Dieci dicembre, un libro perfetto. Anche troppo

Inutile girarci intorno, la questione delle aspettative finisce sempre per condizionarci. E così, se La grande bellezza mi è piaciuto più di quanto mi aspettassi, Dieci dicembre di George Saunders osannato un po’ da tutti e inserito nelle classifiche del meglio del 2013 da persone e lettori e critici stimatissimi ecco sì, mi ha entusiasmato meno di quanto sperassi. Difficile anche spiegare del tutto il perché e con la premessa che è e resta un libro che merita di essere letto e forse anche riletto.
Dunque, cosa esattamente mi ha lasciato un vago senso di insoddisfazione? Ci sono chiaramente idee folgoranti, c’è indiscutibilmente un uso del surreale sapiente e raffinato e ci sono sicuramente (poi con gli avverbi la smetto, giuro) personaggi riusciti. Eppure. Eppure a me è sembrato a tratti di percepire troppo il calcolo razionale, il gioco letterario e linguistico sotteso a ogni racconto a discapito dell’umanità, del sentimento e della profondità che potevano avere nel raccontare l’animo umano. Certo, sta in questo la sua cifra stilistica: dirti dei sentimenti, mostrarti le fragilità di questi io narranti che cercano, senza riuscire, di trovarsi un posto  in questo mondo e dare un senso a ciò che fanno, ma costringendo il lettore a usare l’intelligenza, il raziocinio, tramite quello scostamento dal reale che ci fa pensare a possibili mondi futuri o comunque a mondi paralleli. E la lingua segue il gioco. E se un racconto come Fuga dall’Aracnotesta (strepitoso nei nomi ai farmaci il lavoro di traduzione, che invece mi ha convinto meno in una poco verosimile citazione ungarettiana sulle foglie d’autunno) raggiunge forse la perfezione assoluta, Le ragazze Semplica diventa a tratti difficile da leggere con quell’italiano mozzato, forzato, che non ci impedisce, no, di affezionarci al protagonista e soffrire con lui dei suoi fallimenti in un mondo in cui è normale acquistare essere umani come arredo per il giardino. Struggente il tragicomico e divertentissimo Fiasco Cavalleresco, spietato l’Esortazione del datore di lavoro e tagliente la desolazione (quale delle due?) de Il cagnolino. Per ogni racconto un registro, un linguaggio, uno stile, un sentimento predominante. Ogni racconto un mondo a sé. Una raccolta che è una costellazione di tanti mondi, in nessuno dei quali sarei in realtà rimasta più a lungo di quanto mi ci ha fatto stare Saunders. Per certi versi, dunque, un libro perfetto.
George Saunders, Dieci dicembre,
Minimum Fax, Roma
traduzione di Cristiana Mennella

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