diedero principio a’ loro studi», confrontando le due preziose «epigrafi» con i manoscritti presenti in quattro libri «rinvenuti fra le carte dei soppressi Padri Francescani in Ravenna». Terminate le analisi, i tre studiosi poterono dichiarare «Sul loro onore, sulla loro coscienza, e stretti dal vincolo del già prestato giuramento, […] che gli scritti eseguiti internamente ed esternamente sulla Cassetta racchiudente le Ossa di Dante, sono stati vergati di pugno del Frate Antonio Santi».

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