venerdì
03 Luglio 2026
Rubrica Controcinema

L’horror del momento è classico e molto convenzionale

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Backrooms è il film horror del momento. Il regista è il giovanissimo Kane Parsons, che ha portato sullo schermo la sua omonima webserie su Youtube, con interpreti Chiwetel Ejiofor (lo ricorderete protagonista in 12 anni schiavo) e Renate Reinsve (di recente in Sentimental Value). Le Backrooms sono un fenomeno internet dell’inizio del 2020: sono luoghi fittizi e surreali, enormi stanze vuote o con pochi arredi, tinte di giallo e con fredde luci al neon, collegate tra loro da corridoi altrettanto deserti, a formare labirinti pluridimensionali senza fine, un altro universo chiuso e infinito, angoscioso e straniante, nel quale ambientare storie horror con entità e mostri. Backrooms è ambientato nella California degli anni ‘90. Clark è un architetto divorziato in crisi, colmo di frustrazione e rancore verso il mondo e le persone, che sopravvive gestendo un negozio di mobili. È in terapia dalla psicologa Mary, anche lei con un trauma indicibile nel suo passato. Un giorno Clark scopre che dal suo negozio può attraversare un muro, ed entrare in un altro luogo, le Backrooms. Clark esplora le stanze in un crescendo di caos e strane visioni, finché il rumore di qualcosa lo terrorizza e torna indietro dallo stesso passaggio. Si presenta da Mary con una mappa dettagliata di questo strano contro mondo, ma la psicologa è scettica; per cui Clark decide di esplorare di nuovo le Backrooms insieme ai suoi due dipendenti Kat e Bobby, muniti di telecamera per poter documentare la scoperta. Ma dentro il labirinto Bobby viene ucciso da una misteriosa creatura, mentre Clark e Kat incontrano altri mostri. Clark viene avvicinato dalla creatura, che gli punta la telecamera…

La psicologa Mary, non vedendo più Clark, lo cerca nel suo negozio. E scopre anche lei il passaggio sotterraneo verso le Backrooms. Vi entra, lo esplora, e incontra Clark, che la tramortisce e la sequestra… Il film, pur se ben fatto e rispettando lo scopo principale di ogni horror, cioè fare paura, rimane molto ingenuo e superficiale. La regia lavora per spazi geometrici vuoti e astratti, con molti grandangoli e troppe soggettive, ed è un po’ didascalica nelle citazioni tra espressionismo tedesco e Blair Witch Project. Nella storia manca soprattutto un’idea forte e strutturata sull’Universo protagonista. L’idea di un passaggio verso altre dimensioni non è certo originale: le Backrooms digitali della infosfera non sono così diverse dallo specchio di Alice in Wonderland, dal Sottosopra di Stranger Things, o dai videogiochi di eXistenz di Cronenberg. E se sono un prodotto del nostro immaginario psichico-virtuale, tanti avrebbero potuto essere gli spunti di domanda e riflessione su cosa significhi per l’essere umano creare e abitare questi non luoghi virtuali. Purtroppo l’idea delle Backrooms rimane alla superficie, per cui il film non aggiunge nessuna novità al genere, e rimane un horror molto classico e convenzionale.

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