Coinvolgente e divertente la storia del profugo Golinkin

GolinkinUn (bel) romanzo che si può consigliare a tutti non è che capiti spesso e quando lo si trova bisogna dunque prestargli la giusta attenzione. Uno zaino, un orso e otto casse di vodka di Lev Golinkin non ha avuto forse il successo meritato in Italia. Tradotto da Stefano Travaglia per la Baldin&Castoldi è passato piuttosto inosservato nonostante il doppio tema quanto mai di attualità: i profughi di pochi decenni fa, il totalitarismo comunista dell’Urss raccontato senza la benché minima nostalgia a cento anni dalla Rivoluzione d’ottobre. Il titolo fa infatti riferimento ai bagagli con cui alla fine del 1989 la famiglia del protagonista fugge dall’Ucraina, allora repubblica sovietica, per tentare di raggiungere gli Stati Uniti, così come stanno facendo altre migliaia di famiglie ebree. Il protagonista ha allora nove anni e il libro comincia dal primo giorno di scuola elementare fino alla sua età adulta. Dalla scoperta dolorosa di essere “diverso” dagli altri bambini e vivere in una famiglia “diversa” dalle altre fino alla riconciliazione con l’essere ebreo e americano e russo attraverso un viaggio a ritroso sulle tappe di quello compiuto dalla sua famiglia. Dentro quindi c’è l’infanzia, la famiglia, la scuola, la paura delle percosse dei compagni, l’ingiustizia del sistema sovietico, l’antisemitismo che ha attraversato l’Europa non solo nazista, l’avventura della fuga, la condizione di profughi bisognosi di aiuti, l’approdo in America, lo sradicamento (un vero assoluto capolavoro è la pagina che spiega cosa è la barriera linguistica), la nuova vita, l’irrequietezza della giovinezza, la difficoltà di accettarsi. C’è anche un interessante spaccato sulla modificazione del sentimento religioso dopo decenni di divieto a praticare riti che si trasforma in vuota tradizione identitaria e atto di ribellione vitale fino a che non cade il divieto. Un libro che al netto di qualche ingenuità è scritto con un controllo sapiente sulla materia narrativa con l’ironia e la risata a stemperare una vicenda senza mai ammiccare al lettore che corre sul filo del dramma senza mai sfociare in tragedia. E che alla fine risulta insieme coinvolgente e divertente. Non poco.

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