sabato
31 Ottobre 2026
Rubrica Controcinema

Digger non è brutto. Ma è molto deludente

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Ho visto Digger, l’ultima opera del regista messicano Alejandro González Iñárritu. Molto si diceva di questo film, a partire dalla prova memorabile dell’attore protagonista Tom Cruise, qui quasi irriconoscibile nel ruolo di un anziano predatore capitalista.
Iñárritu è uno dei registi più famosi di Hollywood, vincitore di due Oscar consecutivi per Birdman (2015) e Revenant (2016); e premiato a Cannes con Babel (2006). Regista magniloquente, superbo, totalizzante, quasi felliniano, Iñárritu ha sempre lavorato con grandissimi attori fin dal suo primo film Amores Perros con Gael García Bernal, e poi 21 grammi con Sean Penn, Naomi Watts, Benicio del Toro; Babel con Brad Pitt e Cate Blanchett; Biutiful con Javier Bardem; Birdman con Micheal Keaton, Edward Norton ed Emma Stone; Revenant con Leonardo DiCaprio; e quest’ultimo Digger con Tom Cruise, affiancato da John Goodman e Jesse Plemons. Un cinema visivamente molto ricco e debordante, calibrato in ogni dettaglio estetico; con narrazioni complesse e ramificate; e al tempo stesso molto fisico e carnale, sempre ritagliato sulla corporeità degli attori.

Digger è un film a più livelli di narrazione. Tom Cruise interpreta Digger Rockwell, un magnate del petrolio, il classico squalo capitalista avido di soldi e di potere, senza scrupoli né cuore. Le sue trivelle sono in tutto il mondo, e hanno devastato l’ambiente, anche grazie all’appoggio del Presidente degli Stati Uniti (John Goodman); finché non succede la catastrofe: i suoi pozzi in Groenlandia esplodono, nonostante le ripetute allerte da lui ignorate in nome del profitto a ogni costo, e si stacca una gigantesca massa di ghiaccio grande come Washington che si dirige verso l’Europa. Si rischia un cataclisma epocale, tsunami e terremoti con centinaia di migliaia di morti, e un intero continente allagato… Quand’ecco che la scena si apre, le luci si spengono, Digger cambia tono. Perché siamo in realtà su un palcoscenico teatrale. Digger è il personaggio interpretato dall’attore Curtis Markson, durante le prove di Fossil Fools, una pièce teatrale satirica incentrata sulla figura storica di Digger Rockwell…

Il film prosegue così in questa alternanza tra lo spettacolo su Digger e il meta-teatro in cui Curtis interpreta Digger, e si pone molte domande sul perché di questa opera teatrale, prodotta dal nipote stesso di Digger (Jesse Plemons). Ma nonostante l’immensa bravura di tutti gli attori, e una messa in scena sempre impeccabile e precisa, il film si perde per strada. Nettamente ispirato al Dottor Stranamore, in versione “ambientalista”, il messaggio politico e sociale rimane purtroppo molto cerebrale e telefonato; e soprattutto i due livelli narrativi non riescono mai a illuminarsi a vicenda; tanto che capiamo molto bene il personaggio cattivo Digger, e assai meno il meta-personaggio Curtis che lo interpreta. Un film non brutto, ma molto deludente.

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