Dai Pink Floyd all’amore-odio per i Muse – di Jarred, the Caveman

di Jarred, The Caveman *

A continuazione ci permettiamo di consigliarvi i dischi che ci hanno accompagnato e formato ed influenzato negli anni.
Alejandro consiglia:
Roger Waters – The Pros and Cons of Hitch Hiking
Roger Waters, uno dei primi personaggi che ho ammirato musicalmente, un’ammirazione quasi ossessiva. Una delle cose che più mi affascinavano di questo disco era il fatto di poterlo ascoltare  come se fosse un film… C’era un filo conduttore che permeava dai tantissimi dettagli di fondo, un suono che si potrebbe dire tridimensionale. “Every Stranger’s Eyes” è stata la primissima canzone che ho imparato a suonare con la chitarra, lo spazio tra gli accordi mi dava il tempo sufficiente per cambiare la posizione delle dita.
Volcano Choir – Repave
Repave è il secondo disco dei Volcano Choir, una band formata da Justin Vernon (Bon Iver) insieme ai Collections of Colonies of Bees. Il disco richiama più Bon Iver che Unmap, il primo della formazione. Penso che Justin Vernon abbia talento da vendere, e non è che abbia fatto molto, nel senso che ha ancora tanto da offrire – sono fan da quando lo vidi nello show di David Letterman, nel quale suonava “Skinny Love”, e da allora è uno degli artisti che più ascolto, sopratutto in questo disco. “Dancepack” poi è un brano pazzesco.
Crooked fingers – Dignity and shame
Questo è il quarto disco della band creata da Eric Bachmann (“Archers of Loaf”), un disco concettuale che tratta la relazione tra  il matador Manolete e l’attrice Lupe Sino. L’ho scoperto circa dieci anni fa, e grazie a esso mi si è aperto un intero mondo di musica non mainstream. Questo album, insieme a Mysterious Productions of Eggs di Andrew Bird, mi ha fatto capire che la grande musica esisteva ancora, bisognava solo cercarla più a fondo.
Pink Moon – Nick Drake
È stato uno dei primi dischi che ho comprato in Italia, ed è il terzo ed ultimo dell’artista, dura meno di 30 minuti nei quali sono presenti solo Nick e la sua chitarra… Per me è stata un’introduzione alle accordature alternative, in quanto nell’album credo che nessuna delle canzoni sia in quella standard. “A day once dawned, And it was beautiful(…)“ opening line di From the Morning, ancora oggi una delle mie preferite.
Matteo consiglia:
The Raconteurs – Broken boy soldiers
Non è facile per me parlare di questo album. Semplicemente perché considero Jack White la personificazione di ciò che si intende col concetto di “fare musica”. La scelta di questo disco, quindi, indica proprio quel momento della sua carriera in cui si è imbattuto in altre menti geniali che, messe assieme, hanno dato vita ad un album incredibile e, più in generale, ad una delle più grandi rock band di sempre, dal mio punto di vista.
Muse – Origin of symmetry
I Muse sono una band che ho prima imparato ad amare e poi, successivamente, quasi ad odiare. Quasi, perché nonostante ormai abbiano dovuto accontentare troppa gente nei loro ultimi lavori in studio, quando hanno creato questo album non ce n’era quasi per nessuno. Particolare attenzione a quel capolavoro di “Citizen Erased” che, nonostante una durata effettiva di 7:21 minuti, scorre via leggera come una canzone che ne dura soltanto 2, di minuti. Seppur non rispecchino esattamente il mio modo di vedere la musica, data la loro perfezione compositiva ed esibitiva, considero la loro prima parte di discografia come un qualcosa che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero ascoltare attentamente… magari anche più di una volta.
Blind Pilot – 3 Rounds and a Sound
Scoperto piuttosto di recente, questo disco per me rappresenta al meglio quello che una folk band dovrebbe fare; creare delle canzoni riuscitissime col solo utilizzo di 3 strumenti in croce. Perché una volta che ci sono quelle, poi si fa sempre in tempo ad aggiungere riempitivi, abbellimenti, mille strumenti e produzioni gigantesche, ma quello che conta realmente è la base di tutto. E in questo disco la base è meravigliosa.
Luca consiglia:
Cccp – Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi del conseguimento della maggiore età
Sicuramente uno dei gruppi che più mi hanno segnato a livello musicale e personale sono stati i Cccp. Li ascoltai per la prima volta a 14 anni in un centro sociale di Santarcangelo, la loro prima canzone che sentii era la delirante “Emilia paranoica”  che mi sconvolse non poco. Non riuscii ad ascoltarla fino alla fine, era troppo per me e per le mie orecchie. La ripresi poco tempo dopo comprandomi il cd in questione. Quella musica così fredda, apatica, a tratti quasi hard-core e a tratti liscio da balera, lontana da tutto quello che sentivo intorno, e quella voce così acida e nevrotica incutevano in me un senso di disagio; non era un disagio fastidioso ma, anzi, qualcosa che mi incuriosiva e mi attraeva.
Pink Floyd – The Wall
Non farò di certo una “recensione” su questo disco che tutti conoscono ma l’ho scelto perché è stato il primo disco che io ricordo di aver ascoltato. Avrò avuto sì e no 7/8 anni e mio babbo, grande appassionato dei Pink Floyd (soprattutto dell’era Waters), ricordo che lo metteva sempre su quel suo giradischi. Per me era e continua a essere un gran disco che tutt’ora ascolto e conservo molto gelosamente.

* Da Santarcangelo, i Jarred, The Caveman sono una band di folk-rock dalla chiare influenze americane. Hanno pubblicato lo scorso ottobre il loro disco d’esordio, recensito anche su queste pagine, “I’m Good If Yer Good”. A compilare la lista qui sopra sono i tre membri della band: l’argentino Alejandro Baigorri (chitarra e voce), Matteo Garattoni (contrabbasso) e Luca Guidi (batteria).

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